);

Star Trek: Picard 1×07 – NepentheTEMPO DI LETTURA 6 min

in Recensioni/Star Trek: Picard by
“Before your sister came to me, I was haunted by my past. Uh… marking time. Wasting my life. But now, I’m alive. And I have a mission. Which means there’s not a hell of a chance that you or anyone else can stop me.”

 

Nell’Odissea, il nepente è un mitico farmaco ricavato da una pianta non identificata, capace di lenire ogni sofferenza dell’anima e ogni tristezza. Non è un caso che nell’universo di Star Trek Nepenthe sia un pianeta con un suolo dalle proprietà rigenerative e nel contempo, metaforicamente, il mondo su cui William T. Riker, Deanna Troi e la loro figlia Kestra cercano di costruirsi una nuova vita superando la perdita dell’altro figlio, Thaddeus.
Il primogenito di casa Riker-Troi è una presenza che aleggia costantemente nel settimo episodio di Star Trek: Picard ed è protagonista di un dramma che, per quanto relegato a backstory (non è mai apparso in nessuna precedente incarnazione della saga), ci tocca e ci commuove, perché è difficile trovare qualcosa di più doloroso della perdita di un figlio da parte di un genitore. Persino un particolare apparentemente bislacco come la scelta, da parte dei familiari ancora vivi, di servirsi delle lingue e delle mitologie fantastiche inventate dalla fervida mente di Thaddeus acquista un sapore tremendamente amaro e tragico quando ci si rende conto che è solo un modo per mantenere viva la presenza del defunto senza per questo continuare a crogiolarsi nel dolore e nell’autocommiserazione.
Allo stesso tempo, la parabola della morte di Thaddeus serve per mostrare altre drammatiche conseguenze del bando dei Sintetici, perché la malattia di cui soffriva poteva essere facilmente curata con l’ausilio di tecnologie messe al bando dopo l’incidente di Utopia Planitia. Si rafforza in questo modo l’immagine di un futuro tutt’altro che roseo, ben lontano da quell’idealizzazione che la saga spesso trasmetteva (volontariamente o meno): la tecnologia non riesce a sconfiggere tutti i mali del mondo, o meglio potrebbe, ma riserve morali, complotti (perché dietro i fatti di Marte c’è chiaramente qualcosa di più di un semplice incidente) e interessi materiali continuano ad ancorare l’umanità ai suoi vecchi problemi, a frenarne il progresso. E a esigere il proprio tributo di vite umane, nel caso di Thaddeus.
Per ovvi motivi, “Nepenthe” è un episodio che gioca sulla nostalgia degli spettatori, riportando in scena due dei personaggi più noti della serie The Next Generation e costruendo subito un clima di confidenza e di cameratismo con Picard, come del resto è giusto che sia tra vecchi colleghi e soprattutto vecchi amici. Ma non si tratta, si badi bene, di semplice fanservice a uso e consumo dei vecchi fan: la sosta su Nepenthe serve a Soji per scoprire di più sul proprio “padre”
Data, attraverso i racconti di altre persone che lo hanno conosciuto direttamente e di chi, come Kestra, ne ha soltanto sentito un gran parlare; e soprattutto, serve all’androide per riflettere sulla propria condizione e decidere se fidarsi o meno del prossimo, dopo la dolorosa scottatura subita da Narek. Spesso, nelle storie d’avventura, il protagonista si lascia trascinare nell’impresa di turno fidandosi ciecamente del primo tizio che incontra; qui, invece, c’è la ricerca di un certo realismo nel descrivere i dubbi, i sospetti e le titubanze di Soji, che ha seguito Picard perché pressata dalla necessità di lasciare il Cubo e sfuggire i Romulani, ma ancora non riesce a fidarsi di lui. Solo in un clima familiare e cordiale come quello di casa Riker-Troi può finalmente lasciarsi andare, abbassare gli scudi  e ricevere dal vecchio ex-ammiraglio l’aiuto che le serve per ritrovare casa.
Sulla Sirena si segnala il percorso di pentimento intrapreso da Agnes Jurati. Un flashback a inizio puntata serve per spazzare ogni residuo dubbio sul fatto che la dottoressa agiva in buona fede, convinta di salvare l’intero universo facendo il doppio gioco con Picard e compagni. Il pedinamento di Narek, invece, è la molla che fa scattare definitivamente la coscienza della donna, spingendola fino all’estremo gesto di somministrarsi dell’idruro di noranio per neutralizzare il dispositivo di tracciamento dentro di sé: peccato che sembri tutto molto forzato. Solo un paio di episodi fa, la Jurati non si era fatta problemi, in nome della causa, a uccidere il proprio mentore e amante, Bruce Maddox; adesso bastano un po’ di sensi di colpa per i falsi sospetti di Rios sull’innocente Raffi per prendere una decisione così drastica. Certo, la trama deve andare avanti e il personaggio deve evolversi, ma ci vorrebbe un minimo di credibilità in questi ribaltamenti improvvisi.
Il terzo teatro d’azione dell’episodio è l’Artefatto, dove Elnor e Hugh combattono per la vita. E purtroppo il secondo ci lascia, in una scena nemmeno particolarmente drammatica o emotiva. Si tratta del terzo personaggio già noto, dopo Icheb e Bruce Maddox, a essere fatto fuori in maniera violenta e ciò porta a riflettere su una certa direzione che sta prendendo il franchise già dai tempi della prima stagione di Discovery, quasi uno scimmiottamento di show come Game of Thrones che hanno fatto dell’imprevedibilità e delle morti cruente i propri cavalli di battaglia. E se già in Discovery veder morire questi personaggi, spesso poco approfonditi o appena introdotti, procurava un certo fastidio, a maggior ragione la cosa irrita in Picard, perché qui a cadere sono figure del passato, che forse avrebbero meritato un trattamento migliore di quello di essere riportate sulla scena giusto il tempo di farsi eliminare brutalmente.
Se non altro, la morte di Hugh costringe Elnor a chiamare Sette di Nove, perché è necessario un ex-Borg per entrare nella camera della Regina del Cubo: in questo modo, il Romulano spadaccino trova finalmente una propria utilità, benché la sua caratterizzazione psicologica continui a essere spessa quanto un foglio di carta e il suo carisma sia praticamente nullo. Però almeno lui non cambia completamente idea da un momento all’altro, come una certa dottoressa specializzata in robotica, ed è già qualcosa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Riker e Troi
  • Soji e i suoi problemi di fiducia
  • Elnor serve finalmente a qualcosa
  • Il pentimento di Agnes Jurati piuttosto forzato
  • Fermiamo questa moda di ammazzare i vecchi personaggi come se non ci fosse un domani, solo perché fa tanto Game of Thrones

 

Nonostante il ritorno in scena di Riker e Troi sia una scelta che farà felici molti vecchi fan, “Nepenthe” è tutto fuorché una semplice operazione nostalgia. Chiudendo un occhio su alcuni difetti e sull’irritante tendenza di far fuori i vecchi personaggi una volta riportati in scena, si conferma uno dei migliori episodi della stagione. E ora che Picard e Soji sino diretti verso il pianeta dei Sintetici, possiamo metterci comodi e aspettarci il meglio.

 

The Impossible Box 1×06 ND milioni – ND rating
Nepenthe 1×07 ND milioni – ND rating

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Ultimissime

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
Go to Top
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: