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The Valhalla Murders 1×01 – Never Before SeenTEMPO DI LETTURA 4 min

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i-Delitti-Di-Valhalla-1x01In tempo di clausura come quello odierno, urge la necessità di mantenersi impegnati il giusto per evitare di ritrovarsi, a fine quarantena, in uno stato psicologico simile a quello di Britney Spears nell’anno domini 2007 (il periodo della sua iconica rasatura a zero, per intenderci). In soccorso corre, fortunatamente, l’ampia scelta tra le piattaforme streaming disponibili ed i prodotti in essi contenuti. A volte prodotti d’alto livello anche se di dubbia provenienza (fu così per Dark), altre volte, invece, vere e proprie perdite di tempo. Già una volta (o forse più di una?) ci eravamo cascati: Novembre 2018, la serie tv polacca dal titolo 1983 fa capolino su Netflix e noi di RecenSerie, da buone cavie, subito ci siamo addentrati nell’impervio tunnel della visione e della successiva stesura di recensioni. Il risultato? Potete giudicarlo voi stessi.
The Valhalla Murders (Brot in lingua originale, per la precisione) si presenta a conti fatti ben diversa da 1983, considerate le premesse narrative, e ben più simile a Parfum, per esempio: niente sfondo ucronico, ma solo una buona dose di drammi che accompagnano un thriller che stenta a decollare. Prodotto islandese andato in onda sul finire del 2019 in patria e solo ora rilasciato anche su Netflix.
Il plot narrativo è riduttivo (“diverse persone vengono uccise in Islanda e la polizia indaga al riguardo”, questo è ciò che riporta Wikipedia) e tende a celare allo spettatore diversi altri elementi che debilitano proprio la narrazione. Il primo vero punto debole è sicuramente la sequela infiniti di drammi che i poco più di quaranta minuti di episodio vedono raccogliersi: drammi familiari; drammi lavorativi; drammi di coppia. Forse troppa carne al fuoco, soprattutto se si considera che la storia verte su ben altro (a meno che tutto converga nello stesso punto, ma al momento risulta altamente improbabile) e che gli episodi totali sono semplicemente otto. Molti spunti, quindi, e tutti giustamente abbozzati trattandosi di un semplice pilot.
Da appuntare, poi, come alcune appendici, evidentemente inserite per dare tridimensionalità ai personaggi (in particolare alla protagonista Kata), finiscano con l’essere dei semplici appesantimenti di scena di cui lo spettatore farebbe benissimo a meno. Basta menzionare la sequenza riguardante il possibile problema di alcolismo del figlio di Kata che nemmeno viene affrontato durante la puntata: prima ci si accontenta di gettarlo alla rinfusa nel contesto generale fingendo interesse nel voler approfondire e rendere maturo un personaggio (Kata) per poi, evidentemente, fregarsene ampiamente quando ce n’era la reale necessità (facendola andare via di casa alla prima telefonata di lavoro che riceve). Bello sviluppo, verrebbe da pensare. E se questo è solo il primo episodio risulta giustificabile avere dei dubbi sul prosieguo della stagione.
Kata, d’altra parte, non è nemmeno un character innovativo dal punto di vista delle seriale: una donna sola, in carriera e con una famiglia, che cerca di farsi strada in entrambi gli ambiti (lavorativo e personale) a dispetto delle circostanze avverse (promozione negata ed ex-marito). Anche in questo frangente, quindi, nulla di nuovo sotto il sole. Arrivati a questo punto risulta quindi d’obbligo porsi una domanda: “ma c’è almeno un motivo per cui valga seguire questa serie?”. Ebbene, potrebbe recare scalpore, ma un motivo ci sarebbe anche: il crudo realismo con il quale vengono presentati i cadaveri e la loro minuziosa analisi in scena senza alcuno stacco di camera.
La scena all’obitorio, quando Kata si ritrova a rivoltare un cadavere per guardare più da vicino le ferite sulle schiene riportate dalla vittima, esemplifica ciò che si sta dicendo: la serie islandese mostra un chiaro fregarsene del buon gusto, preferendo una cruda realizzazione delle riprese senza guardare in faccia niente e/o nessuno. E lo spettatore amante di questo genere di serie può solo che esserne felice: The Valhalla Murders è un thriller sotto tutti i punti di vista ed il caso del serial killer, di cui vengono svelati alcuni dettagli solo in conclusione di puntata, potrebbe regalare molte gioie. Peccato ci sia tutta quella parte di puntata (mezz’ora su quaranta minuti circa) completamente inutile e che finisce solamente per creare disinteresse in ciò che si sta vedendo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La scena all’obitorio
  • La scena dell’interrogatorio
  • Il filone thriller regge decisamente bene
  • Drammi, drammi, drammi e ancora drammi
  • Tutto ciò che esula dal lato thriller fallisce miseramente
  • L’apertura ricorda molto il Blu Notte di Fabio de Luigi: scene a caso in momenti casuali
  • Ma perché mentire alla stampa dopo due soli omicidi? Che problemi ha la polizia in Islanda? “Si creerebbe l’anarchia“: addirittura?

 

Se proprio non avete nulla da guardare ed il catalogo Netflix proprio non vi garba, potete cimentarvi nella visione di questa serie tv. Però, ecco, potete occupare il tempo anche in modo più utile volendo. Tipo fare una torta. O guardare Squadra Speciale Cobra 11 che almeno ha gli inseguimenti in auto e le esplosioni alla Michael Bay.

 

Never Before Seen 1×01 ND milioni – ND rating

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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