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Brave New World 1×04 – SwallowTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Hello there! My name’s Anna and I want to welcome you to New London. In fact, we all do! We’re here to help you transition from your primitive world of hardship and strife to ours, an evolved society of harmony and happiness. To experience all the wonders New London has to offer.”

Nel suo romanzo del 1932 Aldous Huxley immaginava una società rigidamente organizzata attraverso pratiche scientifiche che spaziavano dall’indottrinamento psicologico fino all’eugenetica, il tutto condito dal perseguimento di una falsa felicità edonistica che accentua in maniera esponenziale la dipendenza dalle circostanze e dal corpo, rendendo di fatto l’essere umano un semplice contenitore privo di qualsivoglia istinto egoistico o competitivo, mosso solo ed unicamente dall’obbedienza e dalla mancanza di stimoli reali. Un incipit del genere, estremamente lungimirante se si pensa all’anno di pubblicazione dell’opera e al contempo così attuale e spaventosamente verosimile se si riflette sullo stato attuale delle cose, non era cosa semplice da replicare in modo ottimale – a maggior ragione viste le produzioni coeve degli ultimi anni, Black Mirror in primis – e infatti, a malincuore, il risultato finale lascia lo spettatore con ben più di un dubbio in merito a quanto visto finora all’interno della serie.
L’oramai infinitesimale offerta televisiva con conseguente abbondanza di spazzatura seriale che spunta puntualmente da sotto il tappeto non ci fa naturalmente gridare all’abominio, questo sia chiaro fin da subito, ma sta di fatto che, forse anche a causa dell’indiscussa importanza culturale dell’opera madre, Brave New World non riesce nella stessa opera di “rapimento” che il libro ha esercitato –  e tuttora esercita – sui propri lettori. Ci troviamo ancora all’inizio di questo percorso stagionale e quindi resta ancora molto tempo per poter essere smentiti, ma in base a quanto visto finora gli aggettivi che meglio si prestano alla descrizione di suddetto adattamento televisivo sono: scialbo, generico e annacquato.
Un po’ per il fattore Black Mirror sopracitato, e quindi la vasta offerta televisiva di genere distopico a cui siamo stati abituati negli ultimi anni, un po’ per l’anonimia di fondo che la serie ha mostrato fin dal suo avvio stagionale, la prima impressione a livello spettatoriale è che ci si trovi di fronte ad un mondo fantascientifico che non appare né nuovo né tantomeno coraggioso. In qualche modo questo esordio televisivo ricorda ciò che accadde qualche anno fa con Wayward Pines, serie infarcita di nomi altisonanti e basata su un incipit molto promettente che portò qualcuno – probabilmente un pazzo strafatto – a definirla il nuovo Twin Peaks. Bastarono naturalmente pochi episodi per smentire suddetto mattacchione, ma quanto visto finora in Brave New World sembra ricalcare il medesimo schema: un cast senza dubbio capace, uno spunto narrativo in grado di attrarre lo spettatore, ma una notevole difficoltà nel rendere appetibile un prodotto che rischia di diventare soltanto una brutta copia di altre serie distopiche ben più conosciute ed apprezzate dal pubblico.
E se il lavoro di qualsiasi opera di adattamento è quello di preservare il DNA dell’originale, inserendolo sapientemente tra le pieghe della contemporaneità televisiva senza snaturarne i contenuti, allora la strada da compiere si presenta ancora lunga e tortuosa. A cominciare dalle sequenze più esplicite, le quali senza dubbio sarebbero funzionali alla creazione di questa atmosfera anti-monogamia se in ultima istanza non risultassero un po’ anonime e prive di quella sessualità che invece dovrebbe permeare l’intera narrazione. Tutti difetti facilmente correggibili ma che necessitano di un intervento più che rapido per evitare che la serie diventi soltanto un’altra delle tante serie tv a tema distopico che nel giro di un anno la maggioranza degli spettatori avrà già relegato nel cassetto delle occasioni sprecate.

“What you saw in that theater was fear. It defined them, the Savages. Their actions, customs, traditions, obsessions, inventions. Fear was their undoing.”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La colonna sonora
  • Il faccia a faccia tra John e il famoso Warden of the Savage Lands
  • La rassegnazione finale di John
  • Attori forse troppo poco carismatici per un’opera complessa come Brave New World
  • Atmosfera generale che non conferisce quella tipica ansia legata alla verosimiglianza della distopia presa in esame
  • Narrazione che procede lentamente lasciando spazio a sessualità e altri aspetti meramente legati all’intrattenimento

 

“Swallow” è un episodio che forse nel complesso non meriterebbe una valutazione finale inferiore al suo predecessore ma che nella sua generale anonimia non fa altro che rivelare i limiti sottesi alla serie, a maggior ragione se vista in relazione all’opera letteraria da cui trae ispirazione. Forse anche a causa di un cast fin troppo insipido e di una narrazione che preferisce indugiare, puntando maggiormente su sessualità e altri aspetti meramente legati all’intrattenimento, piuttosto che sulla progressione e la costruzione di un universo narrativo più solido e dinamico, la puntata si ferma al Save politico in attesa di qualche necessario miglioramento che dovrà obbligatoriamente palesarsi nei successivi episodi della stagione.

 

Everybody Happy Now! 1×03 ND milioni – ND rating
Swallow 1×04 ND milioni – ND rating

 

 

 

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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