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Des 1×03 – Episode 3TEMPO DI LETTURA 5 min

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Des-1x03-finaleAlcune volte le occasioni che si vengono a creare rappresentano la commistione di più fattori. Il primo fattore raccontato da Des è sicuramente il personaggio controverso di Dennis Andrew Nilsen, interpretato da un Tennant in grande spolvero, che in tre episodi è riuscito a rendere magnetica la visione della serie prodotta da ITV.
Il secondo fattore, presentato in maniera veloce all’inizio della prima puntata ed in un certo tal senso causa del precedente, è il forte incremento di disoccupazione creatosi durante il primo mandato di Margaret Thatcher (1979-1983) a seguito delle politiche economiche attuate proprio dal Primo ministro. Disoccupazione, licenziamenti, problematiche sociali, vagabondaggio, senza tetto: la mancata occupazione, più evidente nelle grosse cittadine come Londra, predispone nel giusto ordine i pezzi affinché diverse persone si ritrovino completamente sole, isolate, staccate dal mondo. Diventando, difatti, delle facili prede per persone come Dennis (per gli amici Des).

IL PROCESSO


Arrivati al giorno del processo in tribunale la difesa di Des si va ad affidare alla premeditazione degli omicidi: non c’è interesse (e forse accordo considerata la natura narcisistica dell’omicida) nel dipingere attorno all’uomo la sola infermità mentale, quanto piuttosto appuntare, come detto, che tutti siano avvenuti in un contesto di mancata lucidità da parte di Des. Lo schema portato avanti dalla difesa prevedeva che gli uomini invitati a casa di Nilsen venissero accolti con intenti diversi poi, ad un certo punto della serata, uno switch mentale di Des li condannava a morte. Tant’è che lui stesso più volte sottolinea come dopo aver bevuto alcune cose si addormentava e nel momento del risveglio, ripresa coscienza, trovava i corpi esanimi o in camera da letto, o nella vasca da bagno. Una difesa debole, soprattutto se si considera tutto il processo di mantenimento dei corpi che seguiva per ogni morto, unitamente al dissezionamento degli stessi. Un processo macabro a cui Des si affaccia sempre e comunque, cosa che ribadisce, ubriacandosi per non rendersi effettivamente conto di ciò che sta facendo.
Come detto, una difesa debole, ma che si trova ad opporsi ad un’accusa abilmente decostruita durante il processo testimone dopo testimone. Il risultato sarà la mancanza di un voto unanime della giuria ed il ricorso alla votazione per maggioranza: il dubbio dell’effettiva bontà d’animo di Des, celata dagli animaleschi omicidi e dagli occultamenti di cadavere, sembra aver colpito nel segno lasciando la giuria titubante. Tuttavia il risultato finale è una totale condanna per Des ed un sollievo per il detective Peter Jay: Nilsen viene condannato all’ergastolo per ogni singolo capo d’imputazione, la premeditazione viene confermata, quindi, ed il tutto si conclude con l’uscita del libro Killing For Company scritto dal biografo Brian Masters.

“C’è un detto latino in Legge: ‘Res ipsa loquitur’. ‘I fatti parlano da soli.’ Che genere di uomo uccide le persone, vive con i loro corpi che marciscono sotto il pavimento e ne getta dei pezzi nel gabinetto? Queste vi sembrano le azioni di un uomo sano di mente? Se credete, come noi vi invitiamo a fare e come dimostrano sicuramente i fatti, che questi crimini non siano stati pianificati o premeditati, ma sono dovuti alla personalità e al modo di pensare gravemente anormali di Nilsen, allora lo riterrete non colpevole di omicidio volontario, ma colpevole di omicidio colposo per ridotta capacità d’intendere. Questo è il verdetto che vi invitiamo a raggiungere.”

DENNIS ANDREW “DES” NILSEN


Accantonata la fase del processo a colpire veramente il pubblico sono due elementi: la prima è la freddezza glaciale di Dennis Nilsen, la seconda è l’interpretazione di David Tennant, elementi che vanno a braccetto per regalare a Des un posto di prim’ordine all’interno delle serie tv riguardanti i serial killer (prodotto tipico da parte degli ITV Studios).
Per poter presentare il personaggio di Dennis “Des” Nilsen ad una persona per cercare di invogliarla a recuperare la serie basterebbe andare a recuperare alcune interviste presenti anche su YouTube in cui l’uomo, con una glacialità da rendere il tutto surreale, dialoga tranquillamente con alcuni giornalisti riguardo la dissezione dei corpi, la sua decisione di nasconderli sotto le assi del pavimento di casa, il conteggio approssimativo dei corpi. Emblematica, da questo punto di vista, la scena (tra immaginario e reale) che avviene al termine del processo e che trova coinvolti Des ed il detective Jay. Il condannato si congratula con il detective per la vittoria, dando un peso grottesco e superficiale al tutto, quasi si trattasse ai suoi occhi di un banale gioco. La naturalezza delle frasi e la limpidità con cui alcuni concetti vengono esposti da parte di Des è da pelle d’oca, quale per esempio la risposta affermativa alla richiesta di Jay di comunicargli nuovi nomi nel caso in cui dovesse ricordarsi. Un plauso da questo punto di vista, come già ampiamente detto anche nelle precedenti recensioni, va fatto sicuramente a David Tennant in grado di trasporre la mostruosità e l’umanità allo stesso tempo di una persona apparentemente normale. Se Cameron Britton (Mindhunter) era riuscito a portare in scena un Edmund Kemper vero in ogni singolo dettaglio, David Tennant ed il suo Dennis Nilsen non hanno sicuramente nulla da invidiargli.

“Signor Jay! Ottimo lavoro. Ha vinto proprio alla fine, eh? Deve essere contento che sia finita. La Giuria ha fatto bene, credo. Non credo di essere arrabbiato. Se, se non mi avesse preso, quel giorno…ce ne sarebbero 115, non 15. Non mi sarei mai fermato. Buona fortuna.”

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Dennis Nilsen
  • David Tennant
  • La storia e la sua esposizione
  • Il processo
  • In poche parole: tutto

 

David Tennant e ITV Studios non deludono e confezionano una miniserie d’altissimo livello in cui macabro e grottesco diventano un tutt’uno rappresentato dalla persona di Dennis “Des” Nilsen, l’assassino di Muswell Hill.

 

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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