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Fear The Walking Dead 6×03 – AlaskaTEMPO DI LETTURA 4 min

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Comunicazione di servizio  Fear The Walking Dead è una serie nelle cui recensioni scatta da sempre l’inevitabile paragone con la sua serie madre. Questo particolare (e la serie di commenti probabilmente ripetitivi che caratterizzano il resto delle recensioni) ha spinto la redazione di RecenSerie ad un nuovo sistema di stesura. Lo sparuto team di superstiti che ancora persevera nel recensire suddetta serie svolgerà un lavoro cooperativo. I lettori avranno modo di seguire un’interazione spesso negata dalla scrittura distaccata delle restanti recensioni. I tre recensori (Martin, Fabrizio, e Valerio) interagiranno tra loro, instaurando una dialettica che, con la forma del dialogo (anzi, del trialogo), punterà a commentare questa sesta stagione di Fear The Walking Dead. Ogni settimana uno dei tre recensori assumerà il ruolo di “intervistatore” stuzzicando gli altri due con tematiche e punti di interesse individuati durante la visione. Sarà un’estate molto lunga. L’estate è finita. Ora è ricominciata. Anno 2020: il Covid ha interrotto questa lunga sequela di idiozie sbarrate sul progredire delle stagioni. Fa anche un po’ freddino oggi.

 

Martin: Ok: la gente ha la peste bubbonica e nessuno si preoccupa più di tanto di essere contagiato, anzi sembra quasi una cosa normale visto che la gente si abbraccia costantemente. Secondo voi i protagonisti sono dei negazionisti anche del Coronavirus?

Fabrizio: Sono più che altro sconvolto dal fatto che si serva birra dopo le 18.

Valerio: Interessantissima questa fase seriale in cui il momento storico rende anacronistica qualsiasi scena di contatto fisico, di sputi in faccia e simili. Sarà interessante vedere cosa succederà tra un po’ di tempo quando si dovrà rappresentare un’attualità realistica in epoca Covid. Comunque la peste in una serie di zombie è tanto realistica (condizioni igieniche che fanno ridere) quanto superflua.

Martin: La tecnica di fare un’intero episodio in un ambiente claustrofobico è ormai un classico del genere zombie. Secondo voi qua ha funzionato come al solito o non c’è proprio alcun effetto claustrofobico?

Fabrizio: L’effetto claustrofobico di cui parli probabilmente è dovuto al fatto di trovarsi bloccati per 40 minuti in compagnia di due personaggi inutili in un segmento narrativo ancor più inutile.

Valerio: C’è ma me ne sono reso effettivamente conto solo leggendo la domanda sopra, quindi direi che l’effetto non è proprio quello sperato.

Martin: Ho sentito ripetere il nome Ginny circa 30 volte durante la puntata. Da quando Dwight e Al sono così in confidenza da chiamarla così?

Fabrizio: Onestamente mi ero dimenticato dell’esistenza di Dwight. Probabilmente si presuppone i due siano stati a stretto contatto sviluppando questo solido rapporto, ma comunque non mi ero posto tale domanda durante la visione. In effetti non mi ero posto alcuna domanda durante la visione.

Valerio: Lasciano da un lato presupporre il lungo tempo passato, con determinate evoluzioni nei ruoli dei protagonisti, dall’altro mettono lo spettatore nella difficile posizione di chiedersi se si è perso qualche passaggio, ogni tanto chiedersi chi sia Ginny, declassare ulteriormente la villain dal punto di vista del carisma.

Martin: È ritornata la famigerata birra, sotto diverse forme: liquida, nel nome Beer Lady, a forma di spruzzo dopo l’assaggio. Vi era mancata all’interno della trama e cosa pensate di questo attaccamento morboso degli autori al luppolo?

Fabrizio: Che il sommergibile visto al termine della premiere sia in realtà colmo di birra? L’ultimo grande carico di doppio malto prima della fine del mondo? Non saprei dire perché questo feticismo, ma quantomeno lo spettatore ha qualcosa a cui aggrapparsi durante la visione. E’ interessante come ci si ricordi della birra e di un personaggio – che chiameremo il mastro birraio – durato forse due episodi e invece ci si dimentichi di personaggi e segmenti narrativi principali quali ad esempio Dwight e Al.

Valerio: Inizia a suscitare quasi affetto nei confronti dello spettatore. In un panorama narrativo poco interessante, dispersivo e non proprio radicato nella memoria del pubblico, la birra è una costante totalmente inutile in uno scenario zombie. Proprio questo lato nonsense crea un punto di riferimento nell’attenzione di chi guarda che ogni tanto, distrattamente, si chiede perché proprio la birra e per esempio non il gelato, oppure le gomme da masticare. Certo sono lontani i tempi delle sequenze intere dedicate alla passione per la birra e a personaggi addetti.

Martin: La scorsa puntata dietro alla macchina da presa c’era l’attore che interpreta Morgan, questa volta c’è quello che interpreta Victor. Dite che sono più bravi a recitare o a dirigere una puntata?

Fabrizio: Puntata molto verde con qualche sprazzo d’ocra. Questo è tutto ciò mi sento di dire in merito.

Valerio: La cosa che sanno fare meglio è destare perplessità. In questo episodio c’erano dei cambi di registro improvvisi che boh.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La peste bubbonica è un bel tocco di classe
  • Ginny è un bel nickname
  • Puntata molto a sé stante
  • La gente si bacia e si abbraccia nonostante un’epidemia di peste: qualcuno nella stanza degli sceneggiatori non ha imparato nulla con il Coronavirus…
  • Trama molto discutibile 

 

A parte la reunion finale che pone fine ad una lamentela costante di Dwight, si potrebbe anche non guardare l’episodio per quanto riguarda la trama orizzontale. Magari con il ritorno di Beer Lady e qualche notizia in più su questa fantomatica organizzazione il voto sarebbe stato diverso.

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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