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Godless 1×02 – The Ladies Of La BelleTEMPO DI LETTURA 6 min

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“Look around. There ain’t no higher-up around here to watch over you and your young’ns. This here’s the paradise of the locust, the lizard, the snake. It’s the land of the blade and the rifle. It’s godless country.”

 

Originariamente Godless era stato scritto da Scott Frank per essere un film di tre ore, prima di optare per farne una miniserie lunga quasi il triplo. Con otto ore a disposizione ci si può concedere il “lusso” di approfondire ancora meglio i personaggi, il loro passato, ma anche le trame e le tematiche trattate, con una libertà che la durata limitata del lungometraggio cinematografico non sempre concede. Pur non arrivando ai livelli di altre serie che abusano di questa libertà prendendosela fin troppo comoda, come The Deuce per citare un esempio recentissimo, Godless mostra di non avere fretta, snocciolando con calma e perizia caratteri e retroscena dei suoi protagonisti.
Ciò non significa che la trama non avanzi; ma è un avanzamento lento e graduale, costruito passo dopo passo, e lo scontro tra la banda di Griffin e le donne di La Belle è ancora lungi dal delinearsi, figuriamoci dall’avere luogo. Piuttosto, l’episodio continua quell’operazione di introduzione e messa a fuoco dei personaggi, sia vecchi sia nuovi, e dell’ambientazione. In particolare si delinea ancora meglio la situazione sui generis delle donne di La Belle, che costituiscono un fronte sfaccettato, variegato e pieno di crepe piuttosto che solido e monolitico e che devono fare i conti con i pericoli del mondo esterno, con le divisioni interne e con le difficoltà ad andare avanti. A volte, i problemi nascono dalla semplice mancanza di istruzione o di preparazione necessarie per svolgere attività a cui tradizionalmente erano avviati solo gli uomini: ad esempio, Alice Fletcher fallisce nel gestire il suo ranch e si lascia sfuggire l’intera mandria di cavalli perché non ha mai ricevuto l’educazione adatta ad addomesticarli e gestirli, né l’ha ricevuta suo figlio Truckee. In altri casi, invece, le capacità ci sono, le conoscenze pure, ma devono scontrarsi con la mentalità dell’epoca, dominata dall’idea di una superiorità indiscussa del genere maschile e di una sottomissione totale di quello femminile, che si traducono nell’incapacità, o almeno nella mancanza di volontà, di prendere sul serio una donna che voglia vivere in autonomia e fare le veci di un uomo: è il caso di Mary Agnes, la sorella dello sceriffo che indossa pantaloni e rifiuta di portarsi dietro la carcassa del nome del marito defunto, ma quando tenta di trattare alla pari con il nuovo numero uno della Quicksilver Mining Company non riesce a farsi prendere sul serio. Anzi, tutto il subplot della compagnia mineraria serve, in questo episodio, anche a mettere in luce come molte donne di La Belle in realtà smanino dalla voglia di tornare sotto il “giogo” maschile, che si tratti di un marito o di un imprenditore a cui affidare la gestione totale della propria città e della propria miniera. Mary Agnes, capace di immaginare per sé una possibilità di realizzarsi come individuo anche al di fuori delle sfere del matrimonio e della maternità, è l’eccezione, non la regola, nemmeno a La Belle.
Gli unici due veri uomini di La Belle, lo sceriffo Bill McNue e il suo vice Whitey Winn, sono oggetto di un ulteriore approfondimento nell’episodio. Del primo viene messa bene in luce la condizione attuale, contrapposta a quella passata: i problemi alla vista che si aggravano sempre più, le visioni della moglie defunta (un cliché a dir la verità trito e ritrito di cui si poteva fare a meno) e le difficoltà a tener testa persino a due semplici manigoldi non cancellano il ricordo delle sue prodezze da giovane, rievocate proprio dal vice sceriffo che assolve il compito di svelare importanti retroscena sulla cittadina di La Belle e, in particolare, sul passato della vedova Fletcher. Whitey, da parte sua, è dipinto come un ragazzino imbarcatosi in un gioco troppo grande, che sa cavarsela con le pistole ma considera tutto poco più che un gioco, si pavoneggia davanti allo specchio provando frasi ad effetto da usare contro i cattivi ed è capace con la sua goffaggine nel togliersi i cinturoni di rendere tragicomico un momento che invece dovrebbe essere serio, quello dell’evasione di Roy Goode.
A tal proposito, non è raro il ricorso nell’episodio a battute o situazioni comiche, se non addirittura grottesche, quando lo spettatore meno se lo aspetta. Si potrebbe citare l’arrivo degli esponenti della Quicksilver Mining Company a La Belle, giocato su un duplice ribaltamento delle aspettative dei personaggi a breve distanza l’uno dall’altro: le donne si aspettano di trovarsi di fronte l’avvenente James Sloan e, invece, dalla carrozza esce il meno avvenente J.J. Valentine; quest’ultimo si aspetta che la vedova del sindaco sia una donna avvenente e si ritrova di fronte la mascolina Mary Agnes. Per non parlare della visita di Griffin all’editore A. T. Grigg, coi brevi, spassosi cenni di vita coniugale di quest’ultimo che stemperano una situazione carica di tensione, in cui il crudele bandito sembra lì per lì per ordinare di infliggere al giornalista una morte dolorosa e assai poco invidiabile.
Frank Griffin è il personaggio che continua a giganteggiare sulla scena, non certo per demeriti degli altri attori rispetto al suo interprete Jeff Daniels o per la scarsa qualità di scrittura degli altri personaggi, quanto perché effettivamente ha tutto ciò che può affascinare e repellere nel contempo lo spettatore: il senso di gravità e di solennità nei gesti che compie e persino nella sua sola presenza scenica, l’aria sorniona e i modi compassati che rendono ancora più inquietanti i suoi discorsi e le sue minacce, l’impassibilità con cui descrive il massacro della famiglia d’origine, la pacatezza con cui ordina agli sventurati viandanti norvegesi di concedergli per la notte una delle loro mogli. Lungi dall’essere un semplice orco monodimensionale, Griffin acquista una sua tridimensionalità nel dialogo (che di fatto è quasi interamente un monologo) con i suddetti norvegesi, durante il quale sono messi a fuoco due aspetti importanti della sua personalità: il primo è la sua origin story, se si può utilizzare un termine mutuato al filone supereroico, fatta di violenze, massacri e fanatismo religioso contorto che sono alla base di ciò che Griffin è ora; il secondo è il rapporto con Roy Goode, che si intuisce essere ben più complesso e profondo di quello tra un capo e il suo sottoposto e più simile, semmai, a quello che c’è tra un mentore e un allievo o addirittura tra un padre e un figlio. Griffin non sarà Al Swearengen, ma un posto nell’Olimpo delle grandi figure western televisive sembra meritarselo sicuramente.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Approfondimento dei personaggi, dell’ambientazione e della situazione delle donne a La Belle
  • Momenti comici inaspettati
  • Frank Griffin
  • Il cliché del fantasma della moglie defunta

 

“The Ladies of La Belle” conferma tutte le impressioni del pilot: ritmo lento ma mai noioso, personaggi solidi e sfaccettati, un ottimo villain interpretato da un ottimo attore e, più in generale, un cast assai convincente. Manca solo che la trama ingrani un po’, ma non c’è dubbio che quello sarà compito dei prossimi episodi.

 

An Incident At Creede 1×01 ND milioni – ND rating
The Ladies Of La Belle 1×02 ND milioni – ND rating

 

Marco Daniele

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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