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Il Nome Della Rosa 1×01 – 1×02 – Episodio 1 – Episodio 2TEMPO DI LETTURA 5 min

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Giunto al finire della mia vita di peccatore (…) mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere.
(Umberto Eco – Il Nome della Rosa)

Figlia di uno sforzo produttivo notevole, non solo dal punto di vista del budget, arriva sulla Rai una nuova versione filmata del best seller di Umberto Eco, Il Nome Della Rosa. E diventa quasi impossibile non fare confronti con il film di Jean – Jacques Annaud datato 1986. John Turturro non ha l’imponente presenza fisica di Sean Connery, forse anche per questo viene dato più spazio ad Adso. Il novizio, in fondo, è la voce narrante della storia e Damien Hardung tratteggia il suo personaggio con un’innocenza che Christian Slater non ha mai avuto, neanche a 15 anni, quando interpretò lo stesso ruolo.
Non per questo Turturro è meno bravo come attore, o il suo Guglielmo da Baskerville meno eccezionale. Sin dal suo apparire in scena, viene mostrato come vero seguace di San Francesco, con il suo discorso sull’essere tutti fratelli e l’abbraccio al mendicante, ma nello stesso tempo precursore di quel Galileo Galilei, figura cardine della rivoluzione scientifica di qualche secolo dopo, quando parla della natura come libro da leggere. A Galilei la Chiesa cattolica dette parecchio filo da torcere, salvo poi chiedergli perdono per bocca di Papa Giovanni Paolo II, 347 anni dopo la condanna per eresia.
Come se non bastasse, man mano che la storia prosegue, frate Guglielmo si rivela pure uno Sherlock Holmes ante litteram. Questo è coerente con le intenzioni dello stesso Eco (Il Mastino dei Baskerville, tradotto anche come La Furia dei Baskerville, è una storia scritta da Arthur Conan Doyle) e con il suo amore per la cultura pop.
Per una storia ben fatta, comunque, ci vuole un grande antagonista: qui è l’inquisitore domenicano Bernardo Gui. Rupert Everett si è calato nei suoi panni con grande gioia, come ha dichiarato nelle interviste, per “rappresentare il lato oscuro” di quella Chiesa che “lo metterebbe al rogo” in quanto gay. Tralasciando lo spinosissimo discorso (sinceramente è difficile capire chi sia davvero bene accetto alla Madre Chiesa), l’inquisitore, in queste prime puntate, viene presentato come molto interessato alla disputa sulla ricchezza degli ecclesiastici, secondo lui necessaria. Risulta intrigante e particolare sentire certi discorsi all’epoca di un pontefice il quale ha scelto il nome di Francesco, proprio per onorare il Poverello di Assisi e parla di una Chiesa “povera e in uscita”. Il viaggio di Bernardo verso lo scontro, sicuramente inevitabile, con Guglielmo è comunque appena cominciato.

 

Uccidili tutti, Dio riconoscerà i suoi.
(Frase attribuita ad Arnaud Amaury, inquisitore, durante l’assedio di Béziers nel 1209)

La chiave di tutta questa trasposizione sembra essere uno spostamento dell’attenzione dalla trama propriamente gialla, con il susseguirsi di misteriosi omicidi, alla sottolineatura dei punti comuni tra il mondo del 1327, in cui è ambientata la vicenda, e il mondo attuale. Si vedono, infatti, persone costrette a migrare, essendo perseguitate per motivi più o meno religiosi e non va tralasciato neanche il discorso sul ruolo della donna. In una scena, infatti, Salvatore fa notare ad Adso un bassorilievo raffigurante la Melusina, la sirena con due code passata poi sul logo di una catena internazionale di caffetterie. Dal misto di lingue parlate confusamente dal monaco, emerge un avvertimento perché la creatura “ti mangia” ed è raffigurata vicino ai mostri infernali. (A proposito di Salvatore, Stefano Fresi regge il confronto con lo straordinario Ron Perlman del film di Annaud, ma il problema è la scrittura dei suoi dialoghi: le parole nelle varie lingue, seppur mischiate in modo maccheronico, erano amalgamate meglio nella precedente versione).
Altro momento significativo è quello in cui l’abate, timido e pauroso ma determinato, ben interpretato dal Michael Emerson di Lost e Person Of Interest, chiude la stanza, porta dentro un baule pieno di ori e gioielli e si mette a decorare la statua della Madonna, con baci e pianti.
Questa scelta di creare legami fra oggi e sette secoli fa potrebbe rivelarsi non priva di una sua saggezza: oltre alla trama gialla, con il nome dell’assassino che rischia infatti di essere noto ai più, meglio creare nuovi motivi di interesse allo spettatore, anche senza obbligarlo ad avere l’immensa cultura di Umberto Eco. Per ora, purtroppo, tutto questo crea un effetto di rallentamento non sempre piacevole, anche se prevedibile nel passare da un film ad una miniserie.
Un’altra dilatazione è causata poi dalla rottura dell’unità di luogo, caratteristica del libro e del film di Annaud: le scene non sono tutte sempre e solo all’interno della (splendida) abbazia, ce ne sono molte ambientate nei boschi circostanti.
Intanto, l’appuntamento alla prossima puntata viene dato al pubblico da una scena dove Adso è preda di allucinazioni: questo ricorda molto il film degli anni ’80 Piramide di Paura, in originale Young Sherlock Holmes. Chiusura assolutamente calzante per quanto detto sopra.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La cartiera di Salvatore
  • Adso, Piramide di Paura
  • Roberto Herlitzka
  • Trama gialla in secondo piano
  • Dilatazioni 
  • Tocchi alla Game of Thrones

 

La serie è decisamente interessante e ben interpretata (un plauso particolare al grande Roberto Herlitzka, capace di interpretare in modo assolutamente credibile le sue battute in inglese, lingua che non conosce). Si nota il grandioso sforzo produttivo nel ricreare dettagli d’epoca (ad esempio la cartiera dove lavora Salvatore). Qualche perplessità, che impedisce di dare il voto massimo, è causata dalle dilatazioni di tempo e di spazio, dovute al formato miniserie e non solo. Ci sono, inoltre, strizzate d’occhio a Game of Thrones, soprattutto nelle scene di battaglia e di fuga nei boschi, di cui non si sentiva assolutamente la necessità.

 

Episodio 1  1×01 6.50 milioni – 27.4% share
Episodio 2  1×02 6.50 milioni – 27.4% share

 

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