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Little Voice 1×01 – I Don’t KnowTEMPO DI LETTURA 4 min

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“A fresh, intensely, romantic tale of the search to find you true voice… and then the courage to use it.”

E’ questa la descrizione con la quale viene presentata Little Voice, nuova romantic comedy drama appena sbarcata sulla piattaforma Apple Tv+. E basterebbero queste prime righe per avere un’idea completa della serie che, nel corso del suo pilot, non fa altro che confermare quanto descritto.
Lo show si presenta con una prima stagione composta da 10 episodi, ideata da Jessie Nelson insieme ad un team di estremo livello come la pluripremiata cantante e compositrice Sara Bareilles, oltre a Ben Stephenson e J.J. Abrams, tutti nelle vesti di produttori esecutivi. Mantenendo fede alla sua identità di comedy, la durata media di ogni puntata si mantiene sui 30 minuti circa, risultando in questo modo decisamente più fruibile e sopportabile. Questo perché, sin dai primissimi istanti, Little Voice porta in scena una storia esageratamente sdolcinata, oltre che presentare un topic fortemente abusato.
La protagonista principale della trama è Bess Alice King, interpretata dall’attrice Brittany O’Grady, che si presenta subito come il tipico stereotipo della povera ragazza impegnata ad inseguire il suo grande sogno. Bess, infatti, ha tutti gli elementi al posto giusto per rientrare in questa categoria: una vita di corsa destreggiandosi tra mille arrangiati lavori (dog sitter, cameriera, insegnante di musica); problemi familiari che appaiono nelle vesti di un fratello affetto da disabilità; un padre amorevole e sempre pronto ad impartire sagge lezioni di vita (interpretato da Chuck Cooper); un presunto interesse amoroso che parte già in salita (il personaggio di Ethan interpretato da Sean Teale). Tutti elementi che fanno ovviamente da contorno al tema principale che vede Bess affrontare in maniera demoralizzata varie difficoltà nell’intento di inseguire il suo sogno di diventare cantautrice.
I toni della serie si dividono tra parti che vogliono sfociare nel comico e nella leggerezza, a momenti estremamente più pesanti dettati però non da situazioni tragiche, bensì ridondanti problematiche della protagonista che al grido di “non riuscirò mai ad avverare il mio sogno” rendono tali scene quasi seccanti da guardare, con un susseguirsi di eventi scadenti e di impatto visivo o emotivo assolutamente nullo.
Little Voice nasce però soprattutto come uno show che mette in primo piano la parte musicale, non per niente, come sottolineato in precedenza, Sara Bareilles appare in prima linea nel team di autori, risultando anche la penna dietro la scrittura di questo pilot. Ogni episodio della stagione avrà come sottofondo una nuova creazione della protagonista, seguendola durante la stesura della canzone di turno. Il focus sulla parte musicale viene ben gestito, utilizzando le soundtrack in maniera fluente e corretta ma questo, più che risultare esclusivamente un pregio si ritrova paradossalmente a creare più problemi alla parte dialettica della trama. L’attenzione nei riguardi della musica, infatti, non giustifica la carenza che appare invece nei dialoghi, che risultano spesso e volentieri “vuoti”: troppe parole ridondanti che ruotano sempre intorno al solito problema del “non farcela” ma che, a conti fatti, lasciano ben poco di concreto, risultando piatte e oltremodo banali. Un problema questo che si ripete anche da un punto di vista della trama generale dove i problemi e le difficoltà di Bess vengono visivamente accennate per poi essere descritte ripetutamente sempre dalle solite frasi.
Dopo la visione di “I Don’t Know” si può quasi dire che, nonostante l’esiguo minutaggio di prodotti del genere sia estremamente favorevole alla visione, nel caso del pilot la situazione diventa più variabile, con la necessità di ulteriori elementi per emettere un giudizio completo. Tuttavia, in questo caso il metodo tipico di Apple Tv+ di esordire con i primi tre episodi insieme può aiutare: impegnare subito un’altra mezz’oretta di tempo può essere la soluzione più efficace per crearsi un quadro completo su trama e personaggi (quelli secondari sono stati appena accennati) e controllare se almeno dal secondo episodio Little Voice inizia a prendere forma o no.
 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Appena 34 minuti di visione: minutaggio perfetto per prodotti del genere
  • La musica la fa da padrone alleviando la visione
  • Sia la trama che la protagonista appaiono come un insieme di cliché narrativi visti e rivisti
  • Dialoghi mediocri e ridondanti che rendono vuoto il significato di fatti e azioni

 

Una romantic comedy da provare solo se si è appassionati del genere, altrimenti risulterà piena di cliché con situazioni e dialoghi fin troppo sdolcinati che è meglio sconsigliare ai più cinici.

 

I Don’t Know 1×01 ND milioni – ND rating

 

Sara M.

Sulla soglia della trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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