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Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. 7×11 – Brand New DayTEMPO DI LETTURA 5 min

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Well, maybe it’s time. We had a crazy run.

Ci si avvicina all’atto conclusivo dell’ultimo viaggio di Coulson e colleghi e le carte in tavola sono state ufficialmente scoperte. Il piano di Nathaniel Malick per neutralizzare lo S.H.I.E.L.D. è stato messo in moto e in un battito di ciglio si assiste all’annientamento dei vari quartier generali sparsi per il mondo sotto lo sguardo attonito della squadra. Un finale di puntata che sicuramente riesce nell’intento di creare hype nello spettatore, ma che dietro di sé cela la necessità di far assaggiare anche un po’ di tragedia in vista di un finale che probabilmente – tenendo anche conto della questione “viaggio nel tempo con reset finale annesso” – condurrà al tanto agognato ripristino della timeline.
Le basi per un series finale dal retrogusto dolceamaro ci sono tutte, a partire dalla love story tra Sousa e Daisy, che puzza terribilmente di tragedia imminente; o dal tanto atteso ricongiungimento tra Gemma e Fitz, il fil rouge che da dietro le quinte tiene insieme tutte le varie parti della storia; o ancora lo scontro tra sorelle che inevitabilmente avverrà nei restanti due episodi. Ma ad ogni modo, a prescindere dalla piega che prenderà questo finale, Agents Of S.H.I.E.L.D. può ritenersi soddisfatta per l’ottimo lavoro stagionale compiuto fin qui, forse addirittura sopra le aspettative – sebbene quest’ultime non fossero alle stelle – e con soltanto qualche occasionale caduta di stile dovuta ad alcune parentesi trash che comunque fanno parte del DNA della serie e, più in generale, del Marvel Cinematic Universe a tutto tondo.

PAROLA D’ORDINE: IMPREVEDIBILITÀ

Fatta eccezione per un elemento molto prevedibile, l’indiscussa inutilità di Deke, il motore dell’intero episodio sembra essere l’imprevedibilità. Avendo a che fare con un villain in grado di prevedere ogni mossa, l’unica strada percorribile è quella di mescolare un po’ le carte in tavola, agendo in maniera del tutto casuale così da sfuggire a questa perenne predeterminazione che oramai scandisce ogni secondo delle vite dei nostri protagonisti. Espediente narrativo abbondantemente utilizzato in questo genere di situazioni anche in altre opere affini e che ha come prima conseguenza la creazione di un ambiente estremamente minimalista, all’interno del quale hanno luogo i momenti più intimi della puntata. La missione dell’ultimo minuto del trio Daisy-Mack-Sousa rappresenta, infatti, il palcoscenico perfetto per una piccola parentesi familiare nella quale “papà Mack” mette in scena la classica scenetta intimidatoria del “tu mi piaci ma se la fai soffrire ti gambizzo”, a tratti forse un po’ stucchevole ma perfetta nella sua funzione di stacco rispetto alle varie catastrofi che continuano a susseguirsi sullo sfondo.
Imprevedibile anche il destino di Kora, colei che molto probabilmente rappresenterà l’ago della bilancia in questa guerra senza tempo tra SHIELD e HYDRA, ma che per il momento sembra essere ancora del tutto succube rispetto a Malick, nonostante i vari tentativi della squadra di insinuarle il dubbio sulla buona fede del suo compagno. Ma soprattutto imprevedibile è l’esito della storyline forse più interessante della stagione, ovvero la quest per il ricongiungimento di Gemma con il suo amato Fitz, resa ancor più problematica da quel Who’s Fitz? che un po’ ci si aspettava e al quale probabilmente dovrà porre rimedio Deke grazie alle sue capacità e conoscenza scientifiche. A maggior ragione dopo l’intervento essenziale in questo “Brand New Day”, all’interno del quale il character fa sfoggio delle sue due qualità migliori: essere catturato dopo circa 80 secondi ed essere pestato a sangue di fronte ai suoi parenti.

ROBOCOULSON3000 E MELINDA VAN DAMME

I personaggi che forse più arrancano in questo episodio sono i due veterani del gruppo: Coulson e May. Il primo si ritrova magicamente in grado di decifrare codici, abilità giustificata da un comodissimo “non so perché ma riesco a farlo” così da nascondere l’enorme deus ex machina piazzato lì per ovviare alla lontananza di Daisy dal gruppo. Trovata un po’ forzata ma nel complesso accettabile, un po’ meno digeribile questo RoboCoulson3000, entità a metà tra robot da cucina multiuso e divinità immortale ed onniscente.
Discorso un po’ diverso per May, con un ruolo più centrale all’interno dell’episodio rispetto a Coulson, ma decisamente sottotono rispetto agli altri protagonisti. Che il personaggio abbia subito una trasformazione in seguito all’acquisizione del suo potere empatico (anch’esso comodo strumento in mano agli autori per smascherare eventuali nemici, menzogne, ecc.) è cosa evidente. Il fatto che consideri Coulson soltanto una macchina, un continuo reminder dell’uomo a cui aveva dichiarato il suo amore, ha trasformato la già rocciosa agente dello SHIELD in una sorta di cyborg combattente così occupata a vivere le emozioni altrui da essersi dimenticata di averne delle proprie. Questa assenza di emozioni è sempre stato uno degli aspetti caratteristici del personaggio ma, a lungo andare, soprattutto anche a causa della scazzottata settimanale col primo che passa dove puntualmente la donna finisce a gambe all’aria, questi suoi punti di forza hanno contribuito ad una stereotipizzazione così estrema del character da renderla spesso e volentieri una versione caricaturale della May di qualche anno fa. Non resta che aspettare e pregare che anche ai due “vecchietti” del gruppo venga regalata un’uscita di scena in linea con lo spirito della serie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il ritorno di Fitz e in generale l’attesa del ricongiungimento con Simmons
  • La love story tra Sousa e Daisy nonostante puzzi di tragedia
  • Il ritorno (almeno verbalmente) di Grant Ward
  • L’attacco dei Cronicom ai QG dello SHIELD
  • Deke emblema dell’inutilità
  • Il momento “papà Mack” un po’ stucchevole
  • Coulson hacker a sorpresa un po’ conveniente

 

Dopo quasi sette anni, Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D., prima serie del MCU, si prepara a salutare con un doppio finale durante il quale può succedere letteralmente qualsiasi cosa. Di certo non è impresa facile riuscire a mantenere alto l’interesse per lo spettatore per ben sette stagioni, e sicuramente non sono mancati gli scivoloni lungo la strada; tuttavia, giunti a questo punto l’impresa più ardua sarà quella di creare un finale di serie che riesca a rimanere impresso nella mente ma, soprattutto, nel cuore dello spettatore, rendendo onore ad uno show che nel suo piccolo ha sempre fatto il suo dovere e che ha dimostrato di sapersi adattare, cambiando ed evolvendosi in continuazione.

 

Stolen 7×10 1.30 milioni – 0.1 rating
Brand New Day 7×11 1.25 milioni – 0.1 rating

 

Fabrizio Paolino

Ventinovenne oramai da qualche anno, entra in Recenserie perché gli andava. Teledipendente cronico, giornalista freelance e pizzaiolo trapiantato in Scozia, ama definirsi con queste due parole: bello. Non ha ancora accettato il fatto che Scrubs sia finito e allora continua a guardarlo in loop da dieci anni.

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