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Recensione Film Pieces Of A Woman Netflix Mundruczó
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Pieces Of A Woman

Recensione del primo film americano di Mundruczó, Pieces Of A Woman, disponibile su Netflix dal 7 gennaio.

Martha e Sean perdono la loro bambina dopo un parto avvenuto in casa, per loro scelta. La coppia si ritrova così ad affrontare il lutto e con tutte le conseguenze che un evento così drammatico porta con sé.

 

Kornél Mundruczó è un artista ungherese ben noto al Festival di Cannes nel quale è stato ospite varie volte, vincendo nel 2014 il premio Un Certain Regard con White God.
Pieces Of A Woman, invece, è stato presentato la scorsa estate in concorso alla 77° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, durante la quale Vanessa Kirby è stata premiata per la Miglior Interpretazione Femminile.
Mundruczó e la sceneggiatrice, Kata Wéber, hanno deciso di attingere a piene mani dalla loro vita privata per questo film, che prende ispirazione da un evento che i due artisti hanno vissuto in prima persona:

Mia moglie ed io volevamo condividere una delle nostre esperienze più personali con il pubblico, con la fede che l’arte può essere la migliore medicina per il dolore” ha dichiarato il regista ungherese “Siamo sempre gli stessi dopo una tragedia? Avremo un partner nella caduta libera del dolore, o siamo soli? Con Pieces Of A Woman, volevamo creare una storia autentica sulla tragedia e imparare a convivere con quel dolore. La perdita ci costringe a oltrepassare i confini della comprensione o del controllo, ma con esso arriva anche la capacità di rinascere“.

ANATOMIA DI UN LUTTO


Prima della schermata nera con il titolo, scelta canonica per iniziare un film, il parto di Martha viene mostrato in un piano sequenza dalla durata di ventitré minuti. La sensazione è quella d’intimità, di partecipare ad un evento così personale della vita di due persone che nemmeno si ha avuto il tempo di conoscere, ma non per questo è meno emozionante. L’empatia ben presto si mescola alla tensione data dal sapere che non ci sarà un lieto fine per loro.
Mundruczó punta il riflettore su un aspetto del dolore che spesso non viene affrontato. Il dolore, sembra dire il regista ungherese, è personale. Non solo Martha si ritrova da sola ad affrontare il lutto di sua figlia, a trovarsi di fronte ad un baratro è anche Sean. I loro differenti modi di raccogliere i pezzi sono incompatibili: Martha vorrebbe cancellare il passaggio di Yvette nelle loro vite, Sean vorrebbe ricordarla, ma vorrebbe anche che tutto tornasse com’era prima.

You’re so ashamed of me. You’re ashamed because I failed. “Oh, what a disgrace!”. I failed!

A questo si aggiungono le pressioni sociali esterne alla coppia, in primo piano la madre di Martha. Per Anita l’apparenza da salvaguardare è tutto ed è fermamente convinta che ci siano dei compiti da portare a termine prima di poter chiudere il capitolo ed andare avanti. Ad essere pressante è un’altra questione, una domanda che nel film viene urlata: di chi è la colpa?
I legami si sgretolano davanti alla necessità di trovare un colpevole a cui addossare la responsabilità dell’accaduto. Per Anita e per Sean (interpretato da Shia LaBeaouf, impeccabile nel ruolo) è inconcepibile che la tragedia che ha colpito la loro famiglia non abbia un capro espiatorio. La colpa deve ricadere su qualcuno e quel qualcuno sono le donne che hanno partecipato al parto: Martha o Molly, l’ostetrica.

GERMOGLIO


Martha è la persona alla quale viene concesso meno tempo e meno spazio per poter processare il lutto di sua figlia, schiacciata dalle pressioni sociali della madre, da un marito che vorrebbe che lei agisse in modo differente, da una sconosciuta che la importuna al supermercato ricordandole che ha subito un’ingiustizia e che qualcuno pagherà per la morte di Yvette.
E anche se viene strattonata dalle attese della sua famiglia, non lascia nelle mani degli altri il suo dolore. Ha solo un modo suo di processarlo, di sbattere la testa contro il muro della realtà e di cercare di andare avanti anche se sua figlia le è morta tra le braccia a pochi minuti dal parto.
Il personaggio di Martha è caratterizzato da due registri opposti e corrispondenti: quello visivo e quello sonoro. Martha è silenziosa, parla poco e ancor meno esprime quello che prova. La maggior parte dei suoi dialoghi sono sfuriate contro chi la vorrebbe diversa da com’è.
A compensare le parole che non pronuncia ci sono i gesti che compie. Dal momento in cui Yvette muore, Martha indossa sempre qualcosa di rosso (che sia il cappotto o che siano gli stivali); quando smette di indossarlo, inizia a mangiare mele rosse. La scelta delle mele non è casuale e la parabola della protagonista, il processo del lutto – che è suo e soltanto suo, escludendo tutti gli altri, incluso Sean – è caratterizzato da dei momenti resi visivamente da Mundruczó seguendo le fasi della crescita di un seme di mela che Martha decide di far germogliare. Una scelta estetica ben precisa, lineare e limpida quanto efficace. La decisione di provare a far crescere dei meli è il primo gesto di commemorazione che Martha compie, dopo aver cercato di eliminare il breve passaggio di sua figlia nel mondo.
In questo Vanessa Kirby (che ha dato il volto alla principessa Margareth in The Crown) si è rivelata la scelta migliore. Lei non interpreta Martha, lei è Martha.
Ad aiutare la costruzione dell’individualità del personaggio c’è una profonda cura nella regia. Gli spazi in cui Martha si muove sembrano inglobarla completamente. Dalla stanza di Yvette, tutta sui toni del beige. La stessa palette di colori degli abiti di Martha la prima volta che la vediamo nella camera, prima del parto. Durante la visita a casa di Anita il giorno del Ringraziamento, la macchina da presa si muove con Martha anche se la inquadra ben poco, soprattutto in viso, dando un senso di pedinamento.

YOU’RE ASHAMED


Sebbene non ci sia nulla da dire sulle prove recitative degli attori, superate egregiamente, ci sono dei piccoli scivoloni facilmente evitabili. Per quanto molto del tempo del film sia dedicato a Martha, Anita e Sean in particolare hanno una caratterizzazione forte e ben delineata. Alcune scelte riguardanti i loro personaggi però risultano estreme, quasi esagerate e fuori luogo.
Delle modifiche avrebbero reso il film più scorrevole, senza togliere nulla al punto centrale del film: cosa può fare il dolore alle persone e come agiscono di fronte a degli eventi tanto inaspettati quanto tragici.


Pieces Of A Woman si va ad unire a quel filone al quale appartiene anche Alabama Monroe. Trattare un tema così non è semplice, ma Mundruczò e Wéber riescono perfettamente, confezionando un film delicato e potente.

 

TITOLO ORIGINALE: Pieces Of A Woman
REGIA: Kornél Mundruczó
SCENEGGIATURA: Kata Wéber

INTERPRETI: Vanessa Kirby, Shia LaBeouf, Molly Parker, Iliza Shlesinger
DISTRIBUZIONE: Netflix
DURATA: 128′
ORIGINE: USA/Canada, 2021
DATA DI USCITA: 7/1/2021

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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