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Recensione film One Night In Miami Amazon Prime Video
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One Night In Miami…

Recensione del film One Night In Miami..., con l'esordio alla regia di Regina King: quattro icone afroamericane discutono sulla lotta per i diritti civili. Disponibile su Prime Video.

Un racconto immaginario di un’incredibile notte in cui le icone Muhammad Ali, Malcolm X, Jim Brown e Sam Cooke riuniti discutono dei loro ruoli nella lotta per i diritti civili negli anni ’60.

 

Ci sono un pugile, un giocatore di football americano, un cantante soul e un attivista per i diritti umani. Sembra l’inizio di una barzelletta ma è l’incipit dell’esordio dietro la macchina da presa di Regina King (Watchmen). Il film è un adattamento dell’omonima pièce teatrale nata dalla penna di Kemp Powers nel 2013, con quest’ultimo, autore anche della sceneggiatura del film, che ha recentemente esordito nelle sale (per modo di dire) con Soul, di cui ha anche co-firmato la regia.
Che si tratti di un film dal sapore squisitamente drammaturgico lo si nota nel primo quarto d’ora in cui vengono presentati i quattro protagonisti. Lo spirito vero e proprio della pellicola prenderà poi forma all’interno di una stanza di motel di Miami. È il febbraio del 1964. Muhammad Ali si chiamava ancora Cassius “Cash” Clay; Malcolm X stava per lasciare la Nation of Islam; Sam Cooke aveva da poco compiuto i suoi fatali 33 anni; Jim Brown era sul set del suo primo film di una lunga carriera. Il mondo, e gli USA, solo sessant’anni fa erano profondamente diversi (ma forse neanche tanto).
Da leggere rigorosamente sulle note di “A Change Is Gonna Come“.

PRIMO ATTO: UN NUOVO CAMPIONE


Si parte con i lati negativi. Il primo atto del film costituisce di fatto il tallone d’Achille della prima opera di Regina King. La prima mezz’ora di pellicola soffre un ritmo troppo lento, volto forse a presentare agli spettatori i protagonisti e i loro background, finendo però per annoiare. Certo, i retroscena da conoscere per comprendere al meglio l’intero evolversi della trama e i taglienti dialoghi scritti da Kemp Powers sono molteplici e controversi, tuttavia, in questo il film fallisce miseramente. Oltre a non fornire le indicazioni giuste per accompagnare lo spettatore alla visione infatti, si dilunga fin troppo nell’introdurre i personaggi.
Tante cose, troppe, vengono solo accennate facendo fede sulla cultura generale dello spettatore che, soprattutto in Europa, potrebbe non conoscere i risvolti e le pedine in gioco in tale periodo storico. C’è Malcolm X, poco prima di imbarcarsi verso l’Africa, e prossimo alla separazione dalla NOI. Sam Cooke si esibisce negli stati del sud cercando di costruirsi una carriera tra un pubblico razzista. Jim Brown inizia ad avere ripensamenti riguardo la sua gloriosa carriera sportiva affacciandosi alle invitanti luci di Hollywood. Cassius Clay si accinge a diventare, contro i pronostici, campione mondiale dei pesi massimi.
Proprio lo scontro tra Clay e Sonny Liston, che arriva a chiusura di questo primo deludente atto, rappresenta il punto più alto. La messa in scena dello scontro di boxe è molto curata e Eli Goree ruba lo schermo riproponendo fedelmente l’istrionismo e le espressioni del “Greatest“.

SECONDO ATTO: I FESTEGGIAMENTI


Dopo ogni vittoria si festeggia, non però se la festa la organizza Malcolm X. Il secondo atto inizia a carburare e il film ne risente positivamente. La “festa” dopo la vittoria del titolo da parte di Cash ha inizio e con essa la parte di trama inventata dalla penna del bravissimo Kemp Powers. Quando il film poteva appiattirsi, vittima di una singola location, ecco che si ribalta il risultato e comincia ad appassionare. Infatti se il film funziona è soprattutto merito della sceneggiatura, essendo questo basato tutto sui dialoghi, sullo scambio di opinioni e giudizi tra quattro amici (anche nella realtà).
Le pecche figlie del primo atto vengono compensate dai singoli scambi di battute che approfondiscono i personaggi e il loro punto di vista sulla lotta anti-razziale agli inizi degli anni ’60. A farla da padrone sono i quattro attori protagonisti, che non si fanno certo scappare un’occasione del genere e sfoggiano ciascuno una grandissima interpretazione. Da questo punto di vista aiuta forse non avere interpreti troppo noti, che avrebbero probabilmente disturbato l’attenzione dello spettatore.
Kingsley Ben-Adir è il vero protagonista del film e il suo Malcolm X sull’orlo di una crisi di nervi trasmette tensione ogni volta che si aggiusta gli occhiali. Il suo personaggio è ben consapevole di essere pedinato ed è al limite della paranoia (ben motivata, a posteriori). Di Eli Goree se n’è già parlato, e infatti Clay non risulta particolarmente centrale nel secondo atto mentre Aldis Hodge e, soprattutto, Leslie Odom Jr. si prendono la scena. Da sottolineare il fatto che Odom Jr. interpreti le canzoni di Sam Cooke senza ricorrere ai playback risultando apprezzabile anche come cantante.

You brothers, you could move mountains without lifting a finger.

TERZO ATTO: CONSEGUENZE


Dopo i confronti (più o meno duri) causati da divergenze di punti di vista volti però allo stesso scopo, Regina King mostra le conseguenze della “festa”.
Fa sorridere pensare come in quell’inizio del 1964 parecchie cose cambiarono per i quattro protagonisti. Quattro personaggi, così cruciali per la lotta per i diritti umani degli afroamericani, che contemporaneamente danno una sterzata alla loro vita pubblica effettivamente non potevano essere un caso. In un climax di battute scambiate tra le pareti di una stanza di motel a Miami si raggiungono i punti di maturazione per tutti i character.
Tutti i protagonisti, a fine visione, appaiono come dei personaggi caratterizzati a tutto tondo. Tutti hanno un loro percorso e una loro evoluzione, avvenuta simbolicamente in quella notte. “One Night in Miami…” vuole così mostrare che quella festa può essere verosimilmente accaduta, come testimoniano alcune foto d’archivio. In quel frangente storico questi quattro ragazzi afroamericani fecero delle scelte importanti nelle proprie vite, e nulla vieta di pensare che l’una magari abbia influenzato l’altra.


L’esordio alla regia di Regina King è effettivamente un “buona la prima”. Le ottime interpretazioni dei quattro attori principali, unite a quelle dei secondari, sono la prova di una direzione convincente da parte di un’attrice di tutto rispetto. Il film funziona, anche se potrebbe non risultare particolarmente godibile per uno spettatore totalmente estraneo alle vicende e ai personaggi narrati. Risulta invece consigliato a coloro che desiderano approfondire maggiormente la storia e la cultura afroamericana.
Il voto sarebbe potuto essere un “Thank Them All” ma, a causa del primo atto un po’ fine a sé stesso, finisce per portare a casa un Save pienissimo. Ciò che resta è sicuramente la visione di un prodotto che intrattiene, oltre a insegnare un po’ di storia afro, sulle note di un’ottima colonna sonora.

 

TITOLO ORIGINALE: One Night In Miami…
REGIA: Regina King
SCENEGGIATURA: Kemp Powers

INTERPRETI: Kingsley Ben-Adir, Eli Goree, Leslie Odom Jr., Aldis Hodge
DISTRIBUZIONE: Amazon Prime Video
DURATA: 115′
ORIGINE: USA, 2020
DATA DI USCITA: 15/01/2021

 

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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