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Shameless 8×04 – F**k Paying It ForwardTEMPO DI LETTURA 7 min

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You destroyed me.
I moved on with my life.
I made something of myself. I’m glad that you’re clean.
I’m glad you got your shit together now. But you can’t just show up and apologize and expect us to suddenly be back in a relationship.”

 

Che il percorso del personaggio di Fiona Gallagher sia sempre stato legato ai suoi partner, di natura spesso diversa l’uno dall’altro, ma con una deriva tragica ad accomunare la conclusione di ogni relazione, ha rappresentato a lungo una certezza per tutte le stagioni di Shameless. Talmente tanto che anche l’assenza di un ragazzo “fisso” vale come elemento fondante dell’arco narrativo individuale della protagonista, consumatosi nell’ultima stagione e mezzo.
L’approccio da “independent woman“, per citare Debbie Gallagher (e qui, strepitosa ironia wellsiana, visto che proprio Debbie era la sorellina rimasta incinta, proprio nel goffo tentativo di incastrare un ragazzo), che Fiona sta cercando di seguire con tutte le proprie forze fin dalla passata stagione, è scaturita proprio da quella che è probabilmente la più grande delusione amorosa della sua vita. E allora, il ritorno di Sean, proprio l’uomo che più di tutti l’ha portata alla fatidica svolta, non può che esser letto con un evento importante quanto cruciale per questo primo e breve mid-season. Evento che, non caso, era stato anticipato già dalla preview sui titoli di coda della scorsa puntata, e, chissà, probabile ragione dietro l’incremento di spettatori (come si può notare più in fondo) registratosi per “F**k Paying It Forward”.
Ma il team degli sceneggiatori capeggiato da John Wells, come spesso ha dimostrato, non è certo incline a rispettare fedelmente le tipiche “leggi” narrative che, per intenderci, in una tipica soap opera (forma seriale di cui Shameless è, oggi, forse l’erede più moderno e dissacrante) avrebbero portato a lunghe sessioni di pianti e urla angoscianti. Lo scialbo ritorno di Jimmy/Nick/Steve, in questo senso, rappresenta sicuramente un valido precedente, e quello di Sean non si rivela tanto da meno. Il lungo dramma interiore vissuto da Fiona nel solo rivederselo comparire sull’uscio di casa, poi portato avanti per tutto l’episodio, si consuma in un finale perfetto, proprio perché amaro, penoso e oltremodo deludente (Sean vuole vedere Fiona solo per il suo “percorso riabilitativo”), tanto da arrivare a tramutarsi in un’autentica farsa, un racconto divertente che Fiona racconta a tutta la sua famiglia.
Quel che resta, quindi, è solo la frustrazione di Fiona per aver dovuto vivere solo il “peggior” Sean, ossia non quello pulito e “sistemato” di oggi, ma piuttosto ladro e tossico. Se nello scorso episodio le è toccato rivendicare, ai propri fratelli, i suoi meriti genitoriali (in sintesi:”vi ho cresciuti io, a posto di Frank e Monica, e invece avete seguito loro”), adesso è quindi la volta della sfera relazionale. Quella della dicotomia tra altruismo e egoismo e quale sia moralmente giusto perseguire nella selvaggia giungla che è la società odierna, diventa allora LA chiave di lettura per leggere gli ultimi passaggi della serie stessa. Una chiave, però, volutamente grigia, ambigua e priva di una precisa risposta, come è da sempre stile e intenzione degli autori. Fiona ha, così, sempre rappresentato un forte elemento di crescita per il percorso “degli altri”, senza però, nel frattempo, mai pensare a se stessa (e quando lo faceva, le circostanza l’hanno portata a pentirsene). Lo è stata per Jimmy/Nick/Steve, per Sean, per la sua famiglia, ma ora che ha finalmente deciso di elevare il suo status sociale, di sfruttare tutto il proprio potenziale, sembra esser “costretta” a scegliere la strada dell’egoismo (almeno, come “God Bless Her Rotting Soul” ancora una volta insegna, solo all’apparenza).
L’intero condominio che amministra sembra quasi un agglomerato di tutte le sue esperienze passate, come a ricordargli a cosa ha dovuto rinunciare, o meglio a cosa è dovuta sopravvivere, per arrivare a quel momento: la donna omossessuale, imbrigliata in una strana e morbosa relazione, auto-offertasi come “spalla” su cui sfogarsi ed eventualmente cercare aiuto (la nuova V.?); l’inquilino che “la usa” per i propri scopi, ma non vede l’ora di sfuggirle non appena insorgono problemi (i suoi partner precedenti?); nella puntata in cui torna Sean, fa la sua comparsata anche il tossico; ovviamente, quella anche esplicita, la ragazza-madre di una famiglia numerosa, non a caso la prima a fuggire. Egoismo o no, il messaggio sembra chiaro: l’ultima prova, contenente tutti i fantasmi del suo passato, che, se superata, le aprirà finalmente “una strada”.

 

“Addicts are selfish assholes.”

 

Questa dicotomia tra egoismo ed altruismo, come detto, ambigua e tutto fuorché moralistica, naturalmente colpisce tutti gli altri. Gallaghers. Lip, Ian e Debbie, in un modo e nell’altro, si lanciano in forme di aiuto nei confronti di altri: Lip del professore/mentore/surrogato genitoriale; Ian della ragazzina di strada; Debbie che, “scegliendo la carriera”, aiutan se stessa, ma anche la vita di sua figlia (“indipendent woman!“, ancora). Sono loro ad offrire sostegno ad altre persone, quelli del ghetto, che in passato erano i primi ad averne bisogno. L’aspetto più affascinante da notare, proprio a conferma della vena crudelmente sadica e lontana da qualsivoglia moralismo degli autori, è come ognuno di loro non venga premiato per questo, ma tutto l’opposto. Ian subisce infatti il rimprovero dell’amante, il quale capisce, a ragione, che il suo aiuto ai ragazzi del centro è in realtà finalizzato ad arrivare a lui (egoismo/altruismo, ancora). Debbie, nella sua egoistica ricerca di indipendenza, si perde però i primi passi della figlia. La storyline di Lip è semplicemente la sintesi di tutto questo: prima soccorre il professore, ma, di fronte alla sua disperata situazione, lo si vede più che tentato dall’abbandonarlo. Qui il confine labile tra LA dicotomia raggiunge livelli impareggiabili: chi, al suo posto, si sobbarcherebbe le cure del vecchio, le quali concernono anche pulire i suoi bisogni, se può benissimo non farlo, assecondando tra l’altro una sua esplicita richiesta? “Addicts are selfish assholes” ammette Sean a Fiona. Ma, d’altronde, come ricorda lucidamente a Lip il suo sponsor, sta proprio nell’altruismo della riabilitazione tutto l’egoismo del loro essere addicts. E dopotutto tutta la serie è colorata di grigio, di una natura ambivalente, che cambia a seconda dei punti di vista: Shameless=senza vergogna, ma vergogna per chi?
In questo quadro dalle tinte oscure, allora, la vera anomalia è Frank. L’unico che, nel bene o nel male, è sempre, paradossalmente, il più trasparente, il più “onesto” (passateci il termine), che sia Frank o che sia, invece, Francis. In “F**k Paying It Forward” lo si vede passare, con assoluta nonchalance, dai primi passi dei propri figli, dalle circostanze decisamente tristi terribili, a quelli del nipote, portato teneramente in alto in pieno stile Rafiki de Il Re Leone. Un contrasto narrativo fortemente poetico, che però non fa che chiedere allo spettatore, esattamente al pari degli altri Gallaghers, fino a quando Francis continuerà a vivere. Intanto le puntate scorrono, e lo si è già visto ligio al dovere in ambito lavorativo, salvare la sua famiglia dall’ira dello spacciatore/compagno di Monica, catturare con eleganza le attenzioni di facoltose madri di famiglia. Ma il gesto forse più sottile e rivoluzionario, per il personaggio, è sicuramente quando durante il car-wash, l’occhio della camera segue il malloppo di soldi dalla sua mano alla cassa, senza che ci sia nessun movimento particolare. E allora, se Francis non morisse mai? Se rimanesse davvero il nonno amorevole che irradia casa Gallagher nel finale? Potrebbe Shameless (già rinnovata per una nona stagione) sopravvivere senza le sue scorribande “senza vergogna”? Fatto sta che, gran coraggio in caso di risposta positiva o meno, un Francis è comunque capace di regalare momenti memorabili, e le signore ammirate davanti al car-washing possono testimoniarlo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I racconti di Frank/Francis sui primi passi dei propri figli 
  • “40 giorni 40 notti” by Lip Gallagher 
  • Fiona vs Sean 
  • Frank/Francis e il sexy car-washing 
  • Scena di idillio familiare sul finale: bastava davvero che Monica morisse? …. 
  • … ovviamente no, e tremiamo solo a pensare a cosa potrebbe succedere di terribile, d’ora in avanti. Va tutto troppo bene 
  • Sulla storyline di Kevin e V. si è volutamente sorvolato. Pur divertente (ma neanche troppo), appare anche piuttosto forzata, fin dal principio, con la scusa dell’endogamia tirata fuori solo per una scusa plausibile  post-esame del DNA. Un bel momento? Sicuramente quel “tu ce l’hai fatta” rivolto a Kevin 

 

Grazie Shameless per ricordarci sempre di quanto la vita sia triste, ingiusta e, soprattutto, di come non ci sia mai una risposta certa ai nostri problemi. Grazie davvero, eh.

 

God Bless Her Rotting Soul 8×03 1.34 milioni – 0.5 rating
F**k Paying It Forward 8×04 1.60 milioni – 0.6 rating

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Gianvito Di Muro

Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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