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Soul recensione film pixar
Soul è l’ultima fatica targata Pixar, diretto da Pete Docter con l’aiuto regia di Kemp Powers. Uscito il giorno di Natale, Soul esce da tutti gli schemi dei precedenti film d’animazione, regalando una commedia jazz dalle mille sfaccettature.

 

Il nome di Pete Docter non è nuovo tra gli appassionati della Pixar. Regista e sceneggiatore, ha lavorato ad alcuni dei film più famosi della casa d’animazione fondata da Steve Jobs, tra cui Monsters & Co, Toy Story e Up. Con otto candidature agli Oscar, Docter è riuscito ad agguantare l’ambita statuetta due volte – entrambe per il premio Miglior Film d’Animazione – con Up nel 2010 e, sei anni dopo, con Inside Out.
L’idea per un nuovo film che trattasse le origini della personalità ed il concetto di destino era nell’aria già dal 2016. Dopo anni dedicati al progetto e allo sviluppo – si sono concentrati soprattutto sul personaggio di Joe Gardner che ha richiesto due anni di lavoro e sulle tecniche d’animazione da usare per le anime – nasce Soul. Vittima, come molti altri film, di rinvii e posticipi, il nuovo film della Pixar è uscito il 25 dicembre sulla piattaforma Disney+.
Soul è la storia di Joe Gardner, un musicista jazz che però non è mai riuscito a sfondare e si ritrova a fare l’insegnante di musica per un liceo di New York. Grazie ad un suo ex allievo, riesce ad ottenere il lavoro per un posto vacante nella band della famosa Dorothea Williams. Mentre torna a casa per prepararsi alla sua prima esibizione ufficiale, cade in un tombino lasciato aperto. Rifiutandosi di raggiungere l’Al di là, cerca di fuggire ma si ritrova nell’Ante Mondo, una dimensione parallela dove le anime ancora non nate vengono formate prima di arrivare sulla Terra. É qui che conosce Ventidue, un’anima cinica che non si sente ancora pronta a nascere.
Joe è il primo protagonista afroamericano della storia della Pixar, etnia scelta in correlazione al mondo jazz. La presenza del co-regista afroamericano Kemp Powers è stata fondamentale nel delineare le peculiarità di Joe, includendo nel suo personaggio degli aspetti autobiografici.

I heard this story about a fish. He swims up to this older fish and says: “I’m trying to find this thing they call the ocean”.
“The ocean?” says the older fish “that’s what you’re in right now”.
“This?” says the young fish “This is water. What I want is the ocean”.

BIGGER THAN US


Non è la prima volta che la Pixar produce un film maggiormente vicino alle esigenze di un pubblico adulto, piuttosto che dedicato ad un target infantile come, invece, sembra essere indirizzata la Disney. Ma con Soul si segna un punto mai raggiunto fino ad ora.
Ora è chiaro che, grazie ad Inside Out, Docter aveva solamente versato le fondamenta per un film che prendesse in considerazione l’inconscio dell’essere umano a tutto tondo, affrontando temi prettamente più adulti. L’ansia per il futuro, la difficoltà nella società contemporanea di trovare un lavoro a tempo indeterminato che possa dare una sicurezza economica, la paura di prendere scelte sbagliate o di non riuscire a trovare il proprio posto nel mondo. Soul prende assieme tutte queste tematiche e le mette in scena con lo stile classico degli studi Pixar.
L’ambientazione urbana di una New York frenetica fa da sfondo a due dimensioni rappresentate in modo schietto quanto curato: il portale per l’Al di là riprende l’immaginario ormai comune della “luce in fondo al tunnel”, una luce brillante e bianca alla fine di una passerella in movimento che trasporta le anime. Ma la cura maggiore è stata messa nelle anime stesse e nell’Ante Mondo. Le anime sono incorporei spiritelli azzurri dai contorni indefiniti, così come lo sono le loro personalità ancora incomplete.
L’Ante Mondo è una dimensione in continuo movimento, capitanata dai Jerry, figure bidimensionali composte da geometrie in continua mutazione. Anche in questo caso è impossibile non pensare nuovamente ad Inside Out, considerandolo un banco di prova non solo per quanto riguarda la storia in sé, ma anche per le tecniche d’animazione poi riutilizzate in pianta stabile da Soul.
Se a New York la fanno da padrona due differenti modi di pensare rappresentati da Joe e da sua madre, nell’Ante Mondo Ventidue apre gli occhi a Joe su cosa sia realmente la scintilla che guida tutti gli esseri umani e a cosa succede se la perdono o se si oscura per un po’ di tempo.
Joe e la madre parlano due lingue opposte: Joe è convinto che l’unica strada percorribile sia quella di inseguire il proprio sogno, costi quel che costi. La madre è di tutt’altro avviso: molti sogni non ti garantiscono un futurostabile, l’unico desiderio al quale è giusto ambire. Le pressioni sociali e la sensazione di non essere mai abbastanza bravi, mai all’altezza delle aspettative, vengono messi in secondo piano da un risoluto Joe e dall’entusiasmo di Ventidue davanti alle piccole cose. Ma Docter mette in guardia anche su questo: c’è una linea sottile che separa l’ambizione dall’ossessione.
Soul è un film atipico, un film che osa e percorre vie ancora inesplorate. A renderlo così complesso sono le diverse chiavi di lettura, i diversi temi trattati che tessono una struttura intricata di pensieri e sentimenti. Ed è qui che entra in gioco la bravura della Pixar che conferma – ancora una volta – l’abilità nel trattare argomenti complessi in modo semplice e lineare, e per questo così d’impatto.

BORN TO PLAY


Il jazz non è solo un tassello fondamentale nella vita di Joe, ma la sua struttura si riversa nell’ambizione del film. La narrazione non segue nessuna regola fissa, ma il ritmo è scandito da una moltitudine di personaggi, tempi, ambientazioni e sentimenti completamente diversi tra loro che danno origine ad una storia sulla vita stessa.
In molti film il jazz è presentato come una continua ricerca della perfezione a tutti i costi, un rapporto malato tra musica e suonatore. Per Joe la passione per la musica si unisce ad una riflessione intima sulla felicità, in cui creazione e ispirazione sono indissolubilmente legate alle gioie – piccole o grandi poco importa – della vita. La colonna sonora (composta da Trent Reznor e Atticus Ross, mentre la scrittura degli arrangiamenti jazz è stata affidata a Jon Batiste) è uno dei punti di forza del film, il cui risultato è il perfetto equilibrio tra le tecniche d’animazione tra le più innovative, una sceneggiatura ambiziosa e una soundtrack indimenticabile.


Soul eccede le già alte aspettative dimostrando ancora una volta quanto siano falsi i cliché sui film d’animazione, considerati da molti adatti solo ai bambini. Un gradito regalo di Natale che si aggiunge ai capolavori targati Pixar.

 

TITOLO ORIGINALE: Soul
REGIA: Pete Docter, Kemp Powers (co-regista)
SCENEGGIATURA: Pete Docter, Kemp Powers, Mile Jones

INTERPRETI: Jaime Foxx, Tina Fey, Angela Bassett, Graham Norton
DISTRIBUZIONE: Disney+
DURATA: 10o′
ORIGINE: USA, 2020
DATA DI USCITA: 25/12/2020

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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