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Speravo De Morì Prima 1×02 – Episodio 2TEMPO DI LETTURA 4 min

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Speravo-de-morì-prima-1x02“Tu sei la Grande Bellezza del calcio e della nostra città e li rappresenti entrambi come nessun altro ha mai fatto e farà. Parafrasando Giulio Andreotti si potrebbe dire che ‘Totti logora chi non ce l’ha’, se non fosse che purtroppo provoca la stessa reazione anche a chi ce l’ha e lo considera il male della Roma.”

Speravo De Morì Prima è un prodotto tra il serio ed il faceto che racconta non di un semplice giocatore di calcio qualunque, ma di una bandiera, di un simbolo, di una vera e propria leggenda. Di uno di quei pochi giocatori che lasciano veramente il segno per il proprio talento e non per una manciata di stagioni, ma per la loro intera carriera. Uno scudetto vinto da giovanissimo capitano della squadra, un titolo mondiale conquistato da protagonista. Ma Totti è anche lo stesso del caso Poulsen o del celebre calcio a Balotelli. Un uomo, non una macchina priva di errori, e per questo motivo perfettibile.
La serie tv prodotta da Sky non ha alcun interesse nel “riabilitare” la figura o riscrivere una parte della sua storia. Anzi, non ha proprio interesse nel volersi prendere troppo sul serio, esattamente come Francesco Totti fa con sé stesso. Un dettaglio questo chiarissimo già dal precedente episodio e che occorre sottolineare nuovamente visto e considerato che molti articoli cercano di intravedere nel lavoro di Luca Ribuoli ciò che evidentemente non c’era interesse di mostrare.
La seconda puntata prende in esame la partita di campionato contro il Sassuolo di febbraio 2016 (una partita in cui De Rossi si ritrovò reinventato come difensore centrale, quasi fosse un Mascherano qualunque e Spalletti fosse Guardiola). La realtà si mescola alla finzione, quindi ecco che la serie ricostruisce sia il momento del palleggio tra il giovane raccattapalle e Francesco, sia l’infantile scherzo sempre del numero 10 a Pjanic rientrato in panchina. Momenti di leggerezza, come detto, che aiutano ad inquadrare il prodotto di Sky sui giusti binari. Non un drama sportivo in cui c’è necessità di momenti di riflessione, lunghi dialoghi intensi o altro ancora. Speravo De Morì Prima si basa totalmente sull’autoironia del protagonista (interpretato da un ottimo Pietro Castellito), dalle vicende che ne rappresentano il contesto e dai commenti taglienti sempre di Totti – Castellito con la voce fuori campo. E tanto basta per quaranta minuti di intrattenimento puro e semplice.

L’11 SETTEMBRE GIALLOROSSO


Lasciato in panchina contro il Sassuolo, Totti cova rabbia e senza riflettere (o forse per smuovere le acque) si sfoga in diretta al TG1 andando ad affermare che il rapporto con Spalletti si basava su “buongiorno e buonasera” e chiedendo maggior rispetto. Di controbalzo l’allenatore rispondeva in conferenza stampa, all’ennesima domanda riguardante Er Pupone, che lui “allena la Roma, non Totti” cercando di ridimensionare, a spallate, l’imponente figura che Francesco si è costruito a suon di goal e magie nella capitale (in Italia e nel Mondo).
Alla radio tutto viene enfatizzato (ma forse non troppo) e la spaccatura assume le dimensioni dell’arrivo dei nazisti a Parigi. Uno scontro in cui la carta dell’omertà non può essere giocata e tutti devono scegliere da che parte stare.

“Semo di fronte ad una apocalisse. A n’Armageddon. Er Capitano invitato a lascià Trigoria? Ma che sei scemo? Ma che te sei fumato? ‘A laziale!”

La puntata si sofferma, come avvenuto nella precedente, anche su diversi momenti del passato di Totti quale, per esempio, l’acquisto della nuova casa e l’allontanamento forzato dall’appartamento di famiglia. Oppure la fuga dai tifosi dopo la conquista dello scudetto.
Insomma, Speravo De Morì Prima danza perfettamente in equilibrio tra momenti seri e a suo modo cupi e altri decisamente più ironici. Leggerezza, questa la parola d’ordine del prodotto, nonché chiave di lettura da tenere ben presente durante la visione.
Don Luca, il confessore di mamma Fiorella, altri non è che Paolo Calabresi che in una realtà parallela non è diventato prete ma operatore di macchina e ha avuto famiglia. Il nome del figlio più piccolo? Francesco Totti Biascica.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Castellito – Totti
  • La ricostruzione dei video del 2016 e le interviste rilasciate sia da Spalletti, sia da Totti
  • Narrazione leggera, priva di eccessiva enfasi drammatica
  • Ilary Blasi nelle vesti del Grillo Parlante
  • Molti dettagli solo per gli “addetti ai lavori”

 

“Famo ‘a guerra, vedemo da che parte sta Roma”.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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