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Stateless 1×05 – Panis AngelicusTEMPO DI LETTURA 4 min

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“This place… It can mess with you.”

Giunti al quinto capitolo della miniserie Netflix la narrazione si mostra decisamente più nitida permettendo a tutti i comprimari di urlare la propria storia, tratteggiando il proprio passato ma, soprattutto, il proprio presente. Non vi è dubbio infatti che le parti meglio riuscite del racconto siano quelle dedicate alla vita all’interno del centro di detenzione, offrendo una rappresentazione onesta seppur cruda della realtà che mette in scena, in maniera magistrale, i sentimenti contrastanti che abitano i vari personaggi che, più che lottare tra di loro, lottano contro sé stessi per rimanere ancorati a una lucidità che lo status quo delle cose non permette.
I flashback e i racconti sulla vita pre-detenzione aiutano a entrare nella psicologia dei protagonisti: il percorso di formazione che li ha portati al centro di Barton è un elemento fondamentale nella scrittura dei diversi personaggi, ma le scene più intense e i dialoghi più coinvolgenti si dispiegano nel presente, dove la sofferenza di ognuno dei protagonisti è reale e percepibile, a tal punto che è inevitabile rimanere toccati e attoniti allo stesso tempo, fermandosi, anche solo per un attimo, a piccole riflessioni.
La caratterizzazione dei personaggi emerge talmente bene (in questo episodio più che mai) che ne diventa il punto di forza della serie che, proprio per questa complessità, non pretende di fornire risposte a un problema così delicato, ma sembra più ricercare una continua riflessione scavando all’interno di personalità ben stratificate e non così ovvie come potrebbero apparire in una dicotomia giusto/sbagliato. Il riferimento è ovviamente a Claire Kowitz. Nella serie le viene affidata la parte del muso duro della legge; eppure non si può non provare empatia per una donna che ha fatto del suo lavoro e della sua carriera la propria ragione di vita, sacrificando una vita privata e soffocando il desiderio di una famiglia. Le pressioni esercitate dal Governo per ottenere risultati trasformano le relazioni all’interno del centro di Barton in operazioni matematiche e così detenuti e agenti diventano numeri, non più persone.
Su questo punto è fondamentale il dialogo tra Claire e il capo degli agenti della Korvo in cui in un deresponsabilizzarsi a vicenda i due mettono sul tavolo il proprio gioco: ognuno a Barton non vuole altro che tenersi ben stretto il proprio posto di lavoro, messo in continua discussione dalle rivolte, fughe e dagli articoli dei mass media. Arrivati a questo punto, risulta dunque difficile puntare il dito verso qualcuno e addossare le colpe per una politica di immigrazione fallimentare: ognuno deve raggiungere il proprio obiettivo, ma, soprattutto, deve cercare di non farsi risucchiare dalla pazzia che rischia di colpire chiunque transiti per quei corridoi.

LA FUGA DI SOFIE


L’episodio regala un’ampia finestra sul centro di detenzione e su tutti i suoi ospiti, dedicando largo spazio sia a Claire che a personaggi secondari come il sergente della Korvo, offrendo un’ottima analisi delle manovre politiche che si celano dietro la gestione del centro di detenzione per migranti. Eppure protagonista indiscussa dell’episodio è senza dubbio Sofie.
Yvonne Strahovski in questo episodio porta in scena un’interpretazione da brividi, che mette a nudo tutte le emozioni del personaggio di Sofie, le sue paure e le sue sofferenze cosicché diventa tutto molto più chiaro e la sua presenza a Barton acquista finalmente un senso compiuto per il telespettatore, finora spaesato dai comportamenti della Werner. La fuga dalla realtà trova le sue radici negli abusi, psicologici e fisici subiti dalla protagonista da parte di Gordon, qui interpretato in maniera impeccabile da Dominc West.
Le scene del duo Strahovski-West sono tra le più intense viste finora nella miniserie approdata su Netflix e a spiccare è in particolar modo proprio l’interpretazione di West che offre un Gordon magnetico, seducente e inquietante allo stesso modo, da risultare, con poche e confuse inquadrature, un carnefice spietato e senza scrupoli. Qui la regia, sempre eccellente, e la sceneggiatura hanno ben poco da sforzarsi: i primi piani del personaggio di Gordon non hanno bisogno di nient’altro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La narrazione è ormai nitida e ben delineata per tutti i protagonisti 
  • Rappresentazione di tutte le emozioni contrastanti dei personaggi
  • Focus sul passato di Claire
  • Analisi sulla politica interna e sulle pressioni esterne esercitate dal Governo
  • Forse suona ripetitivo, ma Yvonne Strahovski è magnifica
  • I flashback sui trascorsi di Sofie rendono più chiaro il personaggio e i suoi tormenti 
  • Standford e le ripercussioni del lavoro nella sua vita familiare
  • Dominic West è magnetico. Una resa del personaggio perfetta 
  • L’episodio potrebbe sembrare meno esplosivo dei precedenti, evidentemente preparatorio e funzionale al finale
  • Sarebbe piaciuto un minutaggio più ampio dedicato ad Ameer e alla figlia
  • Anche i personaggi secondari sembrano ben tratteggiati, avrebbero meritato qualche battuta in più

 

Al di fuori di qualsiasi dicotomia giusto/sbagliato Stateless offre un’ampia finestra sul mondo della politica di immigrazione, dove ognuno, nel silenzio della solitudine, urla la propria umanità.

 

Run Sofie Run 1×04 ND milioni – ND rating
Panis Angelicus 1×05 ND milioni – ND rating

 

Benedetta

Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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