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The Good Lord Bird 1×04 – Smells Like BearTEMPO DI LETTURA 5 min

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“My name is John Brown and I’m here fighting to end slavery. Amen. I’ve learned a lot about freedom since I’ve come to your country. You know, at home, I’m wanted for murder. Which is funny, because, uh, for the first 50 or so years of my life, I lived exactly as my father taught me as a non-violent abolitionist. Then my boys grew up; They moved away. They wanted to start a life of their own. Staked a claim in Kansas. Mm-hmm. They walked and talked, speaking as I taught them, as my father taught me, to love thy neighbor, to do unto others but it seems that the pro-slavers of Kansas were not satisfied simply with raping and urdering and enslaving Black people. They wanted to pick a fight with anyone who was friends with a Black man. So they burned my sons’ farms, they destroyed their homes and it woke me up! Now, we can’t just wait. We can’t sit around idle waiting for fear, ignorance, hatred, and stupidity to hurt our own little ones. We’re all a part of one family: the human family.”

Questo quarto episodio di The Good Lord Bird prepara il terreno in vista dell’imminente sfocio nella totale violenza civica, così come il finale di puntata annuncia. Parallelamente, però, prima di condurre per mano alla Guerra Civile statunitense, c’è tempo e modo di rinvigorire il legame tra John Brown ed Onion fino a questo punto lasciato abbastanza al caso, abbozzato in maniera decisamente semplice e non approfondito.
Per quanto Brown ripeta e appunti che loro due sono “una famiglia”, perché strettamente correlati da un obbiettivo comune (la fine della schiavitù) ed avvicinati da Dio, la sensazione che traspare sia al pubblico, sia ad Onion è decisamente diversa. Onion si ritrova costretto a seguire John Brown senza essere preso in considerazione; non ci sono ordini, quindi non si ripresenta lo schema della schiavitù, eppure la libertà di Onion viene meno visto che prevale Brown. Forse colpito da questa riflessione, John Brown rimane attonito, stupito dalla verità dei fatti e dal suo modo di fare tanto travolgente da aver sradicato una persona dalla sua pura e semplice realtà per intraprendere un vero e proprio cammino di guerra.

Onion: “Dutch ain’t never whipped me. And fed me good. Never been cold before sleeping in the woods with you and the boys.”
John Brown: “Yeah, well, I-I…I-I wouldn’t mention that.”
Onion: “And I ain’t never been shot at till I met you.”
John Brown: “No? Yeah, I wouldn’t mention that, either.
Onion: “Truth be told, I ain’t seen a person murdered till I met you.”
John Brown:“I would stay off that subject entirely.”

Dopo la fuga dagli Stati Uniti, in cui John è ricercato per omicidio ed inseguito anche dagli agenti federali (la cui puzza dona il nome all’episodio in questione), le strade di Onion e John sembrano destinate ad allontanarsi per sempre ed è in questo frangente che la serie decide di concedere maggiore spazio a quel lato di John Brown tanto importante per la Storia. John è un uomo semplice, un padre di famiglia, un marito, smosso dal desiderio di cancellare qualcosa ritenuto non disumano perché di etica non si sta parlando, bensì antireligioso in quanto tutti gli uomini sono uguali di fronte agli occhi di Dio.
È per il principio egualitario che John si batte, un qualcosa di comune con tante altre figure (Frederick Douglass apparso nella scorsa puntata è una di queste), ma il fatto che John Brown sia un bianco cambia radicalmente le carte in tavola. Il monologo portato in scena da un Ethan Hawke in stato di grazia è di un magnetismo raro: le parole sono violente e calme all’occorrenza ma colpiscono con rapidità e scalfiscono la folla. Ma soprattutto fanno breccia in Onion, rapito, forse per la prima volta, dalle accorate parole di un uomo disposto a morire (se è quello che vuole Dio) per la libertà, per l’uguaglianza.

“We must… we must join together and form an anti-slavery movement; Black folks, white folks, working together, committed, for the violence necessary to end slavery! Now, I know. Violence is not what we want! I know, good people of Chatham. Oh, gentle Canada. I have… I have tried America. America is rife with hypocrites. Especially the north. Greed and slavery has made a trembling coward of the white man. He is so rich and fat and indolent, he cannot even remember the values upon which his country was founded! How…How do I… How do I talk to such a man? How do I affect change in his heart? I must speak to him in a language that he understands. The language of violence. Gunfire! The sharp edge of a sword!”

Umorismo quando necessario, azione, monologhi al cardiopalma, minutaggio contenuto ed un Ethan Hawke da applausi: “Smells Like Bear” è forse il migliore episodio di questa serie fino ad ora. Certo, bisogna venire a patti che la veridicità storica venga lasciata momentaneamente da parte per far spazio ad una chiamata alle armi degna di questo nome. Per ricordare il lato “criminale” di John Brown c’è comunque tempo e spazio, quindi tanto vale godersi quanto Showtime ha predisposto evitando non necessarie grida di mancanza di realismo.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Umorismo e dialoghi tra Onion e John Brown
  • Ethan Hawke
  • Il monologo-intervento pubblico di John Brown
  • La chiamata alle armi e…la mancanza di un piano!D
  • Un po’ troppo romanzo e poca Storia, ma per una volta non fa male a nessuno

 

“No more words! The time for words is over! Who wants to sign up? No more words! No more talk! Now is the time. Who wants to sign up? Who’s with me? […] Our aim…REVOLUTION!”

 

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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