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The Pembrokeshire Murders 1×01 – Episode OneTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Pembrokeshire Murders 1x01 RecensioneOgni anno escono innumerevoli serie tv crime, ma The Pembrokeshire Murders ha catturato l’attenzione – più nel Regno Unito che qui in Italia- grazie al picco di ascolti che ha ottenuto nel suo debutto sulla rete televisiva indipendente ITV, già famosa grazie a Broadchurch. Andando ad arricchire il filone true crime di cui le reti inglesi, assieme alle produzioni statunitensi, sono sature.
La serie, scritta da Nick Stevens, si concentra su delle vicende realmente accadute nel 2006 in una contea del sud-ovest del Galles, fatti che hanno portato alla cattura del serial killer soprannominato Pembrokeshire Murders.
La miniserie, composta da solamente tre puntate, è tratta dal romanzo Catching the Bullseye Killer scritto a quattro mani dall’ex detective Steve Wilkins e dal giornalista Jonathan Hill, entrambi protagonisti nel pilot.

STEVE WILKINS


Steve Wilkins è il personaggio attorno al quale girano le vicende narrate; è il detective che decide di riaprire un caso d’omicidio irrisolto del 1989 che ha coinvolto due vittime: marito e moglie, lei stuprata prima di essere brutalmente uccisa a qualche passo dal consorte. Il pensiero iniziale di Wilkins è quello di poter utilizzare le tecnologie della scienza forense che, in quasi 20 anni, hanno fatto passi da giganti.
Wilkins (interpretato da Luke Evans, volto noto sia nel cinema che nella serialità, anche grazie al ruolo centrale in The Alienist) sembra essere il classico detective tutto casa e lavoro, che mette al centro della propria vita il caso a cui sta lavorando e i suoi due figli, avuti da una relazione oramai conclusa. Questa ambivalenza è resa netta dai luoghi frequentati dal character: l’aspetto familiare sembra non esistere quando è in ufficio; al contrario il lavoro può attendere quando è a casa e passa del tempo con i suoi figli.
Ci sono però alcune particolarità degne di nota, estranee alla maggior parte delle storie poliziesche: è buddhista e non ha un carattere irascibile e ruvido come invece va per la maggiore nei poliziotti dei prodotti televisivi targati USA.
Tutto il cast di personaggi sembra sfuggire da un qualsivoglia archetipo tipico di questo genere, ma è troppo presto per dirlo visto il poco tempo dedicato ai colleghi di Steve.

ENNESIMA SERIE CRIME?


Di fronte alla moltitudine di serie appartenenti a questo genere, è normale chiedersi se ne vale la pena o se possa essere un ennesimo copia e incolla.
Di base “Episode One” ha una struttura molto lineare: gli eventi che accadono nel 2006 non vengono spezzettati da dei flashback, ma la storia prosegue liscia alternando le indagini di Wilkins e della sua squadra con dei momenti riguardanti John Cooper, il maggior sospettato che si trova già in prigione per precedenti reati.
Le due linee scorrono parallele per buona parte della durata del pilot. La maggior parte del minutaggio è dedicato a Steve, ma il personaggio di John è ben delineato grazie ad una buona interpretazione di Keith Allen (attore gallese conosciuto perlopiù grazie al film Kingsman) e ai familiari che gli gravitano attorno e con la quale ha un rapporto tossico e abusivo, di cui è vittima specialmente il figlio Andrew.
Le atmosfere suggestive e grigie della contea gallese sono un perfetto sfondo per la storia che presenta un ritmo, come già accennato, abbastanza veloce. Essendo la miniserie composta da soli tre episodi della durata di un’ora circa, era naturale aspettarsi un pilot originale che non si prende il tempo per presentare con calma tutti i personaggi, ma che entra nel vivo dell’azione fin da subito. A pagarne le conseguenze, però, sono i personaggi secondari – il resto del team capitanato da Steve e la moglie di John in special modo -, ma non manca l’attenzione dedicata allo svolgimento del caso.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Struttura lineare, ma resa poco noiosa grazie ad un ritmo veloce…
  • Steve Wilkins sfugge da molti stereotipi tipici del detective
  • Le atmosfere
  • Il personaggio di John Cooper
  • Piccola nota per l’intro
  • …forse troppo veloce, che non permette di approfondire i personaggi secondari

 

Gli ascolti raggiunti da “Episode One” trovano una giustificazione quando si vede il prodotto finale che non è esente da difetti, ma i cui pregi li superano di gran lunga.

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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