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The Walking Dead 10×18 – Find MeTEMPO DI LETTURA 4 min

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Come giustamente appuntato nel commento finale nella precedente recensione, a The Walking Dead occorre tempo per potersi mettere alle spalle lo scontro con Beta e, soprattutto, un villain degno di essere chiamato tale, magari in grado di portare sotto un unico fronte comune Maggie e Negan.
Dal fronte villain c’è però da tenere in considerazione l’arsura provata da The Walking Dead in questo campo dopo la disfatta dei Salvatori e la progressiva trasformazione di Negan (complice una Judith sempre spregiudicata e una Carol spesso e volentieri in fase “look at the flowers”).
Come riuscire, quindi, a guadagnare tempo per quanto concerne il lato villain e, allo stesso tempo, costruire un ponte verso il futuro del franchise di The Walking Dead? La riposta di “Find Me” è banalissima: un intero episodio su Carol e Daryl con tanto di introduzione di personaggi e luoghi probabilmente utili e riutilizzabili nel famigerato spin-off già annunciato dalla AMC.

PREPARAZIONE ALLO SPIN-OFF


Il risultato sono quaranta minuti decisamente scialbi in cui lo spettatore si ritrova a fare balzi temporali a ripetizione: presente; flashback di cinque anni; flashforward di un anno; flashforward di altri 6 mesi; poi di 8; infine di 3, prima di tornare al presente.
Una vera e propria rollercoaster in cui si inizia a provare un senso di nausea e frustrazione già al terzo salto nel tempo, eppure tutto acquisisce senso se si va ad ampliare la considerazione della puntata in un contesto più grande (non The Walking Dead in quanto serie ma, come già appuntato in precedenza, in quanto franchise).
Il personaggio di Leah, interpretato da Lynn Collins già apparsa in Bosch, Manhunt: Unabomber ma soprattutto nei due capitoli degli X-Men legati al personaggio di Wolverine in cui interpreta Silver Fox, è la new entry. Un carattere scorbutico e gelido, solitaria per natura, ma resa tale anche dagli avvenimenti dell’apocalisse zombie, Leah rappresenta alla perfezione la controparte femminile di Daryl. E non c’è quindi da stupirsi che tra i due, fin da subito, si scorga un certo trasporto emotivo, anche per dare qualche motivazione in più alla fanbase per guardare questo spin-off che considerate le premesse non si presenta come un prodotto accattivante.

LEAH E DARYL


Alla luce di questo episodio, poi, andrebbero fatte alcune considerazioni relativamente ai possibili lasciati della narrazione nei confronti del nuovo prodotto incentrato su Daryl e Carol.
Innanzitutto, va appuntato come la diatriba tra i due personaggi, avvenuta in conclusione di puntata, non abbia alcun reale fondamento e oltretutto rappresenti l’ennesimo depistaggio narrativo in un prodotto che ha fatto dei cul-de-sac narrativi il proprio forte (in senso negativo).
Il confronto tra Daryl e Carol era già avvenuto nella prima tornata di questa stagione (ottobre 2020) e viene qui riportato in auge da una semplice frase di Carol riguardante Connie a cui l’uomo si aggrappa voracemente quasi fosse in cerca di un litigio perché richiesto dalla sceneggiatura, non per altro.
Il secondo quesito coinvolge proprio Connie, che il pubblico sa essere viva: come si colloca all’interno dell’equazione Daryl-Leah? Si prevede un suo ritorno sacrificale tanto per indebolire ulteriormente il già non vigoroso umore del personaggio interpretato da Norman Reedus?
Appare chiaro, infatti, che Leah verrà in un qualche modo ripresa all’interno dello spin-off, dando possibilità ai due personaggi su cui è incentrato di prendere respiro. E soprattutto rappresenterà, a sensazione, quella spalla che Michonne è stata per Rick: caratteri simili, background accomunato da numerose perdite e solitudine, due hikikomori pronti a trovarsi per stare insieme.

QUANDO SI ESAGERA CON IL SENTIMENTALISMO


La puntata, come detto in apertura, rappresenta la più banale scelta da parte degli autori per guadagnare tempo e giocare nuove carte in un’ottica futura extra-serie, tuttavia soffermandosi sulla pura e semplice visione (tralasciando quindi riflessioni sul franchise) ciò che rimane sono quaranta minuti che procedono con una lentezza disarmante in cui ancora una volta i sentimentalismi, vero nucleo centrale di The Walking Dead, prevalgono in pessimo modo su sangue e cervelli spappolati.
A più riprese si incrociano le dita sperando di sentir riecheggiare un fischio per poi vedere quello screanzato di Negan, ma senza fortuna. Quello che rimane è una puntata in cui Daryl mette in mostra le proprie armi da seduttore, ma con pessimi risultati, e una Carol che fa Carol.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Leah, Daryl e poco altro
  • Perché Dog si chiama Dog? Finalmente la risposta alla domanda che nessuno si era mai posto seriamente
  • Il sentimento di fratellanza che Daryl prova nei confronti di Rick
  • Daryl, Carol e l’ennesimo litigio senza motivo
  • Un episodio che fa da collante con lo spin-off, ma che giunge subito dopo la ripresa della stagione… che quindi frena immediatamente
  • Balzi temporali a ripetizione

 

Quaranta minuti preparatori al nuovo prodotto targato The Walking Dead, ma ben poco per il pubblico realmente interessato ai meccanismi di questa decima stagione e ai possibili cambiamenti connessi al ritorno in scena di Maggie. Dialoghi intensi e Dog in formato cucciolo non bastano per salvare questo episodio.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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