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The Walking Dead 10×20 – SplinterTEMPO DI LETTURA 4 min

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The-Walking-Dead-10x20Palese, sotto gli occhi di tutti, c’è una considerazione: se la stagione fosse stata chiusa con “A Certain Doomnon sarebbe stato poi tanto male. Questo visto e considerato che all’episodio di ottobre ne sono seguiti altri quattro del tutto inutili e di pura e semplice descrizione del contesto. Prima Maggie, tornata in scena nel momento del bisogno e sfruttata per l’episodio di febbraio in cui anche The Walking Dead tornava nei palinsesti televisivi; poi due episodi totalmente inutili riguardanti Carol e Daryl prima e Gabriel e Aaron dopo. Episodi ponte su futuri spin-off, oppure semplicemente vezzi narrativi di qualche sceneggiatore intenzionato a parlare dei massimi sistemi della società e del mondo con la faccia contrita e arrabbiata di Gabriel, il prete killer della porta accanto.
Questo episodio sposta l’asticella più in là, allontanandosi dai personaggi conosciuti dallo spettatore e andando a prendere in considerazione, per la sua intera durata, Princess un personaggio entrato nel campo visivo dello show solo dal quindicesimo episodio di questa stagione e con cui, per forza di cose, si fatica ad empatizzare visto e considerato il gran poco interesse che potrebbe suscitare un nuovo personaggio introdotto quattro episodi prima della fine (alla decima stagione in una serie tv in procinto di finire, giusto per contestualizzare) in maniera del tutto casuale. Eppure The Walking Dead decide di affidarsi a lei e al pubblico non rimane altro che autosomministrarsi la cura Ludovico per arrivare alla fine dei quaranta minuti riuscendo a cogliere qualcosa di quanto raccontato.

FROM SHELL SHOCK TO POST TRUMATIC STRESS DISORDER


Eugene, Ezekiel, Yumiko e Princess sono catturati dagli uomini corazzati apparsi in precedenza, fatti ostaggio e tenuti segregati in vecchi vagoni del treno che hanno più assi di legno marce che sane. I primi tre spariscono dalla vista e appaiono solamente o sotto forma di allucinazione oppure per una manciata di secondi.
Lo spettatore viene abbandonato in balia di Princess che, per quanto caruccia e simpatica possa essere, continua a rappresentare un totale estraneo per il pubblico. La ragazza si ferisce ad un dito con una scheggia (da qui il titolo, la fantasia regnava sovrana in frase di scrittura di questo ventesimo episodio evidentemente) e inizia a soffrire di stress post traumatico, PTSD, parola ora addolcita e istituzionalizzata che una volta, quando veniva presentato come Shell Shock, imprimeva ben altre immagini nello scenario collettivo (George Carlin conferma).
Accantonata la semantica, The Walking Dead non si sforza minimamente di attrarre lo spettatore durante la visione, andando a creare delle vere e proprie incongruenze narrative.

LE STORMTROOPER DI THE WALKING DEAD


Un gruppo talmente organizzato da essere corazzato e con una gestione delle truppe a mezzo radio (con tanto di sorveglianza tratta dai migliori film di guerra), contrapposto a vagoni con buchi dai quali basta spostare un’asse per poter uscire senza troppi problemi. Oppure si tratta di un ingegnoso piano sempre del gruppo armato per far cedere Princess? Difficile dirlo visto e considerato che la visione viene tempestata di ostacoli. Detto della poca appetibilità di un personaggio totalmente nuovo a cui viene affidato il pallino della narrazione, vanno ad aggiungersi le allucinazioni e quindi l’impossibilità di comprendere cosa sia accaduto davvero, cosa sia stato immaginato e quanto di quello visto possa essere un piano dei soldati per ottenere informazioni da parte della giovane ragazza. Un episodio confusionario che tiene occupato lo spettatore per quaranta minuti e che decide di chiudere riportando il pubblico nello stesso identico punto di partenza: Princess condivide le proprie informazioni, stremata, al soldato che la teneva in custodia e la puntata si chiude con Yumiko, Ezekiel, Eugene e Princess incappucciati e mantenuti in ostaggio. Vedere o non vedere “Splinter”, in pratica, non avrebbe fatto alcuna differenza visto che le carte vengono riposizionate nello stesso punto in cui erano state lasciate.
Ma questo si potrebbe tranquillamente dire anche per gli episodi precedenti (“Find Me” e “One More”), da qui la necessità di capire quanto effettivamente sia stata buona l’idea di confezionare questa coda della stagione.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Minimo interesse creato dal nuovo gruppo armato (e ben organizzato) che tiene in ostaggio Eugene, Ezekiel e Co.
  • Tutto l’episodio nella sua completa inutilità

 

The Walking Dead continua il suo percorso verso il vero finale di questa decima stagione con l’ennesimo episodio inutile e di cui si poteva fare a meno visto e considerato la mancanza totale di una qualsivoglia evoluzione narrativa che esso rappresenta. A fine serie sarà probabilmente lo spettatore a soffrire di shell shock.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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