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The Walking Dead 10×21 – DivergedTEMPO DI LETTURA 3 min

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THE WALKING DEAD 10x21 recensioneCome già indicato nelle precedenti recensioni, è importante ricordare che gli episodi extra di questa stagione vanno a colmare lo spazio tra l’episodio 16 della decima stagione e l’undicesima stagione (finale) attualmente in fase di shooting, che avrebbe dovuto andare in onda alla fine del 2020. La necessità degli sceneggiatori (in questo caso specifico di Heather Bellson, che ha scritto numerosi episodi di The Walking Dead) è stata quella di adattarsi ai nuovi protocolli anti-Covid, che hanno modificato radicalmente il modo di girare gli episodi, limitando di fatto il numero di attori presenti sul set e riducendo le scene d’azione. Questo ha condotto a quello che è un approccio decisamente più intimo ed essenziale, volto a scavare in profondità (ancora una volta) nella psiche dei protagonisti dello show.
Si capisce quindi perfettamente l’obiettivo di un episodio come “Diverged”, che rispecchia per molti versi quanto avvenuto nelle puntate precedenti. Si tratta di un episodio che si può comprendere da una prospettiva funzionale, come una sorta di ponte verso lo spin-off di Daryl e Carol già in lavorazione. Anche dal punto di vista narrativo, la Bellson ha deciso di enfatizzare la distanza emotiva tra i due, rendendo questo distacco anche fisico e tangibile, facendo sì che i due si trovino letteralmente a un bivio, dividendosi.
Purtroppo, nonostante le buone premesse, l’episodio non decolla e non funziona.

UN EPISODIO GIÁ VISTO


Prima di tutto, l‘errore peggiore commesso in fase di scrittura è stato quello di far tornare i due personaggi a una versione stereotipata di loro stessi. Infatti, Carol e Daryl sono i protagonisti che hanno avuto i migliori character development dall’inizio dello show. Il pubblico ha visto Carol e Daryl cambiare, crescere, perdersi e ritrovarsi: si ha la terribile sensazione di assistere a un dejà-vu, come se tutto quanto vissuto finora non fosse mai accaduto. Tutto puzza di “già visto”.
Dopo anni di sviluppo, tutti gli elementi presenti in questa puntata sembrano un po’ una scappatoia, come se si stesse temporeggiando ricadendo in vecchi schemi già visti. Fin dal momento in cui i due si trovano davanti a un bivio, si capisce subito dove l’episodio andrà a parare, diventando così prevedibile e scontato.
Daryl trascorre la maggiorparte del minutaggio a lui dedicato a vagare per le foreste, a frugare nelle tasche di cadaveri, a farsi dei nemici, per poi aggiustare la sua moto. Non interagisce con nessuno e anche le scene d’azione che lo riguardano sono pressoché assenti e ininfluenti.
Carol raggiunge invece Alexandria, per l’ennesima volta instabile, confusa e rabbiosa. Si lamenta con Dog, parlandogli dei suoi problemi con Daryl. Le scene di Carol si concentrano principalmente sullo sfogare le sue frustrazioni con tutto e con tutti, persino con il topo che insegue in cucina. Non è difficile capire che da dieci stagioni l’umore di Carol non è quasi mai buono.

LA CHIMICA TRA MELISSA MCBRIDE E NORMAN REEDUS


L’unica nota positiva dell’episodio si può ritrovare nella chimica innegabile presente tra Melissa McBride e Norman Reedus. Quando Daryl torna finalmente ad Alessandria, i giochi di sguardi tra i due attori sono innegabilmente d’impatto: le loro performance valgono moltissimo quando si dicono praticamente niente. Questa scena finale è emblematica, perché serve da monito e promemoria su quanto forte e interessante possa essere la relazione tra i due personaggi. É purtroppo solo un piccolo glimpse che i fan dovranno farsi bastare, perché non basta a rendere accettabile l’episodio.

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • La chimica tra Melissa McBride e Norman Reedus
  • Sensazione di dejà-vu
  • Errore nella sceneggiatura
  • Episodio scontato e prevedibile
  • Ritorno di due personaggi ben delineati alle versioni stereotipate di loro stessi

 

“Diverged” si conferma l’ennesimo tentativo fallito da parte degli sceneggiatori di riempire un vuoto con episodi dei quali non si sentiva realmente la necessità. L’approfondimento psicologico è da sempre stata la peculiarità di questo show che, tra alti e bassi, è riuscito a costruire personaggi ben caratterizzati e delineati. Purtroppo, dopo dieci stagioni, ricadere in vecchi topos già superati, non può che far perdere credibilità alla serie, dato che ci si trova palesemente davanti a tentativi forzati di scavare ancora più a fondo dove già si era cercato.

Soprannominato dagli amici “Enciclopedia vivente di Cinema e Serie TV”, crede che ogni nuova serie sia un mondo inesplorato da scoprire e conoscere.
Ha una malattia: è curiosissimo e più serie guarda, più ne vuole iniziare. Alla ricerca di una cura, forse il vaccino per il Coronavirus arriverà prima...

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