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TigerTEMPO DI LETTURA 4 min

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Tiger Woods Docuseries HBOCome si era già scritto per l’ottima The Reagans e accennato anche in SanPa, per raccontare in maniera oggettiva una storia recente è doveroso lasciar passare almeno un decennio (meglio due) in modo da lasciar sedimentare i fatti per poi raccontarli senza troppo sentimentalismo. Perché fare una docuseries su Tiger Woods allora se non è né morto, né ha smesso con la sua carriera da professionista? Ottima domanda.
Sfortunatamente a questo non si può dare risposta, si può però intuire facilmente che, essendo una docuseries/miniserie che prende ampio spunto dalla biografia scritta da Jeff Benedict e Armen Keteyian, la mancanza di possibile oggettività è da ricondurre proprio ai due autori. Va anche detto che molta della storia recente di Tiger Woods è volutamente esclusa anche per i motivi sopracitati. Tiger prova ad analizzare la vita di Woods da quando è nato fino al 2019, ovvero quando ha compiuto 43 anni.

MENTE


I shot in the 70s when I was 8.
I shot in the 60s when I was 12.
I played in the Nissan Open when I was 16.
Hello world.
I won the U.S. Amateur when I was 18.
I played in the Masters when I was 19.
I am the only man to win three consecutive U.S. Amateur titles.
Hello world.
There are still courses in the U.S. I am not allowed to play
Because of the color of my skin.
Hello world.
I’ve heard I’m not ready for you.
Are you ready for me?
“Bisogna chiarire fin da subito che Tiger non è una mini-docuseries completamente oggettiva. Non lo è perché Tiger Woods non ha partecipato né alla gestazione del prodotto, né ha contribuito in alcun modo con commenti o interviste (cosa che invece non è successa per The Last Dance con Michael Jordan). Evidentemente, i due registi Matthew Heineman e Matthew Hamachek hanno dovuto costruire il tutto basandosi soprattutto su filmati d’epoca, interviste a persone che hanno condiviso molto tempo frequentando Tiger o lavorando per lui. Il tutto ovviamente tenendo un taglio imparziale ma che, si evince, non lo è del tutto.
L’obiettivo di queste tre ore è quello, palese, di dare una visione a 360° gradi di un uomo dalla doppia faccia che si è costruito un’immagine e una reputazione di un certo tipo sul campo da golf, mentre ha mantenuto la sua vita privata il più nascosta possibile. Il ritmo delle due puntate è abbastanza rilassato nonostante i 43 anni di storia da coprire, eppure grazie ad alcuni colpi di scena l’attenzione rimane sempre molto alta.

CORPO


I’m Tiger Woods.

Le due parti di Tiger sono costruite in maniera tale da affrontare la crescita dello sportivo fino all’apice della sua carriera con la prima metà, mentre la seconda si focalizza principalmente sul declino. Se può aiutare, si può immaginare il tutto come una parabola rovesciata. In tal senso, così come la prima parte è avvincente perché fa luce sul passato di Tiger Woods, sulla sua crescita professionale ed umana enfatizzando in particolare la figura di suo padre Earl Woods, la seconda parte è invece totalmente dedita ad analizzare i motivi del tracollo umano, sportivo e professionale del golfista.
Considerando la struttura e soprattutto la storia di Tiger Woods, i primi 90 minuti sono sicuramente quelli più forti e meglio realizzati. L’enorme quantità d’interviste alle diverse persone vicine a lui (si passa dalla prima fidanzata ad un’amica storica, passando per il fidatissimo e storico caddie Steve Williams) forniscono un quadro sicuramente molto completo e aiutano ad inquadrare soprattutto psicologicamente un uomo davvero complesso. La successiva ora e mezza perde invece un po’ di qualità, ma questo è anche dovuto alla difficoltà nel reperire informazioni oggettive durante il periodo più buio della sua vita. Non è quindi una sorpresa che manchino interviste all’ex moglie o alla madre e che la crisi del golfista sia di fatto protetta in ogni modo da quelli che più lo amano.

SPIRITO


Winning takes care of everything.

Che si conosca o meno la storia di Tiger Woods, la visione rimane comunque molto interessante, specie per le ragioni già dette sopra: Woods ha una doppia faccia ed una storia piuttosto travagliata e nascosta.
Tiger crea un ottimo spaccato dell’infanzia e dell’adolescenza di Woods, focalizzandosi specialmente sulla figura del padre, sulla connessione tra i due ma soprattutto sull’impatto psicologico che ha avuto sul figlio, praticamente nato e cresciuto col solo obiettivo di diventare un campione di golf. In particolare, Heineman e Hamachek riescono a dipingere molto bene la pressione psicologica che si è creata negli anni sulle spalle di Woods, una pressione che ha avuto ovviamente delle conseguenze, specialmente visibili nel secondo atto.

…THEM ALL!


 

Part 1 1×01
Part 2 1×02

 

Nonostante le due parti durino entrambe circa 90 minuti, la narrazione scorre molto fluidamente lasciando lo spettatore sempre molto interessato a proseguire la visione e a sapere di più su Tiger, la sua vita, i suoi traumi e la sua psicologia. Per quanto in totale non si evinca molto di più da quanto già si sapesse, la mini-docuseries di HBO ha il suo perché e si lascia guardare con una certa piacevolezza.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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