
Un biopic anticonvenzionale che trasforma la memoria fotografica di Gerda Taro in una riflessione sorprendentemente attuale sul potere delle immagini.
Sinossi
Parigi, luglio 1937. Gerda Taro trascorre con Robert Capa e gli amici dell’esilio le ultime ore prima di tornare sul fronte della guerra civile spagnola. Tra ricordi, ideali politici e fotografia, il film ripercorre la vita della giovane fotoreporter e il suo desiderio di trasformare le immagini in uno strumento di testimonianza e libertà.
La Ragazza Con La Leica apre la sezione Orizzonti dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con un biopic decisamente poco convenzionale. Diretto da Alina Marazzi, il film conferma l’interesse della regista per figure femminili capaci di sottrarsi alle convenzioni del proprio tempo. Il punto di partenza è il romanzo omonimo di Helena Janeczek, liberamente rielaborato per raccontare la pioniera del fotoreportage di guerra Gerda Taro. Chi si aspetta però un classico biopic didascalico e celebrativo è destinato a rimanere sorpreso: la pellicola è anticonvenzionale quasi quanto la sua protagonista.
OLTRE IL BIOPIC
Il film attraversa i momenti fondamentali della vita di Gerda Taro, nata Gerta Pohorylle: i lavori precari da segretaria, l’esilio a Parigi, l’incontro con il giovane fotografo Endre Friedmann e la nascita delle identità professionali di Gerda Taro e Robert Capa. Ebrei ed esuli nella Francia degli anni Trenta, i due si ritrovano immersi nell’Europa segnata dall’ascesa del nazifascismo e successivamente nella guerra civile spagnola, che decidono di documentare attraverso le proprie fotografie. Una scelta che finirà per cambiare definitivamente le loro vite e porterà Taro alla morte sul fronte spagnolo nel 1937. Ma il film non vuole limitarsi alla celebrazione dell’eroismo di Gerda Taro: utilizza la sua storia per interrogarsi sul significato delle immagini e sulla loro capacità di influenzare la percezione della realtà.
IL POTERE DELLE IMMAGINI
La Ragazza Con La Leica alterna una ricostruzione storica più tradizionale a una componente decisamente più sperimentale. Nella prima emerge la convincente ricostruzione della Parigi dell’epoca, sostenuta da scenografie, costumi e interpretazioni particolarmente curate. Emilia Schüle e Aaron Altaras funzionano perfettamente nei rispettivi ruoli di Gerda Taro e Robert Capa, così come i comprimari chiamati a incarnare personaggi realmente esistiti, compreso Bertolt Brecht. Ma è l’altra anima della pellicola a renderla davvero interessante. La narrazione abbandona progressivamente una struttura lineare e utilizza fotografia, memoria e immagini d’archivio come parte integrante del racconto. Il film arriva così a interrogarsi sull’uso politico delle immagini e su ciò che queste possono generare nella mente dello spettatore: riflessioni inevitabilmente contemporanee in un’epoca nella quale l’intelligenza artificiale rende sempre più labile il confine tra immagine documentaria e immagine costruita.
FOTOGRAFIE VIVE
È dunque un film che guarda al presente attraverso una decisa patina vintage. Marazzi alterna il girato alle fotografie originali di Gerda Taro e a materiali di repertorio, fondendoli con naturalezza. Più che limitarsi a seguire la biografia dei protagonisti, la sceneggiatura sembra inseguire la storia delle loro immagini. Da qui nasce la scelta di farle quasi letteralmente prendere vita, sostenuta da una fotografia volutamente vissuta e materica. La memoria delle immagini ritorna continuamente nei dialoghi e nella narrazione, conferendo alla pellicola un tratto nostalgico che non diventa però mai puramente contemplativo. Le sequenze sembrano fotografie che prendono vita davanti allo spettatore. Rimangono una certa lentezza narrativa e un finale che rischia inizialmente di apparire troppo brusco, prima che l’ultimo ribaltamento della narrazione riesca a dare un senso ulteriore alla struttura scelta da Marazzi. La Ragazza Con La Leica è un biopic originale e formalmente coraggioso, capace di trasformare Gerda Taro in un punto di partenza per ragionare sul rapporto tra memoria, politica e immagini. Un esordio decisamente convincente per la sezione Orizzonti di Venezia 83.








