A Knight Of The Seven Kingdoms 1×06 – The MorrowTEMPO DI LETTURA 4 min

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A Knight Of The Seven Kingdoms 1x06 recensioneGiusto il tempo di far affezionare il pubblico a storia e personaggi, che Il Cavaliere Dei Sette Regni giunge già alla fine della sua prima stagione.
Quello che lascia “The Morrow” è un sentimento di dispiacere per un prodotto che in appena sei episodi è riuscito ad entrare nel cuore degli spettatori.
A freddo, però, si riesce a comprendere bene come la caratteristica breve della serie sia anche il suo punto di forza. Nessuna forzatura, nessun allungamento narrativo improprio, solo la semplicità dei fatti e dei personaggi che sono riusciti in poco tempo a crearsi il loro spazio nell’universo televisivo di GOT.
Fedele alla sua caratteristica primaria, ossia quella di essere basata su una novella, la serie ideata da Ira Parker (con la collaborazione evidentissima di George R. R. Martin), si congeda così com’era iniziata, con gentilezza e nel rispetto della tipica struttura di un racconto breve: una conclusione rapida, che porta ad una “risoluzione” del conflitto lasciando dietro di sé diversi spunti di riflessione. In altre parole, nessuno si aspettava un finale pirotecnico dopo il fortissimo impatto dello scorso episodio, anzi, ci si aspettava esattamente un finale così come è stato presentato.

Joffrey Baratheon: “Four pages for Ser Duncan the Tall. He must have been quite a man.” – Game Of Thrones 4×02

NETWORKING FATTO BENE


Come detto, in appena sei episodi si è riusciti ad avere un quadro ben delineato dei protagonisti, del loro background e dei loro principi.
Ser Duncan è ovviamente il character che ha avuto tempo e modo di essere raccontato meglio. Già nello scorso episodio i flashback sulla sua infanzia sono stati utili per dare contesto al suo carattere e alla sua indole. Gli sprazzi visti in compagnia di Ser Arlan hanno poi completato il quadro. Ne è emerso un personaggio ingenuo e buono di cuore, ma che non esita a cogliere un’occasione, seppur seguendo i suoi principi.
A tal proposito, resta il dubbio sulla legittimità del suo cavalierato dato che, su richiesta di George Martin, il creatore stesso ha ammesso di aver lasciato appositamente il dubbio senza specificare se Ser Arlan alla fine ha nominato cavaliere Dunk o no. Un elemento che è lasciato libero all’interpretazione dello spettatore.
Ser Duncan è arrivato come un comune cavaliere errante al torneo di Ashford e si congeda invece con un carico pesante. Seppur vittima delle circostanze, riesce a seminare impressioni positive grazie al suo carattere onesto. Il risultato, infatti, vede ben due offerte di lavoro da parte di Lord, da Lyonel Baratheon, fino addirittura al Principe Maekar. Ironia a parte, queste proposte, insieme al suo rifiuto, servono a concretizzare maggiormente la caratterizzazione di Ser Dunkan e promuovere così definitivamente un personaggio entrato senza sforzo nell’immaginario collettivo del mondo di Game Of Thrones.

SANGUE DI DRAGO


Oltre Dunk, questo episodio, forse più che mai, regala anche uno sguardo più attento alla figura di Egg. Attivo e perspicace, nel ragazzino si intravedono i suoi natali regali, sia per conoscenza che per spavalderia. Aegon deve ancora formarsi come persona, ma è ancora presto per “uccidere il ragazzo” interiore come gli suggerirà anni dopo suo fratello Maestro Aemon.
Anche la sua costruzione, per quanto meno centrale di quella di Dunk, risulta comunque ben realizzata. La scena in cui tenta di uccidere Aerion è uno sprazzo di vena Targaryen frenata sia dal padre che dalla sua fanciullezza. Anche il destino di Egg inizia adesso, dato che sarà proprio il viaggio appena intrapreso a segnarne il futuro.
Ben sviluppata, poi, è stata anche la figura di Maekar. Padre esasperato e adesso anche fratello distrutto, il peso di quanto accaduto a Baelor segna irrimediabilmente l’uomo e in quest’ultimo episodio tutti questi sentimenti appaiono ben messi in scena, grazie anche ad un ottimo Sam Spruell, che interpreta il personaggio di Maekar. Peccato che lo stesso attore abbia confermato la sua assenza nella prossima stagione, dato che il character risulta decisamente interessante da esplorare.

ROTTA VERSO IL DESTINO


Come detto ad inizio recensione, l’episodio non sorprende per la sua pacatezza narrativa, risultando un giusto ponte per chiudere il cerchio sul torneo di Ashford e spianare la strada alle future avventure di Dunk ed Egg.
Eppure, forse manca un filo di connessione più radicata con ciò che è successo. La morte di Baelor viene messa da parte quasi “facilmente”, tranne che per un tangibile momento di dolore mostrato dal figlio Valaar.
Elementi quasi di contorno, ma che avrebbero meritato ulteriore attenzione e che, data la buona capacità di raccontare della serie, non avrebbero rovinato l’essenza stessa di questo show. Si è preferito rimanere fedeli non solo alla storia, ma anche alla sua lunghezza narrativa e forse solo le prossime stagioni sapranno dire se è stata la scelta migliore o si poteva tentare un po’ di più.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Interpretazione di tutti i personaggi estremamente di rilievo
  • Emotività profonda che non ci si aspetta da una serie del genere
  • Finale non sorprendente ma coerente e ben gestito
  • Minutaggio contenuto croce e delizia della serie
  • Qualche scena più leggera di troppo che ruba il posto ad eventuali approfondimenti 

 

Il Cavaliere dei Sette Regni è arrivato quasi in sordina nella famiglia di Game Of Thrones e si è ritrovato invece a lasciare un segno profondo nella narrativa di questo franchise. Un’ottima serie che lascia sicuramente un bel ricordo e forse il rammarico per essere durata così poco. Il destino dei personaggi è già segnato, eppure l’hype per la prossima stagione è bello carico.

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Sara Moro

Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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