A Knight Of The Seven Kingdoms 1×03 – The SquireTEMPO DI LETTURA 3 min

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A Knight Of The Seven Kingdoms 1x03 recensioneArrivati al giro di boa, il dubbio di fondo resta intatto: A Knight Of The Seven Kingdoms non era una serie necessaria. Eppure questo terzo episodio conferma anche l’altro lato della medaglia, quello più interessante, ovvero la possibilità di esplorare Westeros dal basso, lontano da troni, guerre globali e destini del mondo. Il problema è che “The Squire” sembra quasi avere paura di osare davvero e preferisce rallentare fino allo sfinimento, come se il tempo fosse improvvisamente infinito.
Il cuore della serie resta la strana coppia formata da Ser Duncan l’Alto ed Egg, ed è proprio lì che questo episodio colpisce e allo stesso tempo tradisce la propria premessa. La rivelazione dell’identità di Egg come Targaryen non è certo una sorpresa per chi conosce i racconti di George R. R. Martin, ma il modo in cui viene messa in scena, tra il taglio di capelli e la fuga dalle proprie origini, è efficace e ben costruito.
Il problema è concettuale più che narrativo: inserire così apertamente il sangue reale nella storia fa crollare in parte l’illusione di una serie davvero ancorata al sottobosco di Westeros. Se anche qui tutto finisce per ruotare intorno ai Targaryen, allora l’umiltà promessa rischia di diventare solo un esercizio estetico. La rivelazione funziona, ma sposta l’asse del racconto verso territori già visti e abusati.

UN NULLA DI FATTO


“The Squire” soffre di un problema strutturale evidente perchè la prima metà l’80% della puntata è quasi interamente dedicata all’attesa: i cavalieri si preparano, Duncan si prepara, il torneo deve iniziare ma non inizia mai. È una sospensione che vorrebbe costruire atmosfera, ma che finisce per appesantire la visione.
La sensazione è quella di un episodio che si dilata artificialmente, come se si avesse paura di arrivare troppo in fretta al punto. Ed è un peccato, perché quando la puntata decide finalmente di muoversi, dimostra di avere qualcosa da dire.
La seconda parte Gli ultimi 4 minuti, con Duncan che rischia letteralmente la testa per mano di un Targaryen, riporta in scena quella follia brutale che è sempre stata una costante della dinastia. Qui la tensione funziona, il pericolo è concreto e il mondo di Westeros torna a essere spietato. Ma resta la domanda inevitabile: perché far aspettare così tanto lo spettatore per arrivarci?

PROFEZIE, DARK HUMOR E PROMESSE PER IL FUTURO


Uno degli elementi migliori dell’episodio è senza dubbio la scena della veggente. Dire a un bambino che morirà da re (ma bruciato vivo) e che tutti saranno felici è un colpo di dark humor perfettamente allineato allo spirito di questo universo. Ancora più riuscita è la reazione di Duncan, che liquida tutto come una follia. È un momento che funziona proprio perché chi guarda sa benissimo che, in questo mondo, le profezie non sono mai semplici sciocchezze.
Qui la serie gioca bene con la conoscenza pregressa dello spettatore (che è anche il contraltare alla svolta nel finale di puntata) e semina un’inquietudine sottile che potrebbe tornare utile più avanti. Ora che l’identità di Egg è stata svelata, è lecito aspettarsi un cambio di passo. Non una rivoluzione, perché la dinamica tra Duncan ed Egg deve restare intatta, ma almeno un movimento verso nuovi scenari e nuovi conflitti. A patto, però, che il ritmo smetta di procedere con la velocità di un bradipo stanco.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • La rivelazione su Egg è ben costruita
  • La tensione nella seconda parte nei minuti finali funziona
  • La scena della profezia è un colpo riuscito
  • Ritmo eccessivamente lento
  • Prima metà 80% della puntata quasi statica
  • Il “mondo basso” perde un po’ di credibilità

 

A Knight Of The Seven Kingdoms continua a mostrare un potenziale reale, ma “The Squire” è anche l’episodio che più mette in evidenza i suoi limiti. Se la serie non trova il coraggio di accelerare e di sfruttare davvero la sua prospettiva minore, rischia di trasformarsi in un lungo prologo che arriva stanco al clou. La curiosità resta, ma ora serve una scossa vera.

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Federico Salata

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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