Grey’s Anatomy 22×10 – Strip That DownTEMPO DI LETTURA 5 min

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La decima puntata della ventiduesima stagione di Grey’s Anatomy, intitolata “Strip That Down”, rappresenta l’ultimo episodio prima di una pausa di circa un mese: si ripartirà infatti a fine febbraio.
Si tratta di un episodio che costruisce il proprio pathos e la propria forza richiamando in causa figure storiche della serie (Addison) unitamente a ritorni di personaggi chiave (Amelia). Una struttura che sottolinea la forte dipendenza dalla nostalgia dello show, specialmente in queste ultime stagioni. Un altro fattore che indebolisce la visione sono i conflitti personali compressi e risolti con eccessiva rapidità (Addison-Amelia ma anche Miranda-Owen): non c’è tempo di analisi, si passa dalla rottura e dallo scontro approdando direttamente alla risoluzione del diverbio.
Funzionano, come già capitato anche in passato, i casi medici che si protraggono per molti episodi. Ma per altri versi, invece, resta la sensazione di deja-vù.

IL RITORNO DI ADDISON


Il fulcro narrativo è il ritorno di Addison Montgomery, come detto, chiamata ad affrontare un caso ostetrico complesso che si trasforma rapidamente in una situazione critica. Tipica escalation in pieno stile Grey’s Anatomy.
Il personaggio di Addison conserva una solidità che molti membri del cast più recente non hanno ancora raggiunto, né tanto meno sembrano potersi avvicinare: entra in scena come figura di riferimento, ma la scrittura sceglie di sovraccaricarla di tensioni personali, in particolare legate alla crisi del suo matrimonio con Jake. La rivelazione della rottura, o quantomeno di una frattura profonda, introduce un conflitto potenzialmente interessante, che però viene trattato in modo troppo sbrigativo, come un’informazione narrativa inserita per creare impatto immediato.
Il caso medico della puntata è costruito secondo il modello classico della serie: progressione rapida, complicazioni a cascata, decisioni chirurgiche al limite e tensione in sala operatoria. Tutto ben ritmato, almeno in questa sottotrama, ma molto prevedibile nella struttura. Il ritorno di personaggi storici continua a essere una delle principali leve della serie in questa fase avanzata. Tuttavia, l’uso della nostalgia come motore narrativo mostra segni di affaticamento: Addison funziona perché è un personaggio forte, non semplicemente perché è un volto noto. Ma quando il richiamo al passato sostituisce la costruzione del presente, il rischio è quello di trasformare l’episodio in un evento celebrativo più che in un passaggio narrativo necessario. “Strip That Down” oscilla proprio tra questi due poli.
L’episodio evidenzia un problema ricorrente della stagione: la difficoltà nel dare peso duraturo alle conseguenze. Le rivelazioni personali, come la crisi matrimoniale di Addison di cui si è già scritto, hanno impatto nel momento in cui vengono pronunciate, ma la regia e il montaggio non concedono loro lo spazio per sedimentare. Si passa rapidamente alla scena successiva, al conflitto successivo, al caso successivo. La serialità lunga di Grey’s Anatomy ha sempre alternato archi lenti e sviluppi graduali; qui prevale invece la compressione.

TUTTO IL RESTO CHE NON CONVINCE O QUASI…


Uno degli aspetti più discutibili dell’episodio è la densità di sottotrame personali inserite in parallelo. Diverse storyline secondarie, sentimentali e professionali, vengono portate avanti a piccoli blocchi di dialogo, ma senza il tempo necessario per svilupparsi con naturalezza. Il risultato è una sensazione di montaggio emotivo frammentato: molte questioni vengono toccate, poche realmente approfondite. Lucas e Simone hanno ormai preso di fatto due strade separate nel disinteresse generale, ma pochi episodi fa sembravano ancora vicini dal punto di vista sentimentale.
Un allontanamento che permette allo show di esplorare nuove (si fa per dire) trame: Lucas sentimentalmente legato sempre più alla paziente trattata da lui, Miranda e Ben; Simone sta rafforzando il rapporto con Wes.
Jules e Kwan sono lasciati molto in disparte in questo episodio, specialmente la prima a cui è concessa solo qualche scena di “imbarazzo lavorativo” con Winston, nulla di più.
Sarà da approfondire, invece, la sottotrama riguardante Link e Jo perché se quest’ultima sembra essersi del tutto rimessa e pronta a tornare a gestire lavoro e figli, Link sembra ancora incapacitato a livello lavorativo. Nonostante a livello clinico gli sia già stato dato il via libera per tornare a lavorare.
La sua grossa difficoltà in sala operatoria, coperta da Simone, resta un tassello narrativo potenzialmente interessante per il prosieguo della stagione. Soprattutto se le dinamiche dovessero cercare di avvicinarsi a quanto accaduto a Preston Burke (all’epoca coperto da Cristina Yang) durante la terza stagione dello show.
Fun fact: relativamente a quest’ultimo punto, se si cercano informazioni, si leggerà che Cristina, messa sotto pressione dai colleghi, e spinta dalla paura di perdere il proprio lavoro, rivelerà di coprire Burke a Richard, “ormai prossimo alla pensione”.
Era la terza stagione (2006). E Richard alla ventiduesima (2026) resta ancora saldo in uno dei pochissimi ruoli storici sopravvissuti all’interno dello show.
Giù il cappello per la sua longevità.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Addison e Amelia
  • Possibili risvolti lavorativi per Link
  • Tentativo di rendere Wes più piacente agli occhi del pubblico
  • Jules e Kwan lasciati in disparte
  • Gestione rapida dei conflitti tra i vari personaggi
  • Molto labile la parentesi di Owen in questo episodio
  • Casi medici da contorno molto leggeri, forse in maniera eccessiva

 

Nel complesso, la puntata offre momenti intensi, buone dinamiche tra personaggi storici, ma soffre di eccesso di sottotrame, risoluzioni accelerate e dipendenza dal richiamo nostalgico.
È un episodio che intrattiene e coinvolge, ma raramente sorprende risultando molto prevedibile. In una serie con oltre vent’anni di storia, questo equilibrio tra mestiere e ripetizione è comprensibile ma resta, inevitabilmente, anche il suo limite più evidente. Di questa prima metà (circa) di stagione la cosa più interessante resta la malattia di Richard e il tentativo di fondere realtà e finzione da parte dello show. Unitamente alla critica al sistema governativo americano e alla gestione dei fondi per i trial medici sperimentali.
Tutto il resto è puro e semplice riempitivo che odora di stantio.

 

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Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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