Grey’s Anatomy 22×13 – Love the Way You LieTEMPO DI LETTURA 3 min

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Grey's Anatomy 22x13 recensioneAnche questo tredicesimo episodio della ventiduesima stagione di Grey’s Anatomy continua a confermare ciò che ormai si sa da tempo, ossia che la serie ha perso il proprio filo conduttore.
Un tempo il medical drama della ABC costruiva archi narrativi solidi che si sviluppavano lungo tutta la stagione, mentre oggi molti episodi appaiono come semplici tappe di passaggio per arrivare al finale di stagione.
Questo episodio cerca di intrecciare diverse storyline mediche, ma il risultato è un insieme di trame che raramente trovano una vera direzione. Alcuni momenti funzionano sul piano emotivo, ma altri risultano decisamente poco credibili.

DRAMMA EMOTIVO E DENUNCIA SOCIALE


Al centro dell’episodio c’è ancora una delle poche trame orizzontali della stagione. La paziente Katie, seguita dalla Bailey, ormai arrivata alla fase terminale della malattia. Una storyline che, sin dall’inizio, prova a toccare corde emotive molto forti. La frustrazione di Miranda, il dolore della madre e la critica al sistema sanitario che impedisce l’accesso a cure sperimentali.
Si tratta sicuramente di una storyline che vuole rendere la serie più realistica e attuale, soprattutto quando la Bailey esplode contro la burocrazia che blocca la ricerca scientifica. Ancora una volta Grey’s Anatomy si fa infatti voce per esprimere dissenso contro scelte politiche decisamente discutibili e non si può che applaudire il loro impegno costante nel denunciarlo attraverso la tv.
Tuttavia, il realismo inizia a vacillare quando entrano in gioco soluzioni poco credibili che vorrebbero passare per il solito approfondimento emotivo dei personaggi, ma risultano solo forzati. L’idea proposta da Lucas appare, infatti, più come una soluzione da sceneggiatura che come qualcosa che potrebbe davvero accadere in un contesto medico reale.
Il risultato è che la trama, pur essendo emotivamente intensa, finisce per perdere la propria autenticità.

JULES VS MOHANTY


In netto contrasto con la storyline della Bailey e della sua paziente, la vicenda che coinvolge Jules e Mohanty risulta paradossalmente più credibile.
La mossa di Mohanty di scaricare la responsabilità su Jules ricamandosi una scusa accettabile (ammette di non averla supervisionata abbastanza), è un tipo di conflitto estremamente realistico e lontano dalla solita retorica di cui a volte questi show peccano. Non ci sono prese di coscienza e bontà d’animo, o soluzioni improbabili, ma solo dinamiche professionali credibili causati da tensioni tra colleghi.
Dal canto suo, anche la reazione di Jules appare umana e soprattutto coerente con il suo personaggio e il percorso finora affrontato. La sua difesa, passata per lamentela, è decisamente più convincente e naturale rispetto, ad esempio, al comportamento spesso fuori luogo di alcuni sui colleghi (qualcuno ha detto Ben?).
Paradossalmente, questa trama nella sua disarmante realtà risulta quindi più convincente di una retorica spesso esagerata.

QUALI NUOVI INIZI?


Per quanto riguarda le storyline secondarie, queste continuano a mostrarsi come poco più che riempitivi.
La dinamica tra Jo e Link continua ormai a muoversi su toni quasi da sit-com, con la decisione improvvisa di trasferirsi nel vecchio appartamento di Link che sembra più un espediente produttivo (fare a meno di una location impegnativa?) che un vero sviluppo dei personaggi, che restano relegati a semplici intermezzi comici.
Allo stesso modo, la riflessione esistenziale di Webber dà una forte sensazione di déjà-vu, per una storia che la serie ripropone ciclicamente da anni senza mai portarla davvero a una svolta concreta. Senza offesa per Richard, ma l’unico vero nuovo inizio al momento sarebbe quello della pensione.
In mezzo a queste trame si inserisce anche il possibile sviluppo romantico tra Jules e Winston, un’idea che sulla carta potrebbe funzionare ma che, vista l’assenza di una costante costruzione narrativa solida, rischia di perdersi prima ancora di iniziare.

 

THUMBS UP 👍THUMBS DOWN 👎
  • Il conflitto tra Jules e Mohanty è la storyline più credibile dell’episodio 
  • La denuncia sociale, sanitaria e politica attraverso le parole della Bailey
  • Assenza di Owen e Teddy
  • Situazioni create con poco realismo e troppa retorica
  • Jo e Link ormai mere macchiette comiche 
  • La solita crisi di Webber
  • Il comportamento sempre fuori fase di Ben

 

Altro episodio senza una direzione precisa per Grey’s Anatomy. Intanto, il periodo dei rinnovi in casa ABC si avvicina e lo spettatore è ancora qui a chiedersi se lo show otterrà nuovamente l’ennesimo lasciapassare.

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Sara Moro

Nata con la passione per telefilm e libri, cresciuta con quella per la scrittura. Unirle è sembrata la cosa più naturale. Allegra e socievole finché non trova qualcosa fuori posto, il disordine non è infatti contemplato.
Tra una mania e l'altra, si fa carico di un'estenuante sensibilità che la porta a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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