La prima stagione di Paradise è stata una bellissima sorpresa, anche riconosciuta dalle varie nomination ricevute tra Emmy e Golden Globes. Lo showrunner Dan Fogelman (This Is Us, Galavant, The Neighbors) aveva sorpreso sotto diversi punti di vista, vuoi per il continuo gioco tra passato e presente, vuoi per le diverse prospettive offerte per i vari character che sovvertivano l’iniziale idea che, ovviamente, era fuorviante e piuttosto diversa. Un gioco di prospettive che, pur ricordando alcuni modus operandi classici delle serie tv più mainstream, comunque funzionava molto bene.
Le aspettative legate alla seconda stagione ovviamente erano, sono e rimarranno sulla falsariga di quanto visto nelle 8 puntate precedenti e quindi, dopo la visione di questi primi tre episodi, non si può rimanere pienamente soddisfatti. Il livello generale, la confusione e i plot twist sciorinati (pur con alti e bassi) sembrano indicare una direzione molto più mainstream, e di conseguenza più superficiale, rispetto a quello che si avrebbe desiderato da Paradise.
IL PROBLEMA DELL’EMPATIA
I primi tre episodi mostrano un approccio diverso ma non necessariamente migliore rispetto alla prima annata perché si va, doverosamente, ad esplorare il mondo esterno con l’arrivo di nuovi character e di nuove situazioni. Il punto è che uno degli elementi che ha reso Paradise così iconico nella prima stagione era, per l’appunto, l’ambiente circoscritto e oppressivo del bunker, un ambiente che in queste prime tre puntate viene mostrato solo nel terzo episodio per focalizzarsi su Sinatra.
Probabilmente l’episodio migliore dei tre, dato che ci sono sia dinamiche politiche che plot twist e si va ad alimentare la trama orizzontale con un nuovo progetto segreto di Sinatra che, oggettivamente, a questo punto è l’elemento che si attende di scoprire con più ansia.
UNA SECONDA STAGIONE CONFUSA
Il terzo episodio però non può bastare a compensare il primo, che è completamente focalizzato sul nuovo personaggio di Annie Clay, qui interpretata da Shailene Woodley. Un character con cui difficilmente si riesce a empatizzare, vista la serie di discutibili decisioni che compie (non ultima quella di rimanere a Graceland invece che seguire l’unica persona che le ha parlato negli ultimi anni). Ed è qui che nasce il problema principale: pur capendo che Annie Clay sia un personaggio rilevante da accostare a Xavier nella ricerca della moglie nel mondo esterno, sia il modo in cui è stata presentata sia il tipo di personaggio molto “peculiare” e con diverse turbe mentali non è esattamente ciò di cui lo show aveva bisogno.
E si fa questo commento senza nemmeno entrare troppo nel dettaglio di quanto sia inaccurato e difficilmente credibile l’intero modo in cui sia sopravvissuta per due anni da sola, chiusa a Graceland, con discutibilissime fonti di cibo che a quanto pare sono infinite, ancora più discutibili fonti idriche per abbeverarsi e in tutto ciò senza mai uscire all’esterno. Un buco gigantesco nella trama che è meglio non approfondire ulteriormente. Quello che invece merita di essere discusso è il personaggio di Link che, ancora più di Annie, sembra essere un character piuttosto interessante dato che è direttamente collegato, con una piacevole sorpresa, al secondo episodio. In tutto ciò fa anche specie constatare come Xavier stia di fatto passando in secondo piano, diventando uno dei tanti character e non più il protagonista assoluto, almeno stando a questi tre episodi.
Ci sarà ovviamente tempo e modo per dargli più spazio ma è comunque una scelta piuttosto curiosa da parte di Fogelman, soprattutto considerando la dichiarata durata di Paradise di tre stagioni in totale.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Paradise resta una serie interessante, ma questi primi tre episodi sembrano un passo laterale più che un’evoluzione: il bunker manca, Sinatra regge, Annie divide e Xavier, per ora, si fa stranamente da parte.

IL PROBLEMA DELL’EMPATIA
UNA SECONDA STAGIONE CONFUSA
