
Un episodio che prova ad alzare la tensione in vista del finale, ma continua a disperdere energie in sottotrame poco incisive e in coincidenze sempre più difficili da digerire.
Arrivati al settimo episodio, Paradise dovrebbe teoricamente correre verso il finale con una direzione ormai chiarissima. Dovrebbe. E invece continua a dare la sensazione di una serie che, pur avendo in mano alcuni spunti potenzialmente molto forti, non riesce mai davvero a scegliere quali meritino il centro della scena.
“The Final Countdown” è un episodio che aumenta la tensione, moltiplica gli snodi e prepara il terreno agli ultimi sviluppi, ma lo fa in un modo che lascia spesso più perplessità che entusiasmo.
Il problema non è la mancanza di eventi, perché di cose ne accadono parecchie, quanto il fatto che molte di queste sembrano accadere più per necessità di drammatizzazione che per una reale coerenza interna.
Il risultato è una puntata che intrattiene a tratti, incuriosisce in altri, ma che continua a portarsi dietro tutte le fragilità di una stagione molto più incerta del previsto e, a questo punto, dettata da una straordinaria e ingiustificabile serie di coincidenze.
XAVIER E TERI SI RITROVANO, MA LA TRAMA SI PERDE
Da un lato c’è finalmente la situazione relativa a Xavier e Teri, che si sono ritrovati dopo tutto quello che la stagione aveva costruito attorno alla loro separazione.
Ed è proprio qui che nasce una delle frustrazioni principali della puntata, perché invece di sfruttare questo ricongiungimento per rimettere Xavier al centro degli eventi chiave, l’episodio sceglie di perdere tempo restando su Gary che è, evidentemente, il rappresentante ultimo di una sottotrama che a questo punto sa molto più di rallentamento che di valore aggiunto.
Dopo essere stato utilizzato molto bene in “The Mailman” come personaggio capace di rimettere in carreggiata la serie, qui viene improvvisamente trasformato in una minaccia e altrettanto improvvisamente accantonato. Si può anche capire la necessità di dare una chiusura a questa linea narrativa, ma non così.
Qui la sensazione è che la serie stia solo prendendo tempo e lo faccia proprio nel momento in cui non potrebbe più permetterselo. Perché con un finale di stagione ormai alle porte, continuare a lasciare Xavier ai margini della vera partita rende tutto più debole.
E rende ancora più evidente il difetto di fondo di questa seconda annata: il protagonista è spesso il personaggio meno centrale proprio quando dovrebbe trascinare il racconto.
ALEX NON È UNA PERSONA E IL VERO PROBLEMA È LA SPIEGAZIONE CHE (FORSE) ARRIVERÀ
Il punto su Alex, ovviamente, va fatto: a questo punto è chiaramente non una persona e verosimilmente è un’intelligenza artificiale.
Ed è proprio questa rivelazione implicita a far riconsiderare quanto visto anche in “Jane”, quando nel flashback iniziale ambientato nel 1997 un uomo continuava a ricevere il messaggio “a killer will be born”.
A questo punto appare piuttosto evidente che Alex sia la “machine” dietro questo messaggio, e il paragone con Person Of Interest viene quasi automatico.
Il problema è che nella serie di Jonathan Nolan (Westworld) quel tema era affrontato con una struttura molto più credibile e stratificata (seppur in formato procedurale), mentre qui il rischio è che Paradise sembri una versione più fragile e inverosimile di quel modello.
È difficile immaginare un sistema del genere nel 1997, soprattutto se la serie vuole far credere che possa esistere una capacità di previsione tanto avanzata tra presente e futuro.
Va lasciato a Dan Fogelman il beneficio del dubbio, perché la storia resta volutamente misteriosa e il quadro non è ancora completo però allo stesso tempo resta anche pienamente legittimo un certo scetticismo.
Perché il mistero funziona solo finché la spiegazione promessa sembra reggere, e la serie al momento sta camminando su una linea molto sottile tra suggestione e forzatura.
L’idea è affascinante, senza dubbio, ma il rischio che si trasformi in una vaccata colossale è altrettanto grande, se non più probabile.
MA QUANTE CAZZO DI COINCIDENZE CI SONO?
Quello che sorprende in positivo è invece il confronto tra Sinatra e Link, un confronto che mette ai lati opposti del tavolo quelli che sembrano essere madre e figlio, con la particolarità che il figlio non sa ancora di essere il potenziale figlio.
Anche qui le coincidenze si sprecano, ma almeno la dinamica porta in scena una tensione vera e un sottotesto più interessante di molte altre linee narrative viste finora. Se la spiegazione finale terrà, questo potrebbe diventare uno snodo forte della stagione, ma se invece non terrà, resterà solo l’ennesima costruzione artificiale e artificiosa che farà storcere il naso a molti spettatori.
Il problema è che Paradise continua ad alzare il volume della drammaticità attraverso una serie di eventi improbabili che accadono tutti insieme sulle note di una cover rockeggiante di “The Final Countdown”. E lo dice lo stesso creatore di risposta all’ex presidente: le probabilità che una serie di eventi del genere si materializzi in contemporanea sono infinitesimali, quindi il problema non sussiste.
L’apertura forzata del bunker per la mancanza di ossigeno, la chiusura forzata del bunker e l’attacco esterno arrivano all’unisono con una precisione che può anche funzionare sul piano dell’intrattenimento, ma fa imbestialire sul piano del realismo. Ed è qui che la puntata serie inciampa più chiaramente perché Paradise ha sempre cercato di vendersi come una serie realistica, pur nella sua componente misteriosa e distopica.
Qui invece sembra chiedere allo spettatore di accettare troppo, troppo in fretta e senza abbastanza appigli. Ai fini della drammaticità si può anche chiudere un occhio ma ai fini della coerenza narrativa è molto più difficile farlo.
Volendo dirla in altri termini: se Paradise fosse andato in onda su HBO molto probabilmente questa trama non sarebbe stata approvata da Casey Bloys.
THUMBS UP 👍
- Il confronto tra Sinatra e Link aggiunge finalmente una tensione più interessante al cuore della stagione
- Il mistero su Alex continua a incuriosire e resta uno dei pochi veri motori narrativi del finale
- L’episodio alza la tensione e prepara il terreno agli ultimi sviluppi
THUMBS DOWN 👎
- Xavier continua a restare lontano dagli eventi davvero decisivi
- La sottotrama di Gary viene chiusa in modo frettoloso e poco utile
- Le coincidenze finali sono troppe e indeboliscono il realismo della serie
- La stagione continua a sembrare più confusa che davvero misteriosa







