
Un pilot sorprendente, nervoso e tragicomico, che trova in Tatiana Maslany una protagonista disastrosa ma tremendamente umana.
Il primo episodio di Maximum Pleasure Guaranteed parte da una premessa abbastanza riconoscibile: una donna appena divorziata, una figlia piccola, un ex marito più (economicamente) stabile, una relazione virtuale a sfondo sessuale e una truffa pronta a esplodere nel momento peggiore possibile.
La sorpresa è che la serie non segue mai davvero il binario più comodo: non è l’uomo a fare il solito disastro familiare; non è il divorzio a diventare il centro melodrammatico della storia; non è nemmeno la truffa digitale a esaurire il mistero. Tutto viene spostato leggermente di lato, quanto basta per rendere il pilot meno prevedibile e molto più curioso del previsto.
Lo showrunner David J. Rosen costruisce così per Apple TV una dark comedy thriller con un’identità già abbastanza chiara: raccontare una donna che non può permettersi altri errori e che, ovviamente, comincia a collezionarli uno dopo l’altro. Al centro c’è Paula, interpretata da una Tatiana Maslany lontanissima dalla leggerezza pop di She-Hulk e finalmente immersa in un personaggio sporco, fragile, impulsivo, pieno di vergogna e allo stesso tempo impossibile da liquidare con superiorità.
TATIANA MASLANY REGGE LO SHOW
Paula poteva diventare facilmente uno di quei character con cui si empatizza poco: mente, si infila in una relazione virtuale con un ragazzo molto più giovane, si lascia trascinare da desiderio, solitudine e panico, poi reagisce quasi sempre nel modo meno lucido possibile.
Eppure “Magnets” funziona perché non la assolve e non la condanna ma la mostra mentre prova a rimanere madre, ex moglie, donna desiderabile e adulta presentabile, fallendo praticamente in ogni categoria. Il suo ex marito (un sempre ottimo Jake Johnson) sembra più ricco, più stabile, già pronto a rifarsi una vita e quindi molto più spendibile in una futura battaglia per la custodia della figlia. Paula, invece, sembra sempre a mezzo passo dal sabotarsi da sola.
La relazione virtuale diventa quindi qualcosa di più interessante del semplice errore erotico-digitale. È una via di fuga, certo, ma anche una richiesta di conferma. Paula vuole sentirsi vista, voluta, ancora capace di esercitare controllo su qualcosa. Il problema è che quel qualcosa è una trappola.
Maslany lavora benissimo su questa contraddizione: Paula è un disastro ambulante, ma il suo caos non è mai gratuito. Nasce da una pressione reale, di un divorzio e di una successiva battaglia per la custodia della figlia che la schiaccia. Ma, come già detto, si può empatizzare con lei non tanto perchè abbia ragione, ma perché la si può capire. Ed è qui che il pilot trova subito il suo punto di forza.
LA TRUFFA È SOLO L’INIZIO
La serie gioca bene con le aspettative. Per diversi minuti sembra voler portare lo spettatore verso una traiettoria già nota: il ragazzo giovane è un truffatore, Paula è la vittima, il ricatto digitale diventerà il motore della stagione e nascono ovviamente già i primi punti di domanda su come si possa tirare avanti uno show così per 10 episodi. Solo che, senza fare spoiler, a fine pilot improvvisamente tutto ciò che sembrava chiaro smette di esserlo.
Quello che accade è una svolta semplice ma efficace perché non viene usata come colpo di scena fine a sé stesso ma serve a cambiare prospettiva: la truffa non è il punto d’arrivo, ma la superficie di qualcosa di più grande (che giustifica anche 10 episodi). Anche il fatto che il ragazzo riesca a entrare in contatto con l’ex marito di Paula alza subito la posta in gioco, perché non minaccia solo la sua privacy o la sua reputazione, ma la sua credibilità come madre per l’affido della figlia
Maximum Pleasure Guaranteed sembra avere una direzione precisa: non raccontare semplicemente una truffa o un divorzio, ma la velocità con cui una vita già instabile può collassare quando desiderio, vergogna e paura finiscono nello stesso punto cieco.
UN PILOT CHE SA GIÀ DOVE COLPIRE
“Magnets” non è perfetto e alcuni passaggi investigativi nella parte finale dipendono un po’ troppo da coincidenze e tempistiche favorevoli, però il pilot ha ritmo, tono e una protagonista forte. Soprattutto, evita di trasformarsi nella solita storia di una donna incastrata da un errore sessuale online, perché sposta subito il racconto verso qualcosa di più nervoso, più ambiguo e più dramedy.
La serie sembra voler sorprendere senza fare la furba, almeno per ora. Disattende le aspettative non per il gusto di ribaltare tutto, ma perché costruisce Paula come un personaggio che vive già dentro una frattura: tra madre e donna, tra vittima e responsabile, tra desiderio di controllo e totale perdita di controllo.
E la voglia di proseguire la visione sale non tanto perché tutto sia già pienamente definito, ma perché dopo il primo episodio la curiosità è alta e, soprattutto, Paula è già una protagonista che merita di essere seguita nella sua rovinosa caduta. Una caduta che, a giudicare da “Magnets”, potrebbe essere molto più divertente, dolorosa e pericolosa del previsto.
THUMBS UP 👍
- Tatiana Maslany costruisce una protagonista fragile, disastrosa e molto empatizzabile
- Il pilot disattende le aspettative senza sembrare costruito solo sul colpo di scena
- La truffa digitale diventa rapidamente qualcosa di più oscuro e interessante
- La componente tragicomica funziona molto bene accanto al thriller
THUMBS DOWN 👎
- Alcuni passaggi investigativi finali dipendono un po’ troppo da coincidenze e tempistiche favorevoli
- Il tono dovrà mantenere equilibrio tra dramedy, thriller e black comedy nei prossimi episodi






