Un episodio che celebra sessant'anni di Star Trek tornando alle origini della fantascienza più classica.
Con “Valles Marineris“, Star Trek: Strange New Worlds inaugura la quarta stagione con un episodio che guarda contemporaneamente al futuro e al passato del franchise. Nel sessantesimo anniversario della nascita di Star Trek, la serie sceglie infatti di celebrare le proprie radici attraverso un racconto che recupera gli ingredienti più iconici della fantascienza classica: Marziani, viaggi nel tempo e paradossi temporali si fondono in un’avventura che sembra uscita direttamente dalle pagine della Golden Age dello sci-fi. Il risultato è un episodio dichiaratamente nostalgico ma mai prigioniero della nostalgia, capace di rendere omaggio alla tradizione senza rinunciare all’identità moderna costruita dalla serie.
RITORNO ALLE ORIGINI
Il titolo stesso, “Valles Marineris“, indirizza immediatamente lo spettatore verso Marte e tutto l’immaginario che il Pianeta Rosso porta con sé nella storia della fantascienza. Prima ancora che gli alieni diventassero creature provenienti da galassie lontane, erano infatti proprio i Marziani ad alimentare l’immaginazione collettiva, e l’episodio sfrutta questa eredità per costruire un racconto che sembra quasi una lettera d’amore ai racconti pulp degli anni Cinquanta e Sessanta.
I marziani mostrati in scena sono volutamente kitsch, quasi teatrali nella loro caratterizzazione, e ricordano gli alieni della serie classica, quando ogni episodio introduceva nuove specie senza preoccuparsi troppo della coerenza estetica dell’universo narrativo. È una scelta precisa, che rinuncia al realismo contemporaneo per recuperare quella genuinità che ha reso immortale Star Trek. Anche la particolare sequenza introduttiva, con il tributo ai numerosi vascelli stellari apparsi nei sessant’anni del franchise, rappresenta un omaggio sentito ai fan storici e sancisce fin dai primi minuti la natura celebrativa dell’episodio.
SCI-FI CLASSICO, SPETTACOLO MODERNO
Pur pescando a piene mani dalla fantascienza più “classica”, Strange New Worlds dimostra ancora una volta di saper coniugare quello spirito con una realizzazione tecnica decisamente contemporanea. La ricostruzione della Terra nel Paleocene è probabilmente uno dei momenti visivamente più impressionanti mai realizzati dalla serie: la CGI sorprende per qualità e dettaglio, raggiungendo livelli che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili per una produzione televisiva.
Non manca nemmeno l’evergreen del paradosso del nonno, che va a ricollegarsi all’etica della Prima Direttiva. L’equipaggio dell’Enterprise non dovrebbe intervenire nel conflitto tra Marziani e Dol’drm, ma se non fosse intervenuto probabilmente non sarebbe mai nata la specie umana. Esiste quindi un limite alla Prima Direttiva? Forse sì, suggerisce il Capitano Pike e il suo intuito quando si tratta di analizzare la composizione del sistema solare.
Tra l’altro, la storia ruota inoltre attorno a una teoria scientifica realmente esistente, che riguarda l’asteroide ricco di iridio responsabile dell’estinzione dei dinosauri, sfruttando questo elemento come motore narrativo e collegandolo persino all’alimentazione della USS Enterprise e di tutte le navi della Federazione. È proprio questa capacità di intrecciare scienza, congetture scientifiche e avventura che continua a rappresentare il cuore dell’universo di Star Trek, riuscendo nell’intento di rendere credibili anche le premesse più fantasiose.
UNO SGUARDO AL FUTURO
Tra gli aspetti più interessanti dell’episodio c’è anche il proseguimento del percorso di La’an Noonien-Singh. La serie continua infatti a disseminare piccoli indizi sul peso della sua discendenza da Khan, senza accelerare artificialmente il racconto ma preferendo costruire un percorso graduale che promette sviluppi importanti nel prosieguo della stagione. Si tratta di appena un accenno, sufficiente però a ricordare come il passato continui a influenzare il presente dei personaggi.
Nel complesso “Valles Marineris” è un episodio che funziona tanto come apertura di stagione quanto come celebrazione dell’eredità di Star Trek. Invece di inseguire la spettacolarità fine a sé stessa, sceglie di raccontare una storia che affonda le proprie radici nell’essenza stessa della fantascienza, ricordando perché il franchise continui, dopo sessant’anni, a rappresentare un punto di riferimento per il genere. È un brindisi al passato che guarda con fiducia al futuro, proprio come dovrebbe fare ogni grande avventura dell’Enterprise.
THUMBS UP 👍
- Omaggio dovuto (e molto riuscito) ai 60 anni del franchise
- La Terra del Paleocene ha una resa visiva maestosa
- Come si intreccia la scienza con le congetture scientifiche per realizzare un ottimo prodotto di fantascienza
- Il dilemma etico della Prima Direttiva funziona sempre; ancor di più se è condito dal paradosso del nonno
- Piccoli accenni a Khan nei cambiamenti di La'an
THUMBS DOWN 👎
- L'estetica volutamente kitsch dei marziani potrebbe non convincere tutti






