
Lanterns raggiunge un nuovo picco narrativo trasformando la resa dei conti con il Manhunter in un conflitto morale sul potere, sulla responsabilità e sul significato stesso dell’anello.
Con “Lights Out”, Lanterns 1×05 arriva al primo vero punto di non ritorno della stagione. La caccia al Manhunter smette definitivamente di essere soltanto un mystery ambientato a Rushville e diventa un conflitto morale sul potere, sulla responsabilità e soprattutto su chi meriti davvero di indossare l’anello.
La serie continua così a confermarsi come un’interessante reinterpretazione della mitologia di Lanterna Verde. Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King prendono elementi riconoscibili del personaggio e del suo universo per trasformarli in qualcosa di profondamente diverso dal classico racconto supereroistico.
La puntata non deve più scoprire chi sia il Manhunter: dopo quanto rivelato in “The Weenie”, sappiamo ormai che si tratta di Zoe Macon. “Lights Out” fa qualcosa di più interessante: trasforma quella scoperta nel centro di un dilemma nel quale nessuna soluzione sembra davvero giusta.
CATTURARE IL MANHUNTER NON BASTA PIÙ
La rivelazione su Zoe, preparata e finalmente esplicitata in “The Weenie”, diventa immediatamente il centro di un dilemma morale.
Hal si trova praticamente sottoposto a un ricatto: consegnare il Manhunter significa adempiere al proprio dovere di Lanterna Verde, ma anche mettere potenzialmente a repentaglio la vita degli abitanti di Rushville. Desistere dalla missione, al contrario, significa preservare quell’equilibrio e accettare che una situazione incompatibile con le regole e le responsabilità del Corpo continui a esistere.
È una posizione volutamente spigolosa, costruita per impedire ai protagonisti di scegliere la soluzione più semplice. Lanterns continua così a fare quello che aveva già iniziato nei precedenti episodi: utilizzare il genere supereroistico come strumento per parlare di responsabilità, paura, potere e merito.
Dopo aver raccontato nella 1×03 “OutKast” il percorso che ha portato John a desiderare l’anello fin dall’infanzia, la serie gli chiede ora di confrontarsi con il prezzo concreto di ciò che quell’anello rappresenta.
JOHN STEWART SUPERA IL PUNTO DI NON RITORNO
Il vero punto di rottura dell’episodio arriva quando John comprende che nessuna delle soluzioni previste dal sistema sembra più sufficiente. La decisione di uccidere Zoe rappresenta una soglia morale molto più importante della semplice eliminazione del cattivo di turno.
John utilizza Hal come parte del proprio piano, colpisce Zoe e porta infine a Lianna il cuore cristallizzato del Manhunter. È una vittoria soltanto nella forma: Rushville è stata devastata, diverse persone sono morte e l’uomo che avrebbe dovuto dimostrare di meritare l’anello ha dovuto spingersi molto più lontano di quanto probabilmente immaginasse.
È proprio questa la forza di “Lights Out”: la conquista del potere non coincide affatto con il trionfo dell’eroe. John ottiene finalmente ciò per cui è stato preparato praticamente per tutta la propria vita, ma arriva a quel momento dopo aver visto quanto potere, ossessione e paura abbiano deformato Hal Jordan e l’intero sistema dei Guardiani.
Il risultato non è quindi euforia. È vuoto.
JOHN OTTIENE L’ANELLO. E POI LO RIFIUTA
La decisione finale di John di non accettare l’anello è probabilmente il momento migliore dell’episodio. Ed è anche il vero climax dell’intera storyline ambientata nel 2016.
Per anni John è stato educato, allenato e indirizzato verso un unico obiettivo: diventare la nuova Lanterna Verde. La sua famiglia gli ha insegnato che quello sarebbe stato il punto d’arrivo della sua vita. Lianna e i Guardiani lo hanno trasformato nel possibile sostituto di Hal. E John stesso ha costruito buona parte della propria identità intorno alla convinzione di meritare quell’anello più del suo predecessore.
Quando finalmente lo indossa, però, non sente nulla.
La scena ribalta quindi tutto il discorso sulla meritocrazia già costruito nella puntata precedente. La domanda non è più “chi merita l’anello?”, ma “vale davvero la pena desiderarlo?”.
John guarda Hal e vede un uomo che, pur di non perdere quel potere, ha progressivamente tradito il proprio codice, i propri rapporti e persino l’immagine che aveva di sé. Il rifiuto dell’anello diventa così un gesto di autonomia: per la prima volta John smette di scegliere ciò che sua madre, suo padre, i Guardiani o persino Hal hanno deciso per lui.
John Stewart sceglie sé stesso.
L’ANELLO COME TENTAZIONE
È forse questo uno degli aspetti più affascinanti della versione di Lanterna Verde costruita dalla serie. L’anello viene progressivamente trattato quasi come l’Unico Anello di Tolkien: uno strumento potentissimo che non si limita a concedere capacità straordinarie, ma diventa qualcosa a cui aggrapparsi, capace di modificare le priorità e persino l’identità di chi lo indossa.
Il paragone funziona soprattutto attraverso Hal. Il personaggio non viene trasformato improvvisamente in un villain, e infatti durante l’episodio dimostra ancora di possedere linee morali che non è disposto a superare. Ma è ormai evidente che il bisogno di conservare l’anello ha deformato buona parte delle sue decisioni.
John riconosce questa deriva proprio nel momento in cui potrebbe ereditarne il potere e sceglie di interrompere il ciclo.
A cosa serve possedere un potere se quel potere porta progressivamente a violare i principi che dovrebbero definire chi lo utilizza? È una domanda che “Lights Out” non risolve definitivamente, ma che rende l’anello molto più interessante di una semplice arma supereroistica.
2016 FINISCE QUI, MA L’ANELLO RESTA SENZA PADRONE
“Lights Out” rappresenta anche il punto d’arrivo della grande linea narrativa ambientata nel 2016. Rushville viene devastata, Zoe viene eliminata, il rapporto tra John e Hal è ormai compromesso e l’anello finisce nelle mani della Guardiana Lianna dopo il rifiuto di Stewart.
Ed è proprio questa situazione a creare un collegamento particolarmente interessante con il resto del DCU. Nel Superman di James Gunn, infatti, la Lanterna Verde terrestre già attiva è Guy Gardner, interpretato da Nathan Fillion.
È quindi inevitabile chiedersi se proprio l’anello lasciato sul bancone da John possa, direttamente o indirettamente, finire successivamente nelle mani di Gardner. Per il momento, però, si tratta soltanto di un’ipotesi: la serie non ha ancora mostrato il passaggio dell’anello né spiegato esattamente come Guy Gardner entrerà nella storia.
La guida di Recenserie dedicata a Lanterns conferma comunque che Nathan Fillion farà parte della serie e che il rapporto tra la storyline televisiva e il resto del DC Universe rimane uno degli aspetti ancora da chiarire.
TRUE DETECTIVE NEL DCU, MA CON I COSTRUTTI VERDI
Paradossalmente, Lanterns continua a funzionare benissimo proprio quando rinuncia a mostrare in continuazione la fantascienza più classica associata a Lanterna Verde. Gli alieni sono pochi, gli elementi cosmici vengono utilizzati con parsimonia e Rushville mantiene l’aspetto di una cittadina americana apparentemente ordinaria.
L’impostazione da mystery provinciale, fin dall’inizio accostata a True Detective, permette però alla fantascienza di diventare ancora più efficace. Gli alieni non devono necessariamente occupare lo schermo in continuazione per ricordare allo spettatore che esistono: sono parte di un mondo nel quale l’elemento straordinario è già nascosto sotto la superficie della normalità.
“Lights Out” rappresenta però anche il momento in cui quella fantascienza trattenuta esplode definitivamente. Rushville viene travolta dal conflitto, il Manhunter mostra tutta la propria pericolosità e il caso investigativo iniziato nel pilot raggiunge la propria conclusione.
La cosa interessante è che, anche nel momento di massima spettacolarità, Lanterns continua a parlare soprattutto delle persone che possiedono il potere, non del potere in sé.
Dopo cinque episodi, “Lights Out” raggiunge quindi probabilmente il punto più alto della stagione proprio perché riesce a far convergere mystery, fantascienza, azione e percorso dei personaggi dentro una sola domanda: quanto potere può sopportare una persona prima di smettere di essere ciò che credeva di essere?
John Stewart trova finalmente la propria risposta. E, sorprendentemente, quella risposta consiste nel lasciare l’anello sul tavolo.
THUMBS UP 👍
- Il rifiuto dell'anello completa magnificamente il percorso di John Stewart nel 2016
- La resa dei conti con Zoe trasforma il mystery del Manhunter in un vero dilemma morale
- Aaron Pierre e Kyle Chandler rendono credibile il definitivo deterioramento del rapporto tra John e Hal
- La componente sci-fi esplode senza cancellare l'approccio umano e investigativo della serie
- Il climax della timeline del 2016 porta a compimento quasi tutti i temi costruiti nei primi cinque episodi
THUMBS DOWN 👎
- Nulla di realmente significativo







