
Finalmente Strange New Worlds ritrova la rotta: un omaggio alla TOS che valorizza Uhura e prepara il passaggio di consegne sempre più imminente verso James T. Kirk.
Al termine di una quarta stagione spesso deludente, se non apertamente insufficiente, Star Trek: Strange New Worlds riesce finalmente a ricordare perché era sembrata, all’inizio del suo percorso, una delle incarnazioni più promettenti del nuovo corso del franchise. “Tomorrow’s Enterprise” è un season finale che rimette al centro quello che la serie aveva progressivamente smarrito: i personaggi, il senso dell’esplorazione, il rapporto con la mitologia classica e soprattutto quella particolare idea di Star Trek capace di guardare avanti senza avere paura del proprio passato.
Non è un caso che il risultato diventi così efficace proprio quando Strange New Worlds decide di allacciarsi a doppio filo alla serie originale. L’episodio guarda alla TOS senza limitarsi a copiarla, costruendo una sorta di ponte narrativo ed estetico verso l’USS Enterprise che il pubblico conosce già. E, paradossalmente, proprio questa vicinanza a una serie vecchia di sessant’anni restituisce allo show una sensazione di relativa freschezza che molti degli episodi precedenti non erano più riusciti a garantire.
UHURA AL CENTRO
La scelta di mettere Uhura al centro dell’intero episodio è probabilmente il colpo più riuscito di “Tomorrow’s Enterprise”. Celia Rose Gooding ha finalmente l’occasione di portare il personaggio a un livello ulteriore, giocando sul confronto tra la Uhura che conosciamo e quella che sarà destinata a diventare sulla nave di Kirk.
Il meccanismo temporale permette inoltre di rendere visibile una trasformazione che, nella timeline principale, avrebbe richiesto inevitabilmente molto più tempo. Cambiano il look, l’atteggiamento, il modo di affrontare le situazioni e persino la sicurezza con cui Uhura si muove sul ponte dell’Enterprise. Il nuovo aspetto richiama in maniera evidente l’estetica della TOS, ma senza quell’effetto inevitabilmente datato che avrebbe potuto avere un semplice esercizio di nostalgia. Strange New Worlds riesce invece a modernizzare quel linguaggio visivo, dimostrando ancora una volta quanto sia facile dimenticare che dietro le uniformi e le acconciature iconiche esistono personaggi che possono essere reinterpretati senza tradirne l’identità.
È particolarmente interessante anche il rapporto costruito tra Uhura e Scotty. La serie prende un accenno rimasto confinato al film Star Trek V – L’Ultima Frontiera e lo trasforma in una relazione vera e propria, dando finalmente un contesto a una possibilità che il canone aveva soltanto sfiorato. Non è tanto la componente romantica in sé a funzionare, quanto il modo in cui contribuisce a dare una dimensione più umana alla transizione di Uhura verso la versione della TOS.
Infine c’è il confronto finale con il capitano Pike, che rappresenta il vero cuore emotivo dell’episodio. Un momento che richiama direttamente l’incipit stesso di Strange New Worlds: Pike è ormai un uomo consapevole – almeno in parte – del futuro che lo aspetta, e il rapporto con Uhura assume così un peso particolare. Il capitano sa che il tempo dell’attuale equipaggio sta per finire; Uhura, invece, sa che davanti a lei c’è una storia che il pubblico conosce già. In quella consapevolezza condivisa c’è una malinconia che la serie non sempre ha saputo gestire, ma che qui trova finalmente una forma semplice e sincera.
VERSO LA SERIE ORIGINALE
Il finale di questa quarta stagione funziona anche perché sembra far avvicinare finalmente la fine della serie. Paul Wesley continua a funzionare sempre meglio nei panni di James Kirk e, a questo punto, diventa quasi inevitabile chiedersi quanto potrebbe essere interessante vedere questo cast affrontare in maniera ancora più diretta la fase di transizione verso la serie originale.
È questo paradosso che dovrebbe far riflettere circa la direzione futura di Star Trek: questa serie è nata per raccontare ciò che accade prima della TOS, ma quando si avvicina concretamente a quella formazione storica sembra improvvisamente ritrovare una marcia diversa. Kirk, Uhura, Scotty e gli altri non sono soltanto versioni aggiornate di personaggi già conosciuti; sono figure che portano con sé una quantità enorme di storia televisiva e che, proprio per questo, sembrano aprire possibilità narrative nuove anche quando il pubblico sa già dove andranno a finire.
L’episodio arriva persino a ripresentare il dottor Boyce, ufficiale medico dell’Enterprise precedente a McCoy, uno degli ultimi grandi tasselli mancanti del gruppo di personaggi legato all’equipaggio degli anni ’60. Un dettaglio apparentemente piccolo, ma perfettamente coerente con l’operazione complessiva: Strange New Worlds sta ormai arrivando al punto in cui la distanza dalla serie originale è talmente ridotta da poterla quasi toccare con mano. Anche il ritorno del tema musicale della serie originale sull’Enterprise contribuisce a rendere evidente questa sensazione. Non è soltanto fan-service: è un segnale narrativo.
UN EQUIPAGGIO STANCO
“Tomorrow’s Enterprise” ha fatto praticamente emergere il limite più evidente della quarta stagione. Dopo tante avventure eccentriche, cambi di genere e parentesi dedicate a personaggi come Ortegas, La’An, Una e M’Benga, il ritorno a un gruppo di figure già profondamente radicate nell’immaginario collettivo produce una curiosa sensazione di freschezza, anche se in realtà i personaggi più “freschi” dovrebbero essere quelli che non hanno già avuto una serie dedicata circa sessant’anni fa. Non perché i personaggi storici siano automaticamente migliori, ma perché il loro arrivo porta con sé una direzione molto più riconoscibile.
Il problema, quindi, non è semplicemente che questo finale di stagione sia un buon episodio. È che dimostra quanto potenziale ci sia proprio nella parte di storia ci si ritroverà ad affrontare nel futuro, con un passato ormai stanco e saturo di dilungarsi nell’attesa dell’avvicendamento nella cabina di comando. Dopo una stagione che ha spesso dato l’impressione di non sapere cosa fare del proprio enorme patrimonio, vedere finalmente l’USS Enterprise avvicinarsi a Kirk e alla sua missione quinquennale fa venire voglia di accelerare il tempo.
Se la serie avesse il coraggio di accompagnare rapidamente questo passaggio, il futuro potrebbe diventare molto più interessante. Perché, per una volta, il passato non sembra un limite da superare: sembra esattamente la direzione verso cui andare.
THUMBS UP 👍
- Uhura finalmente al centro della storia
- Buon raccordo con la serie originale che fa venire l'acquolina in bocca
- Paul Wesley sempre più convincente come Kirk
- Il poker come strumento psicologico e narrativo in Star Trek
- Anticipazioni interessanti sul futuro di alcuni ufficiali dell'equipaggio di Pike
THUMBS DOWN 👎
- Fa sfigurare ancor di più il resto della stagione
- Un po' weird la relazione tra Uhura e Scotty






