Lanterns 1×01 – PilotTEMPO DI LETTURA 8 min

Lanterns 1x01 recensione: Kyle Chandler e Aaron Pierre nei panni di Hal Jordan e John Stewart
Recensione Serie TVLanterns Stagione 1 Episodio 1 Pilot HBO Max

Il DCU porta le Lanterne Verdi dentro un murder mystery terrestre, ma dietro Rushville si intravede già qualcosa di molto più grande.

Chi scrive queste righe aspetta Lanterns con ansia e trepidazione da ben oltre un anno, tanto da averla inserita al primo posto tra le scommesse positive del 2026 di Spin-Off. Il motivo è presto detto: dietro la nuova serie DC Studios c’è un trio creativo che, almeno sulla carta, dovrebbe far salivare copiosamente chiunque ami una certa televisione.
Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King erano già stati annunciati insieme nel 2024 per sviluppare gli otto episodi della prima stagione. Mundy arriva da Ozark, Lindelof ha alle spalle Lost, The Leftovers, Watchmen e Mrs. Davis, mentre Tom King è uno degli autori più riconoscibili del fumetto americano contemporaneo.
Insomma, aspettative basse era praticamente impossibile averne. E il problema delle aspettative altissime è che basta molto poco per trasformarle in delusione. “Pilot”, invece, fa esattamente il contrario: conferma quasi tutto ciò che rendeva Lanterns uno dei progetti televisivi più interessanti dell’anno, costruendo un primo episodio denso, sicuro di sé e capace di dare la sensazione che quanto mostrato sia soltanto la superficie di qualcosa di enormemente più complesso.

UN MURDER MYSTERY CHE GUARDA GIÀ ALLE STELLE


La scelta più interessante di “Pilot” è probabilmente quella di non partire dal cosmo, dal Corpo delle Lanterne Verdi o da una gigantesca minaccia intergalattica. Lanterns sceglie Rushville, Nebraska. Una piccola comunità americana, una serie di omicidi e due uomini che arrivano in città comportandosi, almeno apparentemente, come due investigatori.
Il paragone con True Detective, utilizzato fin dall’annuncio del progetto, è inevitabile ma anche riduttivo. Mundy, Lindelof e King sfruttano infatti la struttura del murder mystery come porta d’ingresso verso qualcosa di molto più ampio. Rushville è il caso della settimana soltanto in apparenza. Hal Jordan continua a essere ossessionato dalla possibilità che sulla Terra siano presenti degli alieni e ogni nuovo dettaglio sembra suggerire che ciò che sta accadendo nel Nebraska sia soltanto una minuscola conseguenza di un problema molto più grande.
Funziona soprattutto il contrasto tra questa dimensione cosmica e la concretezza quasi rurale dell’indagine. Lanterns non dimentica mai che Hal e John sono sostanzialmente due poliziotti intergalattici dotati di uno degli strumenti più potenti dell’universo, ma decide di utilizzarli per interrogare persone, seguire piste, discutere con lo sceriffo e cercare di capire chi stia mentendo.
È una scelta pragmatica, non una rinuncia alla mitologia delle Lanterne Verdi. Anzi, proprio il fatto che il pilot trattenga quasi completamente la componente più spettacolare rende ancora più evidente quanto il mistero terrestre sia destinato a collidere con qualcosa di molto più grande. E la sensazione, a fine episodio, è che il caso di Rushville non sia nemmeno lontanamente il vero centro della storia.

1996, 2016, 2026: IL TEMPO È GIÀ PARTE DEL MISTERO


Ancora più intrigante è il modo in cui la sceneggiatura lavora sui diversi piani temporali. “Pilot” si apre nel 1996, sposta poi quasi interamente il proprio racconto nel 2016 e, quando sembra aver ormai stabilito definitivamente le proprie coordinate, compie un ultimo salto nel 2026.
Non è una semplice scelta estetica o un sistema per distribuire informazioni sul passato dei personaggi. Il tempo diventa immediatamente parte integrante del mistero. La trama principale appartiene al 2016, ma la serie chiarisce fin dal primo episodio che ciò che accade in quell’anno continuerà a produrre conseguenze almeno un decennio dopo.
Questo rende ancora più interessante il tema del passaggio di consegne tra Hal Jordan e John Stewart. Uno dei presupposti iniziali è la necessità di avere una sola Lanterna Verde umana pienamente operativa, con Hal chiamato ad addestrare quello che potrebbe diventare il proprio successore. In una serie meno ambiziosa sarebbe già abbastanza per costruire otto episodi sul classico rapporto maestro-allievo. Lanterns, invece, mette subito in discussione persino questa certezza.
Il salto al 2026 cambia retroattivamente il peso di tutto ciò che si è appena visto. Senza entrare nello spoiler, il finale non serve semplicemente a chiudere la puntata con il classico colpo di scena, ma modifica la domanda centrale dello show. Non si tratta più soltanto di capire cosa sia successo a Rushville. Diventa altrettanto importante capire che cosa sia accaduto nei dieci anni successivi e come gli eventi del 2016 abbiano portato a quella situazione.
È esattamente il tipo di costruzione che ci si poteva aspettare da autori come Lindelof e King: un’informazione piazzata alla fine che non aggiunge semplicemente un nuovo mistero, ma costringe a reinterpretare quelli già presenti.

HAL JORDAN E JOHN STEWART SONO GIÀ IL CUORE DELLA SERIE


Per quanto il mistero funzioni, “Pilot” avrebbe molta meno forza senza Kyle Chandler e Aaron Pierre. Il rapporto tra Hal Jordan e John Stewart è già il vero motore dell’episodio e probabilmente resterà uno degli elementi fondamentali dell’intera serie.
Hal è il veterano che dovrebbe insegnare al nuovo arrivato come essere una Lanterna Verde, ma il rapporto non assume mai la forma semplice del maestro saggio che prepara il proprio erede. Jordan è sarcastico, insofferente, talvolta apertamente provocatorio e molto più incline a lamentarsi di John che a complimentarsi con lui. Stewart, dal canto suo, non sembra avere alcuna intenzione di trasformarsi nel discepolo obbediente che Hal probabilmente vorrebbe.
La cosa interessante è che tra i due esiste contemporaneamente rispetto e fastidio. Si studiano, si provocano e si valutano continuamente. Hal cerca di capire se John sia davvero pronto a sostituirlo, mentre John deve decidere quanto del metodo Jordan valga effettivamente la pena assimilare.
La vena umoristica costante impedisce alla dinamica di diventare eccessivamente solenne. Kyle Chandler sembra particolarmente a proprio agio con questa versione stanca, sarcastica e molto umana di Hal Jordan, mentre Aaron Pierre offre a John una presenza molto più controllata. Il contrasto funziona perché nessuno dei due viene costruito come la semplice spalla dell’altro.
Lanterns non sta raccontando soltanto un passaggio di testimone, ma due idee differenti di cosa significhi essere una Lanterna Verde. Ed è probabilmente proprio in questa frizione che il pilot trova i propri momenti migliori.

RUSHVILLE HA GIÀ I SUOI PADRONI


A sorprendere positivamente è anche la velocità con cui la serie riesce a dare consistenza alla comunità di Rushville. In appena un episodio, la famiglia Macon smette di essere semplice materiale di contorno e diventa uno dei centri gravitazionali del mistero.
I Macon sembrano fare il bello e il cattivo tempo in città, possiedono legami, potere e una capacità di influenzare gli eventi che rende immediatamente evidente come Hal e John non stiano semplicemente entrando in un’indagine, ma dentro un ecosistema consolidato nel quale ogni relazione personale può diventare una pista.
Soprattutto, la sceneggiatura riesce a collegare la famiglia a entrambi i protagonisti senza dare l’impressione di spostare artificialmente le pedine. Hal e John arrivano a Rushville come investigatori, ma nel giro di pochissimo diventano anche parte del problema.
È qui che emerge ancora una volta la qualità della scrittura. Il pilot deve presentare il nuovo DCU televisivo, due protagonisti, la mitologia del Corpo delle Lanterne Verdi, un omicidio, una piccola città, una famiglia dominante e tre diversi piani temporali. Materiale sufficiente a schiacciare facilmente un episodio sotto il peso dell’esposizione. Invece la narrazione rimane sorprendentemente fluida, senza spiegoni particolarmente invasivi e senza la sensazione che qualcuno stia leggendo allo spettatore una pagina di Wikipedia sul Corpo delle Lanterne Verdi.

UN BLESS CHE SA DI PROMESSA MANTENUTA


È difficile trovare veri punti deboli in “Pilot”. Il ritmo funziona, la regia di James Hawes mantiene il giusto equilibrio tra investigazione, atmosfera e momenti più apertamente fumettistici, mentre la sceneggiatura riesce a introdurre una quantità notevole di elementi senza trasformare la puntata in un prologo di quasi un’ora.
Soprattutto, Lanterns non sembra avere alcuna fretta di dimostrare di essere una serie di supereroi. Le Lanterne Verdi sono già parte integrante della storia, ma non vengono utilizzate come scorciatoia per riempire lo schermo di costrutti verdi e combattimenti. Prima arrivano Hal, John, Rushville e il mistero. Il cosmo resta dietro, visibile abbastanza da ricordare costantemente allo spettatore che prima o poi dovrà entrare davvero in scena.
E poi c’è quel salto nel 2026. Una scelta scioccante e al tempo stesso estremamente promettente che rende evidente come gli autori stiano giocando una partita molto più lunga di quanto sembrasse inizialmente. Il plot twist conclusivo è destinato probabilmente a dividere il fandom delle Lanterne Verdi, ma soprattutto dimostra che Mundy, Lindelof e King non hanno intenzione di trattare Hal Jordan e John Stewart con i guanti.
Dopo oltre un anno di aspettative altissime, il rischio più grande era ritrovarsi davanti a un prodotto semplicemente “buono”. Invece Lanterns parte con personalità, idee e una sicurezza narrativa non comune. È ancora presto per capire dove porteranno il mistero di Rushville, la presenza aliena e soprattutto le conseguenze di quanto mostrato nel futuro, ma la sensazione è già chiarissima: si è appena aperta una storia molto più grande di quella che questo primo episodio lascia vedere.
E se questo è davvero soltanto il primo strato, il bless non è un premio alle aspettative. È il voto che “Pilot” si guadagna da solo.

THUMBS UP 👍

  • Kyle Chandler e Aaron Pierre costruiscono immediatamente un'ottima dinamica tra Hal Jordan e John Stewart
  • La struttura temporale tra 1996, 2016 e 2026 amplia il mistero senza risultare artificiosa
  • Il murder mystery di Rushville mantiene una dimensione umana mentre lascia intravedere una minaccia molto più cosmica
  • La famiglia Macon viene integrata rapidamente e con efficacia nella trama
  • Il cliffhanger finale è coraggioso, sorprendente e apre scenari enormi per il resto della stagione

THUMBS DOWN 👎

  • La componente più apertamente cosmica delle Lanterne Verdi rimane per ora volutamente sullo sfondo
Il giudizio di Recenserie

BLESS THEM ALL

“Pilot” ripaga aspettative altissime con un esordio scritto e diretto con grande sicurezza. Il mystery di Rushville, la chimica tra Hal Jordan e John Stewart e una struttura temporale molto più ambiziosa di quanto inizialmente sembri costruiscono la sensazione di trovarsi soltanto davanti alla superficie di qualcosa di enorme. Il finale rischia di dividere il fandom, ma proprio per questo conferma che Lanterns non ha paura di prendere decisioni importanti.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL
Federico Salata

Federico Salata è il fondatore di Recenserie e autore di recensioni, news e approfondimenti dedicati a serie TV e film. Su Recenserie si occupa di critica televisiva e cinematografica, contenuti podcast e coverage di festival ed eventi del settore. Firma articoli editoriali su serialità, cinema, piattaforme streaming e principali uscite dell’intrattenimento.

Voce fondatrice del progetto, segue da vicino l’evoluzione del panorama televisivo e cinematografico con un taglio editoriale che unisce analisi, attualità e riconoscibilità stilistica.

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