
Yeon Sang-ho torna al cinema pandemico con uno zombie movie visivamente solido e divertente, ma troppo debitore di modelli già visti.
Sinossi
Durante una conferenza biotecnologica, la professoressa Se-jeong assiste alla diffusione improvvisa di un virus capace di trasformare gli esseri umani in infetti sempre più rapidi, coordinati e intelligenti. Quando le autorità isolano l’edificio, un gruppo di sopravvissuti resta intrappolato tra uffici e centro commerciale, costretto a trovare nuovi modi per resistere a una minaccia che evolve a ogni contagio.
Chi ha visto Train To Busan ha sicuramente un’idea circa cosa appassioni il regista Yeon Sang-ho. Ecco perché le aspettative e l’hype per il suo nuovo film Gun-Che, Colony per i non coreani, presentato fuori concorso nelle Midnight Screenings del Festival di Cannes 2026, erano relativamente alte.
Trattasi infatti di un altro film su simil-zombie, completamente votato alla sopravvivenza di un gruppo di persone che si ritrova improvvisamente asserragliato in un centro commerciale e in un complesso di uffici in cui scoppia questa nuova pandemia. Sulla carta niente di nuovo o stravolgente, ma il risultato è abbastanza diverso per ciascuno spettatore a seconda di come ci si approcci all’ennesimo zombie movie.
ZOMBIE E COSCIENZA COLLETTIVA
Nel presentare la sua ultima fatica, Yeon Sang-ho ha spiegato che i film o le serie sugli zombie sono sempre stati un riflesso del momento storico in cui sono stati concepiti, e Gun-Che non è esente da questo concept iniziale. Infatti Sang-ho riferisce di aver preso ampia ispirazione dall’Intelligenza Artificiale e dal modo in cui le informazioni al giorno d’oggi siano condivise alla velocità della luce in tutto il mondo.
Con il risultato che, gradualmente, l’individualità del singolo sta venendo lentamente soppiantata da una sorta di coscienza collettiva, il tutto mentre l’IA sta migliorando a tal punto da usare questa conoscenza collettiva per mimare l’intelligenza umana. Tutti concetti molto interessanti e che, detti così, fanno immaginare una certa profondità del film e della sceneggiatura, peccato però che Colony prenda molti di questi elementi e li semplifichi semplicemente rendendoli skill degli zombie.
UN MIX GIÀ VISTO
Spiegando meglio il concetto, Gun-Che è un mappazzone di elementi presi a destra e a sinistra da diversi prodotti, buttati in un mixer, frullati per dargli una tinta horror e poi riassemblati con un po’ di personaggi stereotipati. Ci sono infatti elementi di Pluribus, di The Last Of Us, di 28 Giorni Dopo e di molti altri film, tipo Io Sono Leggenda, e serie, come The Walking Dead, che hanno già affrontato l’argomento in passato.
Per spiegare meglio perché si sono citati questi titoli bisogna parlare della trama: un biologo coreano rilascia un virus che trasforma le persone in una sorta di zombie collegati l’uno all’altro da una coscienza collettiva, quindi quello che impara uno degli infetti viene istantaneamente imparato anche da tutti gli altri individui; il virus si propaga come un fungo, l’epidemia ha luogo all’interno di un palazzo composto da uffici e da un centro commerciale, e un gruppo di sopravvissuti capitanato da un’altra biologa dovrà cercare di uscire senza l’aiuto della polizia, che non vuole intervenire. In tutto ciò gli infetti diventano sempre più veloci e intelligenti, e allo stesso modo il gruppo di sopravvissuti dovrà cercare nuovi metodi per sopravvivere, come ricoprirsi di sangue e budella.
DIVERTIMENTO O DERIVAZIONE?
Come si diceva poche righe più sopra, il risultato può essere più o meno apprezzato a seconda delle aspettative e dell’approccio al film. Chi scrive queste righe lo ha trovato un piacevole divertissement di due ore da cui aspettarsi poco o niente, mentre l’altro recensore presente in sala, Fabrizio Paolino, ha invece completamente disprezzato il risultato finale proprio per via della presunta mancanza di originalità.
Bisogna dare atto a Yeon Sang-ho di aver realizzato un ottimo film a livello visivo, con un limitatissimo uso della CGI, e questa è probabilmente la componente più solida dell’intera operazione. Quando Colony deve mostrare panico, corpi in movimento, spazi chiusi e caos crescente, il film sa esattamente come muoversi e come costruire una tensione efficace. A livello di trama, invece, si poteva fare sicuramente molto meglio.
PERSONAGGI STEREOTIPATI
Il problema più evidente riguarda soprattutto i personaggi, spesso frutto di palesi scopiazzature o comunque di archetipi ormai ampiamente consumati dal genere: la ragazza paraplegica che viene portata ovunque dal fratello, il poliziotto, la studentessa timida e introversa bullizzata da altri due studenti. Tutto funziona abbastanza mentre il film corre, urla, fugge e si sporca di sangue, ma appena la narrazione prova ad appoggiarsi ai rapporti umani la scrittura mostra tutti i suoi limiti.
Lo stesso si può dire della coincidenza veramente impossibile da spiegare che lega a doppia mandata la protagonista biologa intrappolata nel palazzo e la moglie del suo ex, che invece sta collaborando con la polizia dall’esterno. È uno di quei passaggi che lo spettatore può anche accettare dentro la logica iperbolica di un midnight movie, ma che resta comunque troppo comodo per non sembrare una scorciatoia di sceneggiatura.
SAVE, MA OCCASIONE SPRECATA
In generale Colony diverte e prova a dare un senso a tutte le appropriazioni dei vari film e serie da cui prende ampia ispirazione; non c’è alcun dubbio, però, che potesse uscirne un prodotto migliore se solo Yeon Sang-ho, qui anche sceneggiatore insieme a Choi Gyu-seok, avesse tentato di uscire dagli schemi visti e rivisti del genere. Almeno in questo si salva con il finale, che prova a dare una deviazione più interessante a un percorso altrimenti molto prevedibile.
Una sufficienza è guadagnata, soprattutto per ritmo, impatto visivo e capacità di intrattenere senza prendersi troppo sul serio. Ma questo film sudcoreano non può ambire a molto altro e sa anche di occasione sprecata. Peccato, perché dentro il concept della coscienza collettiva e del contagio come riflesso dell’era dell’IA c’era materiale per qualcosa di molto più personale, disturbante e memorabile. Invece Colony resta un buon giro sulla giostra, ma difficilmente qualcosa di più.







