
Tumbleton incendia un finale che porta Rhaenyra oltre il punto di non ritorno e chiude nel sangue una stagione tanto spettacolare quanto irregolare.
Una stagione iniziata con il piede decisamente giusto, capace di partire con una forza che sembrava promettere otto episodi senza respiro, per poi cincischiare nella parte centrale e ritrovare finalmente mordente nelle battute conclusive. House of the Dragon 3×08 – “The Treasons at Tumbleton” chiude esattamente questa traiettoria: non cancella i difetti della terza stagione, ma riesce almeno a darle quel finale importante che serviva.
Il merito è soprattutto della tanto agognata battaglia di Tumbleton, preparata fin dal quarto episodio e finalmente esplosa in tutta la sua brutalità. Una sequenza che funziona visivamente e registicamente, offre diversi spunti narrativi e soprattutto chiude un capitolo che non poteva essere trascinato ulteriormente. Ormund Hightower arriva alla fine del proprio percorso, la città viene devastata e quella che sulla carta potrebbe sembrare una vittoria dei Targaryen assume velocemente i contorni di una disfatta generale.
Ma il vero evento del finale è forse un altro: Rhaenyra ha definitivamente smesso di provare a essere Viserys. La regina che per tutta la stagione ha cercato di conciliare morale, diplomazia e necessità della guerra sembra finalmente arrendersi all’idea che governare Westeros significhi anche sporcarsi le mani. Il problema è capire quanto resterà di lei dopo averlo fatto.
RHAENYRA LA CRUDELE È FINALMENTE QUI
Il percorso più riuscito della terza stagione rimane quello di Rhaenyra. Fin dall’inizio, la protagonista ha provato a governare seguendo il modello del padre, aggrappandosi all’idea che equilibrio, pazienza e una certa forma di giustizia potessero ancora avere spazio nel mezzo di una guerra civile. Episodio dopo episodio, però, quella convinzione è stata demolita.
Già in “Faceless Men” era evidente come il potere stesse progressivamente modificando la regina, ma il finale compie il passo definitivo. L’uccisione dell’Alto Septon non rappresenta soltanto una scelta brutale: è la rottura pubblica con qualsiasi limite morale e istituzionale che potesse ancora frenarla.
Ancora più significativo è il modo in cui Rhaenyra utilizza la profezia del Principe che Fu. Quella che fino a questo momento era stata una conoscenza privata, quasi un peso familiare tramandato all’interno della dinastia, viene trasformata in uno strumento di legittimazione politica. Che Rhaenyra creda ancora davvero alla profezia diventa quasi secondario: ora ne ha bisogno. Le serve per convincere il popolo, per giustificare la propria autorità e probabilmente anche per convincere sé stessa che ciò che sta facendo abbia ancora uno scopo superiore.
In questo senso nasce davvero Rhaenyra la Crudele. Non attraverso un improvviso cambio di personalità, ma attraverso la progressiva distruzione di tutte quelle convinzioni che la tenevano ancorata alla figura di Viserys. Peccato soltanto che il finale comprima parecchio questa svolta: alcuni passaggi avrebbero meritato più spazio negli episodi centrali della stagione invece di essere concentrati tutti nell’ultima ora.
Anche la morte di Helaena contribuisce a segnare il punto di non ritorno. Il personaggio è stato spesso utilizzato più in funzione di Alicent e Rhaenyra che come figura realmente autonoma, ma proprio per questo la sua uscita di scena possiede una certa efficacia simbolica. La finestra che Rhaenyra chiude sembra chiudere anche l’ultima porta verso ciò che avrebbe potuto essere. Da quel momento in poi non resta molto spazio per la figlia di Viserys: resta soprattutto la regina che vuole vincere.
AEGON E AEMOND: UNA SCENA CHE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Se il percorso di Rhaenyra rappresenta uno dei punti migliori del finale, il ricongiungimento tra Aegon e Aemond è probabilmente quello più difficile da digerire. E non tanto perché l’idea di un’alleanza temporanea tra i due fratelli sia priva di senso: strategicamente, per Aegon avere nuovamente dalla propria parte Aemond e soprattutto Vhagar è una scelta fin troppo logica.
Il problema è come la serie arriva a quella scelta. Aegon si presenta praticamente dal nulla davanti ad Aemond, in un luogo in cui nessuno sembrava sapere con certezza dove si trovasse il fratello. La domanda più banale rimane quindi anche quella alla quale la sceneggiatura decide di non rispondere: come ha fatto Aegon a trovarlo?
Ancora più problematica è la reazione dei due. Dopo tutto ciò che è accaduto tra loro, ci si sarebbe aspettati odio, paura, vendetta o quantomeno un confronto molto più violento. Aemond, invece, appare improvvisamente remissivo, mentre Aegon riesce a comportarsi come un abilissimo stratega capace di mettere da parte ogni emozione e utilizzare il fratello come pedina per il futuro.
Che Aegon stia attraversando un percorso di crescita è evidente e anche interessante. Il ritorno di Sunfyre gli ha restituito una sicurezza che sembrava perduta e il personaggio sta diventando molto più autoritario. Ma tra diventare più sicuri di sé e perdonare temporaneamente l’uomo che ha quasi distrutto la propria vita esiste uno spazio enorme, che la serie attraversa troppo velocemente.
Il risultato è una scena funzionale a ciò che dovrà succedere nella quarta stagione, ma poco credibile rispetto ai personaggi costruiti fino a quel momento. Narrativamente si comprende perché debbano allearsi; emotivamente, invece, sembra quasi che qualcuno abbia spostato due pedine sulla mappa perché era necessario averle nello stesso posto.
TUMBLETON: VINCONO I TARGARYEN, PERDONO TUTTI
Ed eccoci finalmente a Tumbleton. Dopo episodi di preparazione, minacce, eserciti in movimento e continui rinvii, House of the Dragon paga finalmente il debito accumulato con lo spettatore e lo fa attraverso una battaglia che restituisce alla serie quella dimensione spettacolare che nella parte centrale della stagione era inevitabilmente mancata.
Prima dello scontro c’è persino lo spazio per una soluzione diplomatica. Corlys propone un accordo capace di ricucire almeno parzialmente la frattura tra Targaryen e Hightower, ma Daemon sceglie ancora una volta il sangue. È una decisione perfettamente coerente con il personaggio: davanti alla possibilità di arrivare allo stesso risultato attraverso la politica, il Principe Ribelle preferisce comunque dimostrare la propria forza.
Ed è esattamente questa scelta a rendere Tumbleton una vittoria soltanto sulla carta. Gli Hightower vengono sconfitti e Ormund trova finalmente la morte, ma ciò che rimane della città rende quasi impossibile parlare di un vero vincitore. Il territorio che Rhaenyra vuole riconquistare viene devastato, i civili pagano il prezzo dello scontro e persino l’esercito vittorioso esce dalla battaglia profondamente segnato.
A emergere è soprattutto Roderick Dustin, autentico MVP dello scontro, capace di regalare a Ormund una conclusione degna della brutalità che aveva caratterizzato il personaggio. Ma è Ulf il Bianco a trasformare definitivamente la battaglia in caos puro. Dopo essere stato umiliato, picchiato e mandato in combattimento su un drago mentre è tutt’altro che nelle condizioni ideali per seguire ordini, era forse ingenuo aspettarsi disciplina militare. Dare un drago a Ulf e sperare che tutto vada secondo i piani è praticamente la sintesi dell’intera Danza dei Draghi.
Visivamente la battaglia è potente, registicamente riesce a restituire confusione e brutalità senza perdere completamente la leggibilità dell’azione e, soprattutto, non cade nella tentazione di trasformare il massacro in una semplice celebrazione eroica. Tumbleton viene conquistata e contemporaneamente distrutta. I Targaryen rimangono in piedi, ma hanno incendiato ciò che volevano governare. Gli Hightower perdono Ormund e la città. La vera vincitrice è soltanto la guerra.
UN FINALE CHE SALVA LA STAGIONE, NON I SUOI DIFETTI
Il finale riesce quindi a riportare House of the Dragon sui binari migliori proprio quando la stagione ne aveva maggiormente bisogno. La terza annata era partita con episodi estremamente convincenti, aveva perso parecchia energia nel mezzo e nelle ultime puntate aveva finalmente ricominciato ad accelerare. Questa 3×08 completa la risalita senza però riuscire a cancellare completamente ciò che non ha funzionato prima.
La trasformazione di Rhaenyra è interessante, ma parte del suo sviluppo viene condensato troppo tardi. Tumbleton ripaga una lunga attesa, ma dimostra anche quanto la parte centrale della stagione abbia spesso lavorato esclusivamente in funzione di eventi rimandati. L’incontro tra Aegon e Aemond, infine, rappresenta esattamente quel tipo di scorciatoia narrativa che la serie dovrebbe evitare quando mette in gioco personaggi con un passato tanto complesso.
Rimane però un finale bello, visivamente importante e soprattutto capace di chiudere davvero dei capitoli invece di limitarsi ad aprirne di nuovi. Ormund non è più una minaccia da trascinare nella stagione successiva, Tumbleton ha finalmente avuto il proprio massacro e Rhaenyra ha superato una soglia dalla quale sarà difficile tornare indietro.
Il thank nasce proprio da qui. Non è un finale perfetto e non trasforma retroattivamente la terza stagione in un capolavoro, ma riesce a lasciare House of the Dragon in una posizione decisamente più interessante rispetto a quella in cui si trovava a metà percorso. Ora resta una sola stagione per chiudere la Danza dei Draghi. E, considerando la quantità di sangue ancora da versare, otto episodi potrebbero essere persino pochi.
THUMBS UP 👍
- La battaglia di Tumbleton funziona sia visivamente sia registicamente
- La trasformazione definitiva di Rhaenyra nella Crudele
- La morte di Ormund chiude un arco che non poteva essere trascinato oltre
- Roderick Dustin e Ulf rendono Tumbleton imprevedibile e brutale
- Il finale riesce a chiudere diversi capitoli e rilanciare la quarta stagione
THUMBS DOWN 👎
- L'incontro tra Aegon e Aemond avviene in modo troppo casuale e poco credibile
- La sottomissione improvvisa di Aemond al fratello convince poco
- La trasformazione di Rhaenyra viene accelerata troppo nell'ultimo episodio






