
Un episodio audace e pienamente noir, in cui Ben Reilly e Silvermane si sfiorano, si manipolano e si fronteggiano dentro un intreccio criminale sempre più stratificato.
Arrivati al terzo episodio, Spider-Noir sembra aver trovato con sorprendente rapidità la propria identità, non soltanto visiva ma soprattutto narrativa.
“Double Cross” è una puntata che conferma quanto la serie Prime Video abbia deciso di prendere molto sul serio la propria anima noir, costruendo un intreccio fatto di doppi giochi, informazioni manipolate, incontri casuali solo in apparenza e una relazione sempre più intricata tra Ben Reilly e Silvermane.
Il risultato è un episodio molto fluido, decisamente più sicuro dei precedenti e capace di muovere i suoi personaggi senza quella fastidiosa sensazione di meccanismo forzato che spesso rovina i prodotti supereroistici quando devono tenere eroe e villain separati fino al momento prestabilito.
Qui, invece, Ben e Silvermane si sfiorano, si parlano, si usano e si ritrovano a distanza ravvicinata più volte, con una naturalezza che va premiata. Dopo “Tread Lightly“, che aveva consolidato l’impianto investigativo della serie, “Double Cross” alza ulteriormente il livello dell’intreccio e dimostra che Spider-Noir non vuole limitarsi a essere un esercizio estetico in bianco e nero, ma un vero racconto crime con ambizioni abbastanza chiare.
BEN REILLY E SILVERMANE: DUELLO A DISTANZA
La cosa più riuscita dell’episodio è senza dubbio il modo in cui Ben Reilly e Silvermane si fronteggiano consciamente e inconsciamente, sia a distanza sia di persona.
La scrittura lavora con una fluidità narrativa che fa invidia a moltissime serie più rodate, spesso costrette a inventarsi forzature di ogni tipo per impedire all’eroe e al villain di incontrarsi troppo presto. Qui invece accade l’esatto contrario: la serie gioca proprio su questo continuo avvicinamento e allontanamento tra i due, senza sembrare mai spaventata dalle conseguenze.
Ben viene prima assunto da Silvermane, poi si ritrova brevemente proprio a casa sua, e infine arriva a un confronto di fine puntata in cui viene fatto intuire che sia proprio Silvermane a sparargli. È una relazione già molto intricata, costruita non attraverso dichiarazioni programmatiche ma tramite incontri, sospetti, omissioni e posizionamenti progressivi.
La cosa interessante è che Spider-Noir non trattiene il conflitto soltanto per una questione di numerazione degli episodi. Non dà l’impressione di voler rimandare tutto al finale per obbligo seriale, ma anzi sfrutta ogni occasione per rendere il rapporto tra Ben e Silvermane più ambiguo e più pericoloso.
Questo costante incontrarsi e allontanarsi è una scelta audace, soprattutto perché costringe la serie a tenere alta la tensione senza poter contare sul solito trucco del “non si sono ancora visti”. E, almeno in questo episodio, la realizzazione funziona davvero molto bene.
UN EROE MOLTO DISCUTIBILE
Un’altra cosa che va apprezzata di Spider-Noir è l’aderenza sempre più convinta al lato noir del progetto.
Non si tratta soltanto di fotografia in bianco e nero (si, la versione a colori non è concepita da chi scrive queste righe), cappelli, ombre e ambientazioni anni ’30, ma di una vera postura narrativa. La serie ragiona come un noir, si muove come un noir e soprattutto costruisce il proprio protagonista come una figura moralmente ambigua (seppur buona), scomoda e tutt’altro che pulita (rubare i soldi a Silvermane è comunque rubare).
Ben Reilly è un character estremamente discutibile e non politicamente corretto, con una lingua biforcuta che non si risparmia mai di dire ciò che pensa. Ed è proprio questa caratteristica a renderlo molto più interessante del classico eroe tormentato ma in fondo sempre impeccabile.
Nicolas Cage continua a essere perfetto per questo tipo di ruolo, perché riesce a dare a Ben una stanchezza da detective fallito, una ruvidità quasi caricaturale e allo stesso tempo una malinconia sincera. Il personaggio funziona perché non viene mai ripulito troppo: è sgradevole quando deve esserlo, ironico quando serve, spigoloso quasi sempre.
Ed è proprio nel connubio tra questo protagonista fuori asse e l’impianto noir che la serie trova una delle sue qualità migliori. Spider-Noir non prova a rendere Ben Reilly più rassicurante del necessario, e questa è una scelta preziosa perché permette allo show di distinguersi davvero dentro un panorama supereroistico spesso ancora troppo preoccupato di rendere ogni protagonista immediatamente empatizzabile.
ROBBIE ROBERTSON MERITA DI ESISTERE FUORI DALLA TRAMA DI BEN
Lamorne Morris come Joe “Robbie” Robertson ha il suo perché, e questo terzo episodio lo conferma ancora una volta.
Guardando però sia ai tre episodi nel complesso, sia nello specifico a “Double Cross”, è innegabile la sensazione di assistere a una trama secondaria in cui Robbie fa cose e incontra persone quasi esclusivamente in funzione di una futura informazione che servirà a Ben.
In questo caso il reportage in cui incontra casualmente Tombstone, qui Lincoln, e l’Uomo Sabbia, ovvero Marko, impatta direttamente nel rapporto tra Ben, Cat Hardy e Silvermane. Successivamente la notizia completamente traviata del Daily Bugle rientra anche nell’interesse e nella manipolazione delle informazioni che il sindaco Alfred Morris vuole avere.
E anche qui, di riflesso ma neanche troppo, si ritorna ancora una volta all’incontro tra Ben e il sindaco. Insomma, Robbie Robertson ha tutte le potenzialità per diventare un character indipendente e non sarebbe affatto male concedergli questa possibilità in modo tale che Nicolas Cage non debba sorreggere l’intera serie sulle sue spalle.
Il rischio, altrimenti, è che Robbie diventi soltanto un distributore narrativo di indizi, una figura usata per collegare pezzi di trama senza mai diventare davvero centrale. Sarebbe un peccato, perché Morris ha presenza scenica, ritmo e una naturale capacità di alleggerire il tono senza rompere l’atmosfera noir.
La serie dovrebbe fidarsi di più di lui, anche perché un personaggio giornalistico ben scritto potrebbe ampliare lo sguardo sulla città, sul Daily Bugle, sul sindaco e sulla manipolazione pubblica della verità. Tutti elementi che, dentro una serie noir, non sono certo secondari.
THUMBS UP 👍
- La relazione a distanza tra Ben Reilly e Silvermane è costruita con grande fluidità narrativa
- L’aderenza al lato noir della serie continua a essere uno dei punti di forza principali
- Nicolas Cage rende Ben Reilly un protagonista discutibile, ruvido e molto interessante
- L’intreccio criminale si fa più stratificato senza perdere ritmo
THUMBS DOWN 👎
- Robbie Robertson è ancora troppo spesso usato in funzione delle informazioni utili a Ben
- Alcuni personaggi secondari hanno bisogno di maggiore autonomia narrativa






