
Tom Holland porta Peter Parker nell’età adulta in un quarto capitolo spettacolare, emotivo e godurioso, frenato soltanto da un finale troppo sbrigativo.
Sinossi
Dopo che il mondo ha dimenticato l’esistenza di Peter Parker, il ragazzo ha messo in pausa la propria vita per dedicarsi completamente a Spider-Man. Mentre il suo corpo attraversa una misteriosa evoluzione, una nuova minaccia lo costringe ad allearsi con Frank Castle e a confrontarsi con il passato che ha scelto di lasciare indietro.
Spider-Man: Brand New Day arriva a distanza di quasi cinque anni dal clamoroso Spider-Man: No Way Home che, per molteplici ragioni, era diventato il nuovo non plus ultra dei film di Spider-Man, vista la trama, il cast, i cameo e, più in generale, l’impatto sia sul pubblico globale sia all’interno del MCU, con la perdita della memoria da parte di tutti dell’esistenza di Peter Parker e della sua doppia identità. Una chiusura carismatica per una trilogia di Jon Watts di cui, onestamente, non ci si può affatto lamentare.
E i problemi nella fase di preproduzione del quarto capitolo ovviamente ci sono stati perché, stando alle dichiarazioni di Tom Holland, sono state realizzate svariate sceneggiature che però l’attore non ha apprezzato. Il tutto fino all’arrivo di Destin Daniel Cretton, già regista del modesto Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli e co-creatore, invece, dell’ottima serie Wonder Man, che, sempre stando a Tom Holland, ha portato una ventata d’aria fresca e un approccio ben diverso dai precedenti. E si vede.
Fermo restando che alla sceneggiatura ci sono sempre Chris McKenna ed Erik Sommers, che hanno firmato anche i tre Spider-Man precedenti, l’impronta narrativa di Brand New Day è chiara: Peter Parker non è più un ragazzino e sta entrando ampiamente nell’età adulta, con tutti i problemi che ne possono derivare. Il tema del cambiamento e della crescita abbraccia l’intero film, vuoi perché da un lato Zia May non c’è più, vuoi perché dall’altro Peter ha deciso di isolarsi, concentrandosi soltanto sull’essere l’Uomo Ragno e sul combattere il crimine, vuoi perché ha scelto di non rivelare la propria identità a Ned e MJ per proteggerli.
Cretton, McKenna e Sommers hanno quindi optato per un Peter Parker che, in questo film, è molto più Spider-Man che Peter Parker, principalmente perché la vita senza costume di Peter è stata messa completamente in pausa per trovare un minimo di soddisfazione personale con il costume addosso, che è anche un modo per distrarsi e non riflettere troppo sulla propria vita personale. Questo è un punto cruciale su cui si sono basate tutte le discussioni della preproduzione del film, dato che la gestazione di Brand New Day è stata molto complessa e risale addirittura al 2019.
UNA GESTAZIONE LUNGA SETTE ANNI
Bisogna fare un attimo di chiarezza su tutto il processo produttivo prima di passare a quanto visto nel film, perché tutto quello che è avvenuto dietro le macchine da presa ha un certo peso specifico. Sony aveva infatti iniziato a pensare a un quarto film già nel 2019, ma dopo l’uscita di No Way Home il futuro della saga era rimasto incerto. Tom Holland considerava il film una possibile conclusione per il suo Peter Parker e ammetteva di non voler continuare a interpretare il personaggio senza una valida ragione narrativa. Sony e Marvel, al contrario, iniziavano a discutere una nuova storia che ripartisse dalla scelta finale di Peter: sacrificare la propria identità e accettare che nessuno ricordasse più chi fosse.
Nel 2022 Sony sperava ancora di ricostruire la squadra della prima trilogia, riportando Jon Watts alla regia insieme a Holland e Zendaya. Nel 2023 Marvel annunciava di avere una storia con “grandi idee”, ma la scrittura veniva interrotta dallo sciopero degli sceneggiatori. Holland continuava a mostrarsi prudente: voleva evitare il classico quarto capitolo realizzato soltanto per sfruttare il successo precedente e chiedeva una storia capace di rendere giustizia al personaggio.
Quando i lavori di preproduzione sono ripresi alla fine del 2023, il progetto ha progressivamente cambiato direzione. Holland ha proposto uno Spider-Man più umano, impegnato non a salvare il mondo ma a ricostruire sé stesso. Nel 2024 la sceneggiatura ha subito numerose revisioni, Jon Watts ha lasciato definitivamente il progetto e Destin Daniel Cretton è stato scelto come nuovo regista. L’idea centrale è diventata così quella di raccontare un Peter Parker più adulto, completamente solo e costretto a iniziare una nuova vita dopo gli eventi di No Way Home. Sono quindi saltati tutti i rumor relativi a Mephisto, Daredevil e soprattutto al Venom di Tom Hardy.
Forse è proprio per questo che il film funziona veramente molto bene, perché un cambio alla regia era necessario per non ripetersi e per avere una nuova direzione, così come era necessario riaccendere in Holland la passione per un personaggio che oggi è ancora più iconico e destinato a estendere ulteriormente la propria ombra sul MCU nei prossimi anni. Durante tutto il film si vedono la passione e l’impegno profusi da tutto il cast nel realizzare un’opera diversa dalle precedenti, soprattutto, ma non solo, a livello di tono. Il cambiamento registico è molto evidente, specialmente nelle sequenze d’azione, con moltissime scene e inquadrature direttamente riprese dai videogiochi di Spider-Man.
SADIE SINK, PUNISHER E LA MUTAZIONE DI PETER
A livello di personaggi, bisogna innanzitutto parlare del personaggio interpretato da Sadie Sink, senza fare spoiler, perché, oltre a essere un ottimo abbinamento tra attrice e ruolo, Destin Daniel Cretton, Chris McKenna ed Erik Sommers hanno fatto un eccellente lavoro di caratterizzazione tridimensionale. Il risultato rende giustizia a un personaggio molto più stratificato di quanto venga inizialmente mostrato e con un’ottima prospettiva per essere ulteriormente sviluppato in futuro. A posteriori, ha anche senso averne mantenuto segreta l’identità, visto che rappresenta il fulcro centrale della trama.
Un discorso diverso, ma sempre molto positivo, va fatto per Frank Castle che, insieme a Peter Parker, forma una stranissima coppia che funziona molto bene grazie alla loro visione della vita diametralmente opposta. È evidente che Holland e Jon Bernthal si siano divertiti da morire a interpretare i due personaggi ed è altrettanto evidente che questa coppia, così come quella formata da Frank Castle e Matt Murdock, dovrà essere mostrata nuovamente in futuro, perché una dinamica del genere deve essere sviscerata il più possibile. Magari anche attraverso un rapporto esteso fra i tre supereroi. Per approfondire il ritorno di Jon Bernthal, può essere utile recuperare anche la recensione di The Punisher: One Last Kill. Dove invece il film pecca è nella gestione di Bruce Banner, ma di questo se ne riparlerà fra poco.
Un altro elemento interessante, presentato prima nei trailer e poi esposto ampiamente durante il film, è l’evoluzione del DNA di Peter, che sembra attraversare una fase di mutazione. Come viene fatto intuire anche attraverso il documentario sui ragni che Peter guarda durante il film, si tratta di un rito di passaggio quasi necessario per tutti i ragni quando diventano adulti. Ecco quindi che il cambiamento fisico e quello mentale e personale di Peter si uniscono, specialmente quando Peter e MJ interagiscono sia a distanza sia in maniera più ravvicinata durante tutto il film. Su questo non si può davvero criticare nulla, perché i momenti migliori della pellicola sono proprio quelli in cui Zendaya e Holland si lasciano andare alle emozioni e al confronto, il tutto gestito magistralmente sia a livello di tempistiche sia a livello emotivo, visto che lo spettatore ci rimane sotto almeno un paio di volte.
BRUCE BANNER, IL FINALE E LE OCCASIONI MANCATE
Brand New Day non perde il tono stilistico dei precedenti capitoli: è divertente, è intenso quando serve e sa rallentare nei momenti giusti. A freddo, però, una volta calmato tutto l’entusiasmo, si riescono a notare anche alcuni difetti, più o meno visibili già durante la visione. Uno su tutti è sicuramente l’utilizzo di Bruce Banner/Hulk che, a posteriori, sembra essere più una trovata di marketing per pompare l’hype del film che una scelta motivata da una trama che abbia davvero bisogno di Bruce Banner. Questo è un grosso difetto perché va bene il fan service, ma deve avere anche un senso: altrimenti una sequenza di scene con i vari Tombstone, Boomerang, Tarantula e Scorpion sarebbe stata più che sufficiente.
Il motivo per cui si critica la gestione di Bruce Banner è lo stesso per cui si deve criticare parzialmente il finale del film, a parere di chi scrive queste righe un po’ troppo veloce e tronco rispetto a quanto avrebbe potuto davvero essere, specialmente avendo a disposizione 145 minuti. Se da un lato ci si aspetta il ritorno di Banner per chiudere il cerchio con la prima parte del film, dall’altro c’è anche la necessità di vedere interagire i personaggi interpretati da Tom Holland e Sadie Sink al termine della pellicola. Una cosa che invece non accade e lascia in qualche modo interrotto lo sviluppo della trama.
Il tutto è ulteriormente aggravato dal fatto che la scena dopo i titoli di coda non riguarda affatto il film in sé, ma Avengers: Secret Wars. Inoltre, si può notare un netto taglio nel montaggio, e anche nella sceneggiatura, per quanto riguarda il personaggio di Tramell Tillman. Una scelta che vanifica il tentativo di dargli tridimensionalità ed è anche un po’ uno sputo in faccia allo spettatore, che viene semplicemente trascinato da un’altra parte per evitare troppe domande alle quali non si vuole, o non si può, dare una risposta.
Riassumendo, Spider-Man: Brand New Day è un ottimo quarto capitolo, o il primo capitolo di una nuova trilogia, che catapulta Peter Parker in una fase più matura, gettando in qualche modo le basi per la Fase 7 del MCU. A livello tecnico, sia per la CGI sia per la regia, non si può che sbavare, specialmente per le poche ma intense scene in prima persona. Più in generale, bisogna fare un plauso al cast, Tom Holland in primis, per una performance incredibile. Se solo ci fosse stata un po’ più di coerenza narrativa nel finale, capace di riunire tutte le trame iniziate e poi lasciate inconcluse, allora si starebbe parlando di un film al livello di No Way Home. E invece questo è leggermente inferiore, ma comunque estremamente godurioso per chiunque.






