Gu ShiTEMPO DI LETTURA 4 min

Gu Shi
Recensione Gu Shi GU SHI MyMovies.it Venezia 83 · BIENNALE COLLEGE

Amie Song trasforma una storia di fantasmi in una riflessione onirica sul potere del racconto, della memoria e della verità.

Logo di Venezia 83 - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2026

Sinossi

Una famiglia di quattro persone si rifugia in una misteriosa casa tra l’oceano e la foresta durante una crisi impossibile da nominare. Dopo che un incidente costringe il figlio a letto, il racconto di storie diventa uno strano rituale capace di confondere memoria, realtà e oblio.

Continua l’esplorazione dei progetti di Biennale College Cinema, laboratorio internazionale della Biennale dedicato alla realizzazione di lungometraggi a microbudget presentati all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un progetto pensato per registi emergenti provenienti da tutto il mondo e capace di produrre opere inevitabilmente sperimentali, con risultati magari altalenanti, ma quasi sempre interessanti.
Questa volta tocca alla cineasta cinese Amie Song, attiva tra Cina e Stati Uniti e formatasi alla Columbia University. Il suo cortometraggio THREE era già stato selezionato alla Cinef del Festival di Cannes nel 2024, mentre Gu Shi rappresenta il suo esordio nel lungometraggio.
Il titolo, traducibile semplicemente come “storia”, anticipa già il cuore dell’opera. Quella che all’apparenza potrebbe sembrare una classica vicenda di fantasmi e case abbandonate diventa infatti una riflessione sull’importanza del racconto, della memoria e sulle dinamiche familiari disfunzionali.

LA CASA E IL FANTASMA


Protagonista della storia è una famiglia di quattro persone: padre, madre, figlia maggiore e figlio minore. I quattro si trasferiscono temporaneamente in una vecchia casa isolata tra l’oceano e la foresta, mentre sullo sfondo aleggia una crisi che il film non definisce mai apertamente. I dialoghi, estremamente scarni e quasi beckettiani, lasciano intuire fin dall’inizio che qualcosa non funzioni nei loro rapporti, come se tutti stessero cercando di rimuovere un trauma recente.
Dopo un incidente che costringe il figlio minore a letto, i vari membri della famiglia iniziano a raccontargli a turno una storia sull’oceano e su una misteriosa spada, quasi fosse un rituale attraverso cui elaborare o cancellare ciò che è accaduto. Nel frattempo, la figlia maggiore comincia a percepire strane presenze, in particolare una misteriosa ragazza vestita di verde che le propone di condividere una storia, avvertendola che tutto ciò che viene raccontato nella foresta vi rimarrà per sempre.
È un’introduzione lenta ma incisiva, che accompagna lo spettatore in un viaggio esistenziale nel quale i ricordi vengono continuamente messi in discussione fino a un ribaltamento finale dalle suggestioni fortemente lynchiane.

MEMORIA E VERITÀ


Sarebbe facile inquadrare Gu Shi come un classico horror. Gli elementi, d’altra parte, ci sono tutti: una casa misteriosa, un ambiente claustrofobico, presenze inspiegabili e una costante sensazione di minaccia che aleggia attorno ai protagonisti. Ma l’operazione di Amie Song è decisamente più complessa. Gu Shi è soprattutto un’allegoria del potere del racconto e di come questo possa modificare il modo in cui una persona interpreta la propria memoria.
Le diverse versioni della stessa storia diventano così altrettanti punti di vista dei protagonisti, ciascuno impegnato a costruire una propria versione degli eventi per convivere con il trauma che accompagna la famiglia. Dove si trova, allora, il confine tra verità e menzogna? Song evita una risposta netta e lascia che sia proprio il personaggio apparentemente più innocente, il figlio minore, a offrire una possibile chiave per ricostruire i tasselli della vicenda.
Il film affronta così la ricerca della verità in una realtà nella quale il ricordo può essere continuamente riscritto. Ricordare diventa qualcosa di più di un semplice esercizio della memoria: è l’unico strumento per evitare che identità e passato vengano cancellati dall’oblio.

CRIPTICO MA AFFASCINANTE


In tutto ciò, Amie Song mostra una notevole consapevolezza dei propri mezzi. La fotografia di Parinee Buthrasri mantiene un costante senso onirico, mentre la scenografia essenziale di Yican Zheng, con l’azione confinata quasi interamente tra la casa e la foresta, contribuisce a creare l’idea di un mondo isolato e sospeso fuori dalla realtà. Sono proprio queste atmosfere a rendere convincenti i richiami a un immaginario vicino a David Lynch e Twin Peaks, pur senza trasformare il film in una semplice imitazione.
Va tuttavia segnalato come anche questa pellicola risulti fin troppo criptica. Rispetto ad altri lavori della stessa sezione emerge una direzione più precisa e riconoscibile, ma qualche dialogo in più avrebbe probabilmente aiutato a rendere il ritmo e soprattutto le intenzioni dell’opera più accessibili.
Gu Shi rimane così un esercizio di stile che rischia talvolta di perdersi dentro le proprie ambizioni, ma possiede atmosfera, personalità e abbastanza idee da meritare il SAVE. Soprattutto per quel senso onirico e inquietante che emerge praticamente da ogni inquadratura.

Scheda film
Titolo originaleGU SHI
RegiaAmie Song
SceneggiaturaAmie Song
InterpretiHu Ling, Wu Wei, Audrey Zhang, Chen Xuanyu, Wang Maiqi
DistribuzioneMyMovies.it / Biennale Cinema Channel
Durata83 minuti
OrigineUSA, Hong Kong SAR, Thailandia, 2026
FestivalPresentato alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
SezioneVENEZIA 83 / BIENNALE COLLEGE
PremiereWORLD PREMIERE

Il giudizio di Recenserie

SAVE THEM ALL

Un’opera prima criptica ma affascinante, capace di trasformare una storia di fantasmi in una riflessione suggestiva sul potere della memoria e del racconto.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Giacomo Marcheselli

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita di tutti i giorni fa l'addetto museale. Con il calare delle tenebre, e nel tempo libero in generale, si trasforma in critico cinematografico e seriale nonché podcaster dilettante trattando gli argomenti più disparati ma sempre in ambito culturale e mediatico.

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