
Un finale in formato film che chiude la saga dei Buendía trasformando la solitudine in un’amara condizione dell’anima.
Questa recensione di One Hundred Years Of Solitude 2×08 accompagna la serie Netflix alla conclusione della sua corsa con un episodio in formato film della durata di 103 minuti. Protagonista è Aureliano Babilonia, soprattutto attraverso i suoi rapporti con gli ultimi membri della famiglia.
Proprio qui si comprende pienamente il significato del titolo Cent’anni di solitudine: una solitudine non tanto fisica quanto mentale e spirituale, l’incapacità di stabilire legami autentici anche quando si vive fianco a fianco. Una condizione che può essere letta anche come metafora dell’isolamento e della marginalità che attraversano parte della storia latinoamericana.
La sceneggiatura, dal canto suo, trova anche un simpatico modo di omaggiare Gabriel García Márquez attraverso Gabriel, che incontra Aureliano e ascolta la sua storia. È un richiamo diretto al personaggio già presente nel romanzo, amico di Aureliano e discendente di Gerineldo Márquez, ma evidentemente costruito anche come alter ego letterario dell’autore.
Un ulteriore omaggio arriva attraverso Aracataca, città natale dello scrittore colombiano, mentre il racconto si avvicina inevitabilmente alla fine di Macondo e di una genealogia iniziata sedici episodi prima.
AURELIANO E FERNANDA
Sebbene cambi l’interprete — stavolta è Margarita Rosa de Francisco —, Fernanda del Carpio nasce tonda e non muore quadrata. Non riconosce Aureliano come nipote, negandogli un’importantissima porzione di affetto.
Fino alla fine, anche in una casa ormai in decadenza, continua a insistere sull’apparecchiatura della tavola e sull’abbinamento fra cibi e vini. Se ne va con la corona di carta in testa.
Verrebbe da citare Manzoni e scrivere: “Quando di lei si è detto che è morta, si è detto tutto”, come per donna Prassede. In realtà no. Si può notare che il suo trapasso non avviene nel segno della luce e della pace, con la consapevolezza di Úrsula o di Amaranta. Fernanda non suscita nemmeno particolari rimpianti o simpatie.
Ciò nonostante, compare anche lei fra gli antenati accorsi per solennizzare la nascita dell’ultimo Buendía, in una delle scene più potenti dell’intera serie. È quasi un riconoscimento postumo: nel momento in cui la genealogia sta per estinguersi, anche chi non è mai riuscito davvero a sentirsi parte della famiglia ritorna a occuparne il proprio posto.
AURELIANO E IL FUTURO PAPA
Alla riunione di famiglia non manca nemmeno il figlio di Fernanda, José Arcadio. I rapporti tra Aureliano e suo zio sono molto migliori di quelli fra il povero ragazzo e la nonna.
La sorte di José Arcadio suscita nello spettatore anche una maggiore simpatia, per così dire. Tutto sommato emerge il ritratto di una vittima: sicuramente innocente quando gli sono piovute addosso tutte le aspirazioni materne, forse meno in seguito, con le sue scelte di vita. Gli è mancato soprattutto il coraggio di affermare pubblicamente la propria decisione di non prendere i voti e di rompere con il futuro che Fernanda aveva immaginato per lui.
Non meritava comunque di finire assassinato dai compagni di bisboccia a causa della loro avidità. Queste vicende contribuiscono a definire il concetto di solitudine che attraversa tutta la storia: può esistere vicinanza fisica, dettata dalle circostanze o dalla convenienza, senza che esistano realmente affetto, complicità o comunione di intenti.
AURELIANO E AMARANTA ÚRSULA
Con Amaranta Úrsula le cose sono diverse: c’è vicinanza, anche fisica, e persino troppa.
In questo terzo e ultimo dei capitoli in cui è diviso il finale esplode definitivamente il contrasto fra casa Buendía e Macondo. La dimora resta sempre magica, per quanto trascurata. Aureliano e la zia, mentre amoreggiano nudi, sembrano quasi Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden.
La cittadina, invece, è ormai in completo abbandono. È il punto d’arrivo di quel processo di disfacimento già diventato centrale negli episodi dedicati alla compagnia bananiera e alla strage di Macondo.
Una delle scene più potenti vede Aureliano camminare per le vie della città, ormai popolate sostanzialmente soltanto dai suoi ricordi. Macondo continua a esistere quasi esclusivamente nella memoria, fino al brusco ritorno a una triste realtà.
Questo porta il tragico finale a svolgersi nel silenzio e nell’indifferenza generale. Solo la natura, in un certo senso, partecipa: la tempesta che travolge Macondo completa fisicamente ciò che il tempo, la guerra, la violenza e l’oblio avevano già iniziato molto prima.
AMARO BILANCIO
Fernanda è stata incapace di costruire un vero rapporto con la famiglia Buendía, della quale comunque fa parte. Anche nella morte, dunque, i membri della casata restano insieme senza essere davvero uniti.
È una delle idee più amare dell’intera serie: i Buendía sono continuamente circondati da altre persone, eppure sembrano incapaci di raggiungerle veramente. Lo erano già quando José Arcadio Buendía e Úrsula fondavano Macondo all’inizio della storia e continuano a esserlo quando della città non rimane praticamente più nulla.
Così, dopo cento anni di amori, guerre, passioni, ossessioni e incomprensioni, non resta quasi nessuno a raccontare ciò che è successo. O forse sì: resta la storia stessa, conservata nei manoscritti di Melquíades e raccolta da Gabriel.
Il finale riporta così la serie esattamente al proprio punto di partenza. La storia dei Buendía era già stata scritta prima ancora che i suoi protagonisti potessero comprenderla e Aureliano, nel momento in cui riesce finalmente a leggerla, diventa contemporaneamente personaggio, lettore e ultimo testimone della propria famiglia.
È qui che l’adattamento trova una conclusione particolarmente efficace: Macondo può essere cancellata, i Buendía possono scomparire, ma ciò che è stato raccontato sopravvive proprio perché qualcuno è riuscito a trasformarlo in memoria.
THUMBS UP 👍
- Aureliano percorre le vie di Macondo ormai popolate quasi soltanto dai suoi ricordi
- L'apparizione degli antenati alla nascita dell'ultimo Buendía è una delle immagini più potenti della serie
- Il finale restituisce con efficacia il significato profondo della solitudine dei Buendía
- L'omaggio a Gabriel García Márquez viene integrato con eleganza nel racconto
- La distruzione finale di Macondo chiude coerentemente una storia costruita sulla memoria e sulla ciclicità
THUMBS DOWN 👎
- Il rapporto tra Aureliano e Fernanda rimane volutamente privo di un vero legame affettivo
- La parabola di José Arcadio si conclude in maniera particolarmente amara
- La lunga durata del finale può accentuarne alcuni passaggi più contemplativi







