Il nuovo film d’animazione Warner Bros. riporta sul grande schermo l’irriverente personaggio di Dr. Seuss con un’avventura coloratissima, surreale e ricca di umorismo. Tra l’energia di Stefano Fresi e l’inaspettata scelta di Herbert Ballerina, il risultato è un viaggio nell’immaginazione che nasconde qualcosa in più di un semplice intrattenimento per bambini.
Sinossi
Il celebre Gatto col Cappello torna protagonista di una nuova avventura animata e, incaricato di riportare il sorriso a Gabby e Sebastian, due fratelli alle prese con un difficile trasferimento, dovrà affrontare una missione che metterà alla prova tutta la sua imprevedibile capacità di trasformare ogni situazione in autentico caos.
Esiste un confine piuttosto sottile tra la fantasia e il caos, soprattutto quando a decidere dove collocarlo è un gatto antropomorfo con un cappello a strisce rosse e bianche. Un personaggio che, fin dalla sua nascita nel 1957 dalla penna di Dr. Seuss, ha fatto dell’imprevedibilità il proprio marchio di fabbrica, trasformando situazioni quotidiane in occasioni per scardinare qualsiasi forma di normalità. Portarlo nuovamente al cinema, dopo la disastrosa parentesi in live action del 2003 con Mike Myers, significava inevitabilmente confrontarsi con un immaginario molto riconoscibile, ma anche trovare un linguaggio capace di restituirgli la libertà espressiva delle illustrazioni originali.
L’UNICO LIMITE È L’IMMAGINAZIONE
Con Il Gatto Col Cappello, Warner Bros. Pictures sceglie finalmente la strada dell’animazione, affidando la regia ad Alessandro Carloni ed Erica Rivinoja e costruendo un’avventura che non si accontenta di inseguire solo la risata facile. Al centro della vicenda c’è il celebre felino, questa volta impegnato in una missione per conto dell’I.I.I.I. (Istituto per l’Istituzione dell’Immaginazione e dell’Ispirazione), cioè riportare il sorriso a Gabby e Sebastian, due fratelli in difficoltà dopo essersi trasferiti in una nuova città. Un incarico apparentemente semplice, almeno fino a quando non si considera la personalità decisamente poco convenzionale del suo protagonista.
Il risultato è un lungometraggio che trova nella propria esuberanza visiva il principale punto di forza, trasformando ogni situazione in un potenziale pretesto per giocare con le possibilità dell’animazione. Forme, colori, prospettive e trasformazioni si susseguono con una vitalità contagiosa, recuperando quella componente surreale che rendeva tanto particolari le opere di Seuss. Non si tratta soltanto di riprodurne l’estetica, ma di provare a trasferire sullo schermo un mondo nel quale le regole possono essere riscritte e l’immaginazione rappresenta l’unico limite davvero invalicabile.
UN FILM PER GRANDI E PICCINI
È proprio questa libertà visiva a rendere il film particolarmente coinvolgente, soprattutto quando decide di abbandonare qualsiasi pretesa di razionalità per lasciarsi trascinare dalle intuizioni più stravaganti. L’animazione realizzata da DNEG Animation accompagna efficacemente questa impostazione, valorizzando un universo visivo estremamente dinamico, nel quale anche gli elementi apparentemente più ordinari possono trasformarsi in qualcosa di completamente inaspettato. Una scelta stilistica che contribuisce a distinguere il progetto dalle produzioni animate più convenzionali, restituendo al personaggio una dimensione finalmente adatta al grande schermo.
Naturalmente, dietro l’accumulo di gag e situazioni assurde si nasconde anche una riflessione più delicata. Il trasferimento dei due fratelli diventa il punto di partenza per affrontare il cambiamento, le difficoltà di adattamento e il rapporto con la famiglia, senza trasformare il racconto in una predica educativa. Il film comprende che parlare ai bambini non significa necessariamente semplificare ogni concetto, né tantomeno rinunciare a una certa complessità emotiva. Al contrario, è proprio attraverso la fantasia che riesce a rendere accessibili sentimenti e insicurezze riconoscibili anche da uno spettatore adulto.
LE VOCI ITALIANE
Una parte importante del divertimento passa inevitabilmente attraverso il lavoro del cast vocale, e in questo senso il confronto tra versione originale e adattamento italiano offre alcuni spunti particolarmente interessanti. Nell’edizione americana il Gatto è interpretato da Bill Hader, attore che possiede una straordinaria versatilità comica e una naturale predisposizione per i personaggi eccentrici. La sua interpretazione trova una controparte convincente in Stefano Fresi, che affronta il protagonista con una vocalità estremamente duttile, capace di alternare registri più morbidi a improvvise esplosioni di energia. Il risultato è un Gatto subito riconoscibile, vivace e sufficientemente sopra le righe da sostenere il peso di un’intera avventura.
Il caso più curioso riguarda però Waffles, il pesce che accompagna il protagonista. Nella versione originale ha la voce di Matt Berry, interprete britannico dalla timbrica immediatamente riconoscibile, celebre per il suo modo particolarissimo di utilizzare la voce e per un umorismo spesso costruito attraverso l’enfasi e la solennità. In Italia, invece, il personaggio viene affidato a Herbert Ballerina. Un accostamento che, almeno sulla carta, sembra appartenere a due universi comici completamente differenti. Per quest’ultimo si tratta di una prima esperienza in sala di doppiaggio, affrontata con il supporto del direttore Massimiliano Manfredi, che senza dubbio è riuscito a tirar fuori dalla storica spalla di Maccio Capatonda un risultato più che positivo.
UNA PIACEVOLE SORPRESA
Presentato in anteprima al Lucca Comics & Games, alla presenza proprio di Stefano Fresi e Herbert Ballerina, Il Gatto Col Cappello rappresenta quindi una ripartenza decisamente riuscita per un personaggio che meritava un trattamento cinematografico più rispettoso del proprio immaginario. Il film non reinventa completamente la formula dell’animazione per famiglie, né evita qualche passaggio narrativo prevedibile, ma riesce a distinguersi grazie a una notevole inventiva visiva, a un protagonista irresistibilmente caotico e a una sensibilità che va oltre il semplice accumulo di gag.
La sua qualità più apprezzabile è probabilmente la capacità di non considerare i bambini spettatori da intrattenere passivamente, ma interlocutori ai quali proporre un racconto ricco di stimoli, lasciando contemporaneamente agli adulti qualcosa su cui riflettere.
Il Gatto Col Cappello arriverà nelle sale italiane il 5 novembre 2026, con un’avventura che riesce a divertire senza dimenticare il valore emotivo della propria storia. Non un nuovo classico dell’animazione, ma uno spettacolo colorato, piacevole e sufficientemente folle da meritare una possibilità.







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