
Stephen Graham guida un thriller psicologico dalle atmosfere cupe e dalle ottime premesse, tra un serial killer inquietante e un mistero che promette sviluppi interessanti.
Dopo la conclusione della sesta stagione di Slow Horses, Apple TV riparte con Nocturne, un nuovo crime drama dalle premesse decisamente promettenti. Creata per la televisione da Rowan Joffé e sviluppata da John Hlavin, la serie si ispira ai romanzi di Lars Kepler, pseudonimo dei coniugi Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, e intreccia elementi crime e thriller psicologico in una storia dalle atmosfere cupe.
Il progetto prende spunto da The Sandman e Lazarus, due romanzi della serie letteraria con protagonista il detective Joona Linna, accomunati dalla presenza del serial killer Jurek Walter. Il primo episodio, intitolato “Lazarus, Come Forth!”, introduce i personaggi principali e un caso che sembra destinato a riaprire ferite mai rimarginate.
Le risposte sono ancora poche, ma il pilot riesce a costruire un’atmosfera inquietante e a suscitare curiosità per ciò che verrà.
STEPHEN GRAHAM: UN SERIAL KILLER TERRIFICANTE
Con un antagonista come Jurek Walter serviva un interprete capace di reggere il confronto, e Stephen Graham si dimostra immediatamente all’altezza. Il suo serial killer è apparentemente pacato, enigmatico e quasi imperturbabile, ma proprio questa tranquillità contribuisce a renderlo terrificante. Non ha bisogno di gesti eclatanti per trasmettere una sensazione di pericolo: bastano uno sguardo, una pausa o una frase pronunciata con apparente naturalezza per creare disagio.
Graham costruisce un personaggio magnetico, la cui imprevedibilità rappresenta uno degli elementi più efficaci dell’episodio. La serie sembra voler puntare soprattutto sulla tensione psicologica, evitando di spiegare troppo e lasciando che sia il comportamento del killer a parlare. Una scelta convincente, perché permette a Walter di imporsi fin da subito senza ricorrere a una caratterizzazione eccessivamente esplicita.
Curiosamente, quando il progetto era stato annunciato nel 2023 con il titolo provvisorio Lazarus, il ruolo era stato inizialmente affidato a Tom Hardy, prima che la scelta ricadesse su Graham.
Alla luce di quanto mostrato nel pilot, il risultato è decisamente convincente: Stephen Graham riesce a rendere Jurek Walter inquietante senza mai perdere il controllo della propria interpretazione. Il personaggio ha già una presenza scenica notevole e rappresenta una delle ragioni principali per proseguire la visione.
UN CAST DI LIVELLO
A sostenere il racconto c’è un cast di volti conosciuti, a partire da Liev Schreiber, che interpreta il detective Jonah Lynn, e Zazie Beetz, nei panni di Saga Bauer. Accanto a loro troviamo Bill Camp, Rory Culkin, Chrissy Metz e Poorna Jagannathan, interpreti che contribuiscono a dare spessore al mondo in cui si sviluppa l’indagine.
Schreiber delinea un protagonista tormentato, sul quale sembra gravare una tragedia personale legata alla moglie e al figlio. Il pilot lascia volutamente molti aspetti del suo passato nell’ombra, ma riesce comunque a suggerire che le vicende personali del detective avranno un peso importante nel prosieguo della storia.
Il mistero che lo circonda si affianca così al caso investigativo, rendendo il personaggio interessante senza svelarne subito tutte le sfaccettature.
Anche Saga Bauer lascia intravedere potenzialità interessanti, sebbene il primo episodio le conceda ancora poco spazio per emergere davvero. Il suo rapporto con Jonah e la posizione che potrebbe assumere nell’indagine suggeriscono un ruolo destinato a diventare centrale.
Il cast parte con il piede giusto, anche se serviranno altri episodi per capire quanto ogni personaggio riuscirà a trovare una propria dimensione narrativa.
UN PILOT CHE FUNZIONA
Il primo episodio costruisce il proprio mistero senza avere fretta di fornire risposte. Il fulcro della vicenda è il ritorno di un bambino scomparso tre anni prima, che riesce a fuggire, mentre della sorella, sparita con lui, non ci sono tracce. Il ritrovamento apre immediatamente nuovi interrogativi e sembra destinato a riportare l’attenzione sul caso legato a Jurek Walter.
La scelta di mantenere diverse informazioni in sospeso funziona perché permette di introdurre gradualmente le dinamiche investigative e le fragilità dei protagonisti. Jonah Lynn appare come un detective segnato dal proprio passato, mentre il collegamento con il serial killer lascia intuire conseguenze personali che potrebbero andare ben oltre la semplice indagine.
Il pilot riesce così a creare un legame tra il mistero principale e la dimensione più intima dei personaggi, senza rendere troppo esplicite le possibili risposte.
La formula è efficace, anche se il finale avrebbe potuto osare qualcosa in più. Manca una svolta particolarmente incisiva, di quelle capaci di lasciare lo spettatore con un’urgenza ancora maggiore di scoprire il seguito.
Non è però un difetto tale da compromettere il risultato: la storia incuriosisce, la tensione rimane costante e i diversi fili narrativi hanno il tempo di svilupparsi nel corso della stagione. Le premesse sono solide e il pilot svolge il proprio compito senza bruciare troppo presto le carte a disposizione.
ATMOSFERE CUPE E COMPARTO TECNICO
Come spesso accade nelle produzioni Apple TV, anche Nocturne può contare su un comparto tecnico curato. La regia di Tim Van Patten e la fotografia contribuiscono a costruire un ambiente cupo, coerente con la natura del racconto e con la presenza di un serial killer che sembra esercitare il proprio potere soprattutto attraverso la mente.
La componente visiva non si limita ad accompagnare le indagini, ma rafforza la sensazione di inquietudine che attraversa l’episodio. La serie non punta necessariamente su continue svolte narrative, preferendo lavorare sui dettagli, sui silenzi e sulla percezione di un pericolo che potrebbe manifestarsi in qualsiasi momento.
È un approccio adatto a un thriller psicologico che vuole mettere al centro il confronto tra un detective tormentato e un antagonista particolarmente sfuggente.
Nel complesso, “Lazarus, Come Forth!” è un buon biglietto da visita per Nocturne. Stephen Graham offre un’interpretazione magnetica, il caso centrale incuriosisce e Jonah Lynn presenta abbastanza ombre da meritare ulteriori approfondimenti.
Qualche sorpresa in più avrebbe reso il finale più incisivo, ma la scrittura mantiene il racconto coinvolgente e le atmosfere sostengono efficacemente la tensione.
Un pilot convincente, che getta basi interessanti per un crime drama con tutte le carte in regola per crescere nei prossimi episodi.
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