recensione Se Solo Potessi Ti Prenderei A Calci

Se Solo Potessi Ti Prenderei A CalciTEMPO DI LETTURA 4 min

Un buon film, con un ritmo narrativo intenso ma mai asfissiante. E con un ottimo cast, fra cui brilla il talento di Rose Byrne.
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La psicologa Linda si trova a dover gestire da sola la figlia, malata di una patologia congenita, dopo che il marito è dovuto partire per lavoro. Da qui inizieranno una serie di grandi e piccole disavventure che mineranno la salute mentale della donna, fino a farla parlare con un misterioso essere che si cela… in un buco nel soffitto di casa.

Fra i vari film in concorso per l’edizione annuale degli Academy Awards, ce n’è uno che è passato forse fin troppo in sordina. Il motivo principale sta nel fatto che la sua distribuzione mondiale partirà esattamente questo mese (5 marzo 2026 in Italia), anche se ha già ricevuto alcuni premi e riconoscimenti al Sundance Film Festival e alla Berlinale 2025.
Il film in questione è Se Solo Potessi Ti Prenderei A Calci (per una volta un titolo in linea con l’originale If I Had Legs I’d Kick You). Una pellicola che rappresenta la quintessenza dell’opera indie, non a caso prodotta dalla stessa regista Mary Bronstein e dalla A24, in linea con la voglia di sperimentare che da sempre connota questa particolare casa di produzione.

Linda: I’m one of those people that’s not supposed to be a mom. I am not a mom. I’m not.

UNO SQUARCIO SUL SOFFITTO


È difficile infatti inserire una pellicola simile in un genere preciso. La storia segue le vicende di Linda (Rose Byrne), psicologa che si trova a dover crescere e accudire da sola la figlia che vive intubata a causa di una malattia congenita. Tutto questo perché il marito Charles (Christian Slater) si trova spesso fuori casa per via del suo lavoro (è capitano di crociera).
La situazione degenera quando, da uno dei soffitti della loro casa comincia a piovere acqua che crea un vero e proprio squarcio al suo interno. Linda e la figlia sono dunque costrette a traferirsi momentaneamente in un motel aggravando così il proprio disagio, oltre che a fare la conoscenza con soggetti alquanto “borderline“.
Sarà l’inizio di una spirale di avvenimenti a metà fra il dramedy e l’horror soprannaturale. Soprattutto quando Linda sentirà delle “strane voci” provenire dallo squarcio del soffitto.

LA MATERNITÀ COME DRAMEDY HORROR


Il tema della maternità viene qui declinato in modo molto “surreale”. E soprattutto nei suoi aspetti più negativi. Si viene infatti a creare un certo climax narrativo per cui la protagonista scivola pian piano in un vero e proprio esaurimento nervoso. E anche per questo motivo (ma non solo) il confine fra realtà e allucinazione sarà sempre più flebile. La pellicola si staglia a metà fra queste due dimensioni narrative, scegliendo appositamente di seguire gli eventi senza neanche provare a dare una spiegazione logica ad essi.
Ciò accresce ulteriormente il senso di desolazione e vuoto di affetto che circonda la protagonista, magistralmente interpretata da Rose Byrne in tutte le sue sfaccettature (non a caso l’unica candidatura del film è quella a Miglior Attrice Protagonista).

PRIMI PIANI INTENSI


Una visione dichiaratamente pessimista della maternità che non manca di una certa critica sociale proprio per via della solitudine che Linda si trova ad affrontare nelle varie situazioni in cui si trova. A parte lei, infatti, quasi tutti i personaggi vengono connotati in una maniera decisamente negativa. A partire dal marito assente Charles, ma anche passando per il terapeuta di Linda, interpretato da Conan O’ Brien. Una solitudine che è sia percepita da Linda che reale e che viene mostrata dal fatto che, nella maggior parte delle inquadrature, le persone che parlano con Linda sono fuoricampo.
Mentre quello che prevale sono i primi piani di una Rose Byrne che visivamente sconfina sempre più nell’isterismo. Fino ad un punto preciso della pellicola dove, tramite una decisione drastica, si scoprirà un ulteriore retroscena del passato della donna che forse darà finalmente un senso alle sue sofferenze.

CONCLUSIONI


Chi si aspetta però una risoluzione finale potrebbe rimanere deluso. Mary Bronstein riprende la lezione di altri suoi illustri colleghi come i fratelli Coen nell’offrire finali più che aperti dove non c’è una vera e propria redenzione e dove è il caso a farla da padrone.
Quello che rimane è comunque un buon film, con un ritmo narrativo molto intenso ma mai troppo asfissiante. E con un cast decisamente ottimo, fra cui brilla, fra gli altri, il talento di Rose Byrne sicuramente meritevole di una statuetta, anche solo per il fatto di sobbarcarsi quasi da sola tutta la pellicola.
Un film che mescola vari generi al suo interno con un manifesto di maternità sicuramente imperfetto, ma anche tremendamente vicino a certe situazioni reali.

TITOLO ORIGINALE: If I Had Legs I’d Kick You 
REGIA: Mary Bronstein
SCENEGGIATURA: Mary Bronstein
INTERPRETI: Rose Byrne, A$AP Rocky, Conan O’ Brien, Danielle MacDonald, Ivi Wolk, Mary Bronstein,  Ronald Bronstein, Amy Judd, Christian Slater  
DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures
DURATA: 113′
ORIGINE: USA, 2025
DATA DI USCITA: 05/03/2025

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Dottor Jekill

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita scrive e recensisce riguardo ogni cosa che gli capita guidato dalle sue numerose personalità multiple tra cui un innocuo amico immaginario chiamato Tyler Durden!

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