
Il ritorno di Sid Baker, l'intervista di Diana Taverner e un caso stagionale sempre più personale rendono Daddy Issues un episodio ricco di tensione.
Era il 2022 quando Slow Horses andava in onda per la prima volta su Apple TV. Una serie spy drama che si presentava con una trama solida, ma a convincere ancor di più erano stati sin da subito i personaggi. I protagonisti di Slow Horses nella prima stagione erano per metà ben diversi da quelli presenti adesso, una peculiarità della serie che nel corso delle stagioni perde quasi sempre un pezzo del team. Addii che, però, hanno contribuito a rendere più profonda la trama stessa.
RITORNI
Nella prima stagione a catturare subito l’attenzione erano stati, a parte Jackson Lamb ovviamente, River Cartwright e Sid Baker. Personaggi ben amalgamati, capaci di creare un ottimo team anche se visti soltanto per pochi episodi.
La morte di Sid aveva creato subito un vuoto nella serie, lasciando sotto shock anche lo spettatore, o almeno chi non aveva mai letto i libri di Mick Herron. Nel corso degli anni si erano rincorse diverse voci su un suo possibile ritorno, alimentate soprattutto da chi conosceva già la storia originale. L’ipotesi che la morte di Sid non fosse definitiva era rimasta così sullo sfondo, anche se con il passare delle stagioni le speranze di rivedere il personaggio sembravano essersi affievolite.
Anche gli impegni di Olivia Cooke in House of the Dragon avevano contribuito a rendere meno semplice immaginare un ritorno di Sid. E proprio per questo il modo in cui Slow Horses decide di riportarla nella storia funziona particolarmente bene.
Il ritorno, come detto, non sorprende del tutto, ma è la gestione della rivelazione a fare la differenza. L’episodio non utilizza il ritorno di Sid come un semplice effetto sorpresa, bensì lo inserisce nell’economia della puntata costruendo attorno a lei un nuovo mistero.
Il cliffhanger finale con la sua apparizione lascia quindi diverse domande aperte, portando lo spettatore a chiedersi se sia stato tutto dovuto ad un lavoro sotto copertura dell’agente o se dietro ci sia ben altro.
L’INTERVISTA
Parallelamente al ritorno di Sid, l’episodio “Daddy Issues“ porta avanti anche la storyline di Diana Taverner, alle prese con un’intervista televisiva e con le conseguenze del ricatto di Damien.
Qui la serie lavora soprattutto sulla dimensione emotiva del personaggio. Lo spettatore conosce già la situazione e sa che dietro alla decisione di Diana c’è una costrizione, ma osservare dall’esterno il modo in cui affronta l’intervista permette di cogliere tutta la complessità del momento.
La Taverner deve apparire sicura e consapevole, ma sotto la superficie si percepisce chiaramente il peso della situazione ed è proprio questa contraddizione a rendere la sequenza interessante. L’interpretazione di Kristin Scott Thomas continua a essere uno degli elementi più solidi della serie, con l’attrice che non ha bisogno di dialoghi espliciti, dato che sono sufficienti sguardi, gesti ed espressioni per dare tridimensionalità al suo personaggio.
L’intervista, inoltre, sembra destinata ad avere conseguenze che andranno ben oltre il singolo episodio. E proprio per questo sarà interessante capire come reagirà l’MI5 e, soprattutto, quali saranno le conseguenze per la nuova First Desk.
CASO STAGIONALE
Come sempre accade in Slow Horses, le diverse storyline trovano un punto di contatto nel caso orizzontale della stagione. È questo il vero collante narrativo dell’episodio e, ancora una volta, la serie riesce a costruire una minaccia ben amalgamata con i protagonisti che finisce per coinvolgerli direttamente.
Con dei sicari sulle tracce dei membri della Slough House, il pericolo diventa così più concreto e personale, coinvolgendo maggiormente sia a livello narrativo che emotivo.
Tra gli elementi più piacevoli dell’episodio c’è ancora una volta la dinamica tra River e Lamb. Vederli insieme continua a essere un piacere per lo spettatore, soprattutto per il modo in cui la serie riesce a giocare sul loro rapporto fatto di battute, ironia e continui contrasti. Il loro “odiarsi” è ormai diventato quasi una certezza narrativa, nonostante dietro le provocazioni emerga un rapporto molto più complesso. E in Slow Horses questo equilibrio tra spy drama, tensione e ironia continua a essere anche uno degli ingredienti migliori.
In questo contesto, anche la possibilità di rivedere anche altri volti del passato assume un peso maggiore. La serie Apple TV ha costruito nel corso delle stagioni una sorta di memoria interna della propria storia, dove i personaggi che se ne sono andati continuano a rappresentare una parte importante della sua identità.
Tra questi c’è sicuramente Louisa Guy. Il suo addio aveva avuto un peso particolare proprio perché l’uscita di scena era risultata organica alla storia e al personaggio, ma allo stesso tempo aveva lasciato una certa malinconia. Questo nonostante la peculiarità di Louisa di essere andata via dalla Slough House ancora viva.
Il suo possibile ritorno, insieme a quello di Sid, rende la stagione ancora più interessante non solo a livello di storia, ma assume anche una profondità maggiore dal punto di vista emotivo sia per i personaggi che per il pubblico. Per un bilanciamento molto più consistente del solito che fa sicuramente ben sperare per il resto della stagione.
THUMBS UP 👍
- Il ritorno di Sid Baker
- L'equilibrio tra spy drama, tensione e ironia sempre di ottimo livello
- La storyline di Diana Taverner acquista profondità
THUMBS DOWN 👎
- Il ruolo del padre di River continua a lasciare qualche dubbio






