Il Tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, accertando la vessatorietà — e quindi la nullità — delle clausole che, dal 2017 a gennaio 2024, consentivano alla piattaforma di modificare unilateralmente il prezzo degli abbonamenti e altre condizioni contrattuali. Netflix ha già annunciato ricorso, sostenendo che le proprie condizioni sarebbero sempre state in linea con normativa e prassi italiane.
Il punto centrale della pronuncia è lo ius variandi, cioè il potere di cambiare il contratto “a senso unico”. Per i giudici, non basta avvisare l’utente con 30 giorni di anticipo e offrirgli il recesso: il consumatore deve sapere fin dall’inizio quali motivi specifici potrebbero giustificare in futuro una modifica economica o delle condizioni. Nelle versioni contrattuali in vigore fino a gennaio 2024, questa cornice — secondo la sentenza — mancava; e viene ritenuta illegittima anche una clausola rimasta in vigore tra gennaio 2024 e aprile 2025 nella parte in cui continuava a consentire modifiche senza una predeterminazione sufficiente delle ragioni.
La sentenza distingue però il quadro più recente: le modifiche introdotte da Netflix nell’aprile 2025 sulla clausola relativa alle condizioni di utilizzo vengono considerate conformi al Codice del consumo, perché ancorate a cause specifiche (ad esempio cambiamenti del servizio, obblighi normativi, esigenze tecnologiche o di sicurezza).
La conseguenza più pesante riguarda gli aumenti: per i contratti sottoscritti tra il 2017 e gennaio 2024, gli incrementi applicati nel 2017, 2019, 2021 e nel novembre 2024 vengono indicati come illegittimi e quindi potenzialmente passibili di restituzione, con l’eventuale risarcimento del danno caso per caso. Il tribunale afferma inoltre che i consumatori interessati hanno diritto a essere informati e ordina a Netflix di pubblicare il dispositivo sul proprio sito per almeno sei mesi, oltre a pubblicazioni su Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, e a informare via email (e in alcuni casi raccomandata) tutti i clienti coinvolti, inclusi quelli che hanno disdetto. Per adempiere: 90 giorni dalla pubblicazione; in caso contrario è prevista una penale di 700 euro al giorno.
Movimento Consumatori sostiene che la decisione coinvolga milioni di utenti e collega la sentenza a possibili rimborsi e a una riduzione dei prezzi attuali “in misura pari agli aumenti illegittimi”, ventilando anche una class action se Netflix non intervenisse spontaneamente. Netflix, dal canto suo, ha già fatto sapere che presenterà ricorso.
Fonte: Fonte: comunicato Movimento Consumatori e sentenza del Tribunale di Roma (pubblicata 1 aprile). Approfondimento stampa su Il Sole 24 Ore.


