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Vikings 6×17 – The Raft Of MedusaTEMPO DI LETTURA 6 min

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Si può dire che nelle ultime puntate dell’ultima stagione Vikings sia tornato alle origini. Non nel senso che è tornata la stessa qualità di scrittura e di sceneggiatura delle prime stagioni, quelle con Ragnar, che resteranno inarrivabili; ma nel senso che al centro della narrazione sono tornati elementi quali la lotta tra Vichinghi e Anglosassoni e il piacere dell’esplorazione, della scoperta e conquista di nuove terre. In Ivar e in Hvitserk rivive il Ragnar conquistatore e stratega, in Ubbe il Ragnar esploratore di nuovi lidi. Purtroppo non è tutto oro ciò che luccica e adesso si vedrà perché.

 

OVEST


La partita con gli Anglosassoni del Wessex sembrava chiusa alla fine della quinta stagione, perché di fatto non c’era più nulla da raccontare: Alfred aveva consolidato il possesso del trono, l’armata di invasori norreni era stata sconfitta, Ubbe aveva guadagnato al suo popolo il diritto di convivere pacificamente con gli autoctoni in terra inglese. E con l’entrata in scena dei Rus’ di Kiev e di Novgorod, l’impressione che l’Inghilterra fosse solo un ricordo si era rafforzata.
Tuttavia, risolta la questione di Igor e di Oleg, col primo finalmente principe a pieno titolo dei Rus’ e il secondo tolto di mezzo, era inevitabile che facesse capolino anche la necessità di trovare un nuovo nemico esterno, e quale migliore avversario per i Vichinghi che il regno del Wessex? Così i pomposi proclami di Harald e di Ivar alla fine del precedente episodio trovano subito coronamento e gli uomini del Nord sbarcano davvero sulle coste inglesi, mettono davvero a ferro e fuoco i villaggi, minacciano davvero la corona anglosassone.
Il problema è che tutto avviene troppo rapidamente: Ivar e compagni sbarcano, vincono una scaramuccia campale, danno alle fiamme qualche casa, e subito il re Alfred abbandona Winchester per organizzare la controffensiva. Senza voler fare paragoni con The Last Kingdom, che ha raccontato il dramma delle invasioni norrene con molta più tensione drammatica, anche facendo un confronto con le prime stagioni di Vikings si percepisce una certa frettolosità nella messa in scena, come se mancando pochi episodi al finale fosse necessario correre e dar vita subito a uno scontro finale tra Vichinghi e Anglosassoni.
E poco importa che Alfred manchi dallo schermo da due anni, poco importa che quel minimo di empatia che lo spettatore poteva aver creato col personaggio nella quinta stagione si sia raffreddato: c’è tempo per qualche scena nel suo regno, per qualche dialogo con sua moglie, non c’è il minimo tentativo di ridare al re del Wessex una dimensione più umana che faccia partecipare anche lo spettatore dei suoi dolori, delle sue responsabilità.
Gli Anglosassoni di Vikings sono ormai figurine da tirare fuori solo quando ai protagonisti manca un nemico da affrontare, e nulla di più.

 

EST


In quel di Kattegat, la partenza di Harald, Ivar e Hvitserk lascia ancora irrisolta la questione del potere. A chi andrà quel trono che il Bellachioma ha già a noia e che i figli di Ragnar, dopo aver combattuto tanto per ottenerlo, sembrano schifare perché è più bello andare a saccheggiare l’Inghilterra?
Per il momento, il potere viene affidato a Erik e a Ingrid, e qui Vikings cade in uno dei peggiori e più frequenti errori: l’ennesima torbida storia di sesso. Ci sta che Ingrid mal sopporti le ambizioni di Erik, che faccia di tutto per indebolirlo, che arrivi addirittura a togliergli la vista con un maleficio (è ormai chiaro che la donna è anche una strega): ma allora a cosa serve la loro improvvisa relazione, con un intermezzo sadomaso? La deriva à la cinquanta sfumature di grigio non si vedeva dai tempi del conte Odo, tra la terza e la quarta stagione, e non era certo la parte di Vikings più rimpianta.
Purtroppo si ha come l’impressione che Hirst non abbia più idee per gestire i personaggi secondari e riproponga ciclicamente le stesse meccaniche, facendo puzzare la serie di già visto anche a un passo dal finale. Uno scivolone difficile da perdonare arrivati a questo punto, e che potrà essere riscattato solo dando a Erik e a Ingrid un ruolo importante e decisivo nei prossimi episodi, altrimenti saranno solo l’ennesimo potenziale narrativo malamente sprecato.

 

NORD


Bisogna davvero ripetere per l’ennesima volta che la storyline delle esplorazioni marittime nel nord-ovest è ancora una volta la più bistrattata dalla sceneggiatura?
Ormai è palese dove Hirst voglia andare a parare: Ubbe e compagni scopriranno il Vinland e fonderanno il primo insediamento vichingo in Nord America, magari senza mai fare ritorno in patria. Eppure non si riesce a provare reale coinvolgimento in questa vicenda, forse perché l’infinita sequenza di sfighe e sofferenze che i naviganti devono affrontare non ha il minimo appeal. Ci si dovrebbe addolorare per la sofferenza del figlio di Ubbe e Torvi, un bimbo che finora si è visto sì e no due volte? Si dovrebbe soffrire per un tizio a caso che non può dare da bere alla moglie? Si dovrebbe piangere per un altro giovanotto random morto di stenti?
Non si capisce nemmeno perché dare all’episodio il titolo che ha, traducibile come “la zattera della medusa”. Certo, l’espressione fa riferimento abbastanza esplicitamente al quadro di Géricault che raffigurava i naufraghi della fregata Méduse e uno spettatore dotato di media cultura può capire facilmente il nesso, ma si tratta di un’opera d’arte dell’Ottocento che fa riferimento a un evento storico del 1816: cosa dovrebbe centrare con la storia vichinga e anglosassone del X secolo?
L’unica luce in fondo al tunnel è rappresentata dall’avvistamento, in conclusione di puntata, di una terraferma che con molta probabilità si rivelerà essere il leggendario Vinland, ossia l’isola di Terranova. E a dirla tutta, la curiosità di vedere come Hirst gestirà l’incontro tra Vichinghi e Nativi americani è l’unica cosa che riscatta una sottotrama finora sfruttata poco e male.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Si torna a combattere in Wessex…
  • Lo scontro tra Ingrid e Erik sarebbe pure interessante…
  • Finalmente i Vichinghi avvistano il Vinland…
  • … ma è tutto troppo frettoloso e senza il minimo coinvolgimento emotivo
  • … se non fosse per l’intermezzo da cinquanta sfumature di vichingo
  • … ma tutta la sequela di morti e stenti in mare è di una noia mortale
  • Perché dare all’episodio il titolo di un quadro di Géricault del 1800?

 

Spiace dirlo, ma “The Raft of Medusa” non è un buon episodio. E’ un peccato, sia perché finora la narrazione si era sviluppata piuttosto bene, sia perché a un passo dal finale lo spettatore merita qualcosa di più di meccaniche narrative trite e ritrite o di eventi storici raccontati frettolosamente. Il compito dei prossimi tre episodi sarà di dimostrare che Vikings può chiudersi in bellezza, ma con Hirst non si sa mai, bisogna sempre temere il peggio.

 

Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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