Poldark 3×09 – Episode 9TEMPO DI LETTURA 8 min

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Venti di guerra soffiano sulla Cornovaglia: da un lato, il pericolo che i Francesi possano invadere l’isola britannica si fa sempre più concreto (e in effetti un tentativo di invasione nel febbraio 1797 ci fu); dall’altro, su un piano più personale, riprende la “guerra” tra Ross e George, anche se questa volta a farne le spese è Drake; in mezzo, si consumano la vicenda sentimentale di Demelza e Hugh, l’atteso faccia a faccia tra Elizabeth e il sospettoso marito e il raggiro di Rowella ai danni del reverendo Osborne Whitworth. Insomma, a questo season finale non manca nulla, alcuni nodi vengono al pettine e alcune porte rimangono aperte per una futura quarta stagione, annunciata proprio alla fine dell’episodio da un eloquente Poldark will return e dalla scena del moro capitano che osserva la cattedrale londinese di Saint Paul, a indicare una futura carriera politica nella capitale britannica.
Non si parla di carriera politica a caso, perché in “Episode 9” Ross prende finalmente coscienza del fatto che per migliorare le condizioni del popolo, mantenere l’ordine ed evitare sanguinose rivolte non basta offrire lavoro nelle miniere o distribuire terra tra i contadini, ma bisogna farsi rappresentanti del popolo stesso, assumere una carica politica e lavorare all’interno del sistema come un riformatore, non all’esterno di esso come un rivoluzionario. L’epifania di Ross, arrivata un attimo prima che la squadra di miliziani da lui addestrati in funzione anti-francese apra il fuoco sui popolani in rivolta dopo l’ennesimo sopruso di George Warleggan, è sicuramente tardiva, perché arriva quando ormai l’inazione del protagonista ha favorito l’ascesa del suo odiato rivale dapprima come magistrato, poi come borgomastro e infine come deputato parlamentare, eppure non poteva arrivare in un momento migliore: lord Basset è scontento del proprio candidato in Parlamento, che si è rivelato (ma che sorpresa!) ben più reazionario e conservatore di quanto pensasse e potrebbe decidere assai facilmente di puntare ancora su un uomo di vedute più progressiste quale appunto il capitano Poldark.
Preso totalmente dalla sua missione di soldato e addestratore di uomini, Ross perde di vista quelli che sono i più umili, ma anche più vicini, problemi familiari, ignorandoli o sottovalutandoli: decide di non prendere posizione contro George per difendere il cognato Drake, ingenuamente convinto che il rivale si stancherà presto di perseguitarlo, e solo quando si arriva al tragico pestaggio del ragazzo finalmente si muove (ma è fermato dalla chiamata alle armi, a cui dà la precedenza); ma soprattutto non si preoccupa di ricucire il rapporto con la moglie pur sapendo quali sentimenti si agitino nel suo cuore e quali rischi corra il loro matrimonio, come se il rischio di vederla davvero cedere ai corteggiamenti di un altro uomo non esistesse. Il grande problema di Ross in ambito matrimoniale, ormai è chiaro, sta nell’eccessiva sicurezza, nel dare sempre per scontati, immutabili e incrollabili l’affetto e la fedeltà della rossa; invece, Demelza è una donna come tutte le altre, con i suoi dubbi, le sue incertezze, i suoi sentimenti, le sue debolezze e i suoi cedimenti. Quando si consumò lo sciagurato adulterio con Elizabeth, Ross pretese che la moglie accettasse la cosa come se fosse naturale e inevitabile (“You must see I had no choice”); similmente, quando Demelza chiede chiarimenti sulla natura dell’incontro avuto con Elizabeth al cimitero, Ross non cerca nemmeno per un istante di spiegare come stanno le cose ma si chiude ancora una volta in un becero e ingiustificato atteggiamento difensivo (“None that need concern you”), ed è proprio questo gesto a spingere definitivamente la moglie tra le braccia del tenente Hugh Armitage.
Sia ben chiaro, Demelza non compie tale gesto per ripicca verso Ross e verso i tanti torti che il moro, involontariamente o meno, le ha fatto: è una donna drammaticamente scissa sul piano sentimentale dall’amore per due uomini, un po’ come la pirandelliana protagonista de “La signora Morli, una e due” divisa tra l’amore per il marito Ferrante e quello per l’amante con cui convive da anni in more uxorio, è una moglie e madre di famiglia che vorrebbe lasciarsi andare, solo per un giorno, vivere quell’altra vita di cui parlava a Ross proprio nel finale dello scorso episodio. Non meno drammatico appare il dilemma di Hugh, consapevole (come ricorda a Demelza e allo spettatore in quasi ogni episodio in cui compare) di dovere la vita all’uomo di cui concupisce la moglie e nel contempo incapace di sottrarsi a quella bruciante passione amorosa, tanto più adesso che la sua malattia agli occhi sta peggiorando e l’amore per Demelza sembra rappresentare l’unica àncora di salvezza in una situazione così cupa. Elegantemente, Debbie Horsfield decide di non mostrare fino a che punto si spingono Demelza e Hugh sulla spiaggia di Hendrawna, al di là dei primi baci che si scambiano e la stessa rossa poi si rifiuta di dare spiegazioni a Ross (“May I ask?” “No, Ross. Ask me nothing”), ma non importa sapere: che si sia trattato di semplici coccole o di un vero e proprio amplesso, Demelza ha scelto per un istante di deviare dalla propria solita vita di madre e moglie devota e di dar vita all’altra sé, per una breve parentesi di poche ore, prima di tornare dalla propria famiglia, seppur con qualche tentennamento (“I thought you might no return” “I thought so too”). Resta da vedere se a questo punto le cose tra lei e il marito si sistemeranno e se la consumazione di quella passione bruciante sarà bastata o se, invece, alimenterà ulteriormente il fuoco amoroso per Hugh; ma questa è una cosa che solo la prossima stagione potrà dire e bisognerà aspettare un altro anno, armandosi di pazienza (o leggendosi i libri di Graham Winston, a cui nel complesso l’adattamento della Horsfield è piuttosto fedele, molto più di altre operazioni televisive come Game of Thrones o The Man in the High Castle).

George: “I believe I have every reason for optimism. I believe I have a devoted wife, a thriving son, a fine estate and a parliamentary career which has barely begun. What is it you believe, Ross?”
Ross: “That belief is a beautiful thing.”

Dal season finale i due grandi villain della serie, Osborne e George, escono entrambi sconfitti a modo loro: il primo in maniera più plateale e soddisfacente per lo spettatore; il secondo in modo più sottile, suscitando anche, se possibile, una certa pietà nei suoi confronti.
Il vicario Osborne Whitworth, che ha intrecciato una relazione adulterina con la cognata Rowella per sopperire al divieto di avere rapporti con la moglie Morwenna impostogli dal dottor Enys, si ritrova ricattato e gabbato proprio dall’amante, che sfrutta la notizia di essere incinta per estorcere all’uomo denaro e poter sposare il bibliotecario Arthur Solway: non si capisce nemmeno se Rowella è davvero incinta, quel che è chiaro è che la ragazza è tremendamente sveglia, spregiudicata e decisa a sfruttare a proprio vantaggio le debolezze del reverendo e la sua paura di uno scandalo. Involontariamente, poi, Rowella permette anche alla sorella di avere la propria riscossa, perché l’infelice Morwenna scopre la relazione adulterina del marito e finalmente si arma del coraggio necessario per affrontarlo, rifiutando l’ennesimo tentativo del marito di imporle un rapporto sessuale e arrivando addirittura a minacciare di uccidere il loro figlio (minaccia vuota, perché la ragazza non ne sarebbe mai capace, ma Osborne ci casca in pieno).
Per George, invece, il discorso è un po’ più complesso: in apparenza il Warleggan è all’apice del suo potere,  è un deputato del Parlamento, controlla la maggiore banca della Cornovaglia, può permettersi di spadroneggiare e perseguitare i più deboli senza che qualcuno possa dimostrare la sua colpevolezza e farlo condannare; in realtà, la sua posizione politica è resa fragile dai contrasti con lord Basset, essendo George un conservatore e un reazionario mentre l’uomo che ha reso possibile la sua elezione è un riformatore progressista; la sua vita familiare è avvelenata dal sospetto che Valentine non sia suo figlio e che Elizabeth non gli sia stata fedele e la sua rivalità con Ross si sta trasformando in una vera e propria patologica ossessione, accesa ulteriormente dal fatto che negli ultimi episodi il Poldark non ha reagito alle sue provocazioni nel modo sperato (non ha perso le staffe quando è stato eletto parlamentare, per esempio, mentre probabilmente George in cuor suo sperava di vederlo rodersi d’invidia e attaccarlo). Il tanto atteso chiarimento con Elizabeth arriva, in una scena scritta e recitata magistralmente, in cui Heida Reed e Jack Farthing danno il meglio di sé come attori: lei rende al meglio la fermezza di Elizabeth, che finalmente prende in mano la propria vita, esce dal ruolo di ameba che l’aveva quasi sempre contraddistinta e impone al marito le proprie condizioni, dopo aver addirittura spergiurato sulla Bibbia pur di convincerlo che Valentine è suo figlio; lui mostra tutta la fragilità di George, personaggio tremendamente umano nei suoi difetti e nei suoi lati negativi, nella sua invidia verso chi ha (forse immeritatamente) più di lui, nella sua arroganza, nella sua ambizione, nel suo ossessivo odio per Ross, ma anche nel suo amore sincero per la moglie, arrivando a piangere come un bambino e a implorare il perdono della donna che ama. Se Ross è l’eroe che spesso e volentieri sa farsi detestare per la sua cocciutaggine, le sue decisioni avventate o il modo in cui tratta Demelza, George è il villain capace ogni tanto di muovere a pietà lo spettatore, di mostrare come anche l’individuo apparentemente più spregevole è in realtà sfaccettato e pieno di lati inaspettati (tranne forse il reverendo Osborne, che è il villain-macchietta e per questo sarà sempre incapace di raggiungere la bellezza narrativa del Warleggan).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ross finalmente apre gli occhi
  • Il reverendo Osborne gabbato dalla cognata e addomesticato dalla moglie
  • Il confronto tra George ed Elizabeth
  • La scena finale tra Ross e Demelza
  • Tocca aspettare un anno per i prossimi episodi
Poldark non poteva congedarsi in maniera migliore dai suoi spettatori e appassionati, con un episodio pieno di sentimenti, di piccole rivincite dei buoni, di attesi confronti e di grandi prove attoriali che solo una serie così british può dare.
Episode 8 3×08 ND milioni – ND rating
Episode 9 3×09 ND milioni – ND rating
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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, alle prese con un dottorato di ricerca in Letteratura italiana contemporanea.

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