The X-Files 11×08 – FamiliarTEMPO DI LETTURA 4 min

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Una delle cose più difficili da comprendere in una relazione (che sia di carattere amoroso o di amicizia) è il momento in cui debba ritenersi conclusa: sia da una parte che dall’altra ci si continua a cercare, a scrivere e chiamare tentando di allontanare quello spaventoso fantasma della solitudine che solitamente investe un individuo al termine di una qualsivoglia relazione. Continuando a protrarre la deadline, però, ci si continua solo e soltanto a fare del male ignorando completamente il fatto che una conclusione chiara e definitiva “libererebbe” e gioverebbe entrambi.
Come due innamorati che continuando a cercarsi vicendevolmente, così FOX e The X-Files tentano di ritrovare quella sinergia ed alchimia di un tempo che, purtroppo, era figlia di un’epoca e di una generazione con la quale ormai il brand fantascientifico fatica a relazionarsi ed interagire: le tematiche sono presentate in modo grossolano, la storia non mantiene una minima parvenza di unitarietà con la trama presentata nelle precedenti dieci stagioni e, in ultima battuta, lo show continua a non trovare una propria posizione fissa, quasi brancolasse nel buio.
Dopo aver tentato in tutti i modi di far rivivere il vecchio The X-Files nel cuore dei fan, ecco che la serie si butta a capofitto su una carta in cui in passato ha costruito la propria fortuna: la contrapposizione ideologica tra Mulder, il visionario e Scully, la razionale.
La prima critica che corre subito alla mente è temporale e meramente logica: come è possibile che, dopo un decennio di casi paranormali, alieni visti ed analizzati, contatti del terzo tipo e inoculazioni extraterrestri, Dana Scully ancora riesca a trovare il coraggio di controbattere alle (strampalate) teorie di Mulder con un “impossibile”? E’ verissimo che la razionalità è da sempre l’elemento che contraddistingueva la giovane detective dal suo collega, ma presentarla ancora adesso (dopo i fatti del passato ed undici anni di indagini) nello stesso identico modo appare quanto meno ridicolo e senza un benché minimo di senso. Online si possono trovare giustificazioni relativamente a questo punto che vertono sul fatto che “ogni episodio di The X-Files ha il proprio mini universo, quindi ha senso”. Sarebbe corretto far notare che un conto è la distinzione tra un episodio mitologico ed uno procedurale, semplice cogliere le differenze tra i due, ma è tutto un altro discorso quando una caratterizzazione lunga anni ed anni viene completamente buttata nello sciacquone del bagno solo per poter presentare al proprio pubblico un po’ di ricordi ed emozioni direttamente dal passato.
E’ corretto anche far notare che se questa undicesima stagione aveva il semplice scopo di operazione-nostalgia allora Carter, Fox e chiunque abbia contribuito a questo abominio scenico avrebbe potuto benissimo tenersi occupato con qualche altro hobby piuttosto di ridurre a brandelli e smantellare un lavoro decennale attorno ad uno degli show che ha contribuito a creare un genere. A volte le parole non rendono edotti dei fatti e quindi è giusto ricordare che The X-Files ha vinto ben tre Golden Globe come miglior serie tv (1995, 1997, 1998), vincitore di un Peabody Award, senza contare candidature e vittorie ad Emmy, Saturn, Satellite ecc. Tutto ciò per sottolineare come l’eredità lasciata nel 2002 fosse blasonata e degna di nota: del finale di serie, così come per altri casi, si può discutere ed argomentare, ma non è questo il luogo.
Chiudendo questa eccessiva parentesi e tornando all’episodio, bisogna far notare come l’intera puntata, un po’ come lo era stato “Kitten”, sia un continuo avanti ed indietro dalle location senza un vero nesso logico tra uno spostamento e l’altro. Spieghiamo meglio: nelle passate stagioni Mulder e Scully si recavano in una determinata città per investigare ed in loro presenza, solitamente, accadeva un altro avvenimento paranormale o qualcosa di simile; in questa stagione, invece, Mulder e Scully sono diventati un effetto del paranormale invece che una conseguenza. Ossia, compaiono solo a giochi finiti, sempre in ritardo e quasi mai riescono effettivamente ad entrare in scena. Fatta esclusione per i finali di puntata in cui vengono chiamati in causa, molto spesso come banali spettatori. Apporto in scena? Zero. Diversamente dalle altre puntate, oltretutto, questa non segna quella consueta sinergia tra Mulder e Scully che solitamente veniva registrata, dando in pasto agli spettatori quindi una prova decisamente sottotono. Questo, forse, anche per via del fatto che Scully sembrava fosse regredita al 1993 e ancora stoicamente cercasse di confutare le teorie di Mulder.
Bello questo 1993, peccato sia il 2018 e che questa operazione nostalgia puzzi di stantio e di vecchio. .

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Nulla di particolare da annoverare, ma non si tratta del peggiore episodio della stagione sicuramente: si lascia vedere
  • Che cos’è questa cosa e cosa ne avete fatto del vero The X-Files?
  • Mulder e Scully pedine in continuo movimento senza uno scopo
  • Scully regredita mentalmente al 1993
  • Quale mamma degenere permetterebbe al proprio figlio di seguire dei cartoni animati del genere?
  • La scena del parco non ha alcun senso logico
  • Dalla sparatoria al tribunale in una sola scena
  • Diatriba in scena tra Scully e Mulder riguardo l’autocombustione già avvenuta (1×12 – Fire): originalità

 

A questo punto, come spesso accade, sarebbe meglio staccare la spina. Anche se rimane il rimpianto per il modo in cui questa serie sia stata trattata dai suoi stessi creatori.

 

Rm9sbG93ZXJz 11×07 3.23 milioni – 1.0 rating
Familiar 11×08 3.46 milioni – 1.0 rating

 

 

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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