The X-Files 11×06 – KittenTEMPO DI LETTURA 4 min

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Skinner:When I was eighteen, I, uh… I went to Vietnam. I wasn’t drafted, Mulder, I… I enlisted in the Marine Corps the day of my eighteenth birthday. I did it on a blind faith. I did it because I believed it was the right thing to do. I don’t know, maybe I still do. Three months into my tour, a ten-year-old North Vietnamese boy walked into camp covered with grenades and I, uh… I blew his head off from a distance of ten yards. I lost my faith. Not in my country or in myself, but in everything. There was just no point to anything anymore.(The X-Files 2×08 – One Breath) 

Dopo il secondo episodio relativo alla mitologia che è andato in onda settimana scorsa, “Ghouli”, The X-Files si rintana nel più classico e spendibile episodio procedurale che si potesse avere in mente. La fiducia è sempre stata una tematica molto cara a Carter e non ha perso occasione, in tutti questi anni, di trasporla all’interno del suo prodotto televisivo, di metterla in dubbio di fronte agli occhi dello spettatore, di rinforzarla o di indebolirla a seconda delle proprie necessità seriali. Giunge quindi a fagiolo, a questo punto della stagione, un piccolo riassunto relativamente agli intricati rapporti lavorativi tra Scully, Mulder e Skinner per i quali si era deciso di dare un taglio più misterioso e doppiogiochista durante la première di questa stagione.
La fiducia è uno di quegli aspetti della vita che non può e non deve essere concessa a priori indipendentemente da tutti gli altri fattori, bensì rappresenta un qualcosa che deve essere conquistato, a volte duramente. Carter in passato ha giocato proprio con questo elemento, sfruttando una vastità di personaggi secondari dall’animo criptico ed introverso: basti pensare allo stesso Skinner, oppure a Krycek, oppure ai due personaggi di vecchia data che hanno fatto la loro ricomparsa in questa stagione, ossia Jeffrey Spender ed Alvin Kersh. L’ambiguità della caratterizzazione di questi personaggi, così come di tanti altri apparsi in scena, ha dato modo di presentare diversi e controversi colpi di scena per cui i fan hanno già ampiamente criticato lo show ed il suo creatore in passato. Tenuto presente tutto ciò, dunque, ritrovarsi all’undicesima stagione con l’ennesimo dubbio relativo alla fiducia nei confronti di Skinner risultava essere un elemento narrativo quasi ridondante, ecco quindi che “Kitten” permette di sistemare tale districato enigma ponendo rimedio a quello che sarebbe potuto essere, con il procedere della stagione, una “gatta da pelare”. Perdonate il gioco di parole.
La puntata, nonostante alcuni obbligatori rimandi ai precedenti episodi ed in parte alla mitologia, rappresenta un perfetto episodio stand alone che concede l’opportunità di approfondire ulteriormente il personaggio di Walter Skinner, del suo passato e della sua profonda morale a cui più volte si ritrova a venir meno (solo in prima battuta) per un bene più grande. Che fosse un personaggio in cui poter riporre la propria fiducia lo spettatore già lo sapeva, così come Scully. Tuttavia Mulder, il più critico ed ostico degli agenti in scena, ha quasi sempre sottilmente dubitato di Skinner, sempre pronto a mettere in mostra la sua completa sfiducia nel momento in cui le cose sembravano volgersi al peggio. Il finale della serie, “The Truth”, sembrava aver trovato il modo di appianare la situazione, ma poteva solo trattarsi di un fuoco di paglia considerato il ritorno in scena e la possibilità di riutilizzare stilemi narrativi che già avevano funzionato in passato.
In tutto ciò, la puntata scorre e si lascia guardare senza eccessivi patemi d’animo e svolgendo appieno il proprio compito settimanale, tuttavia, non riesce a catturare totalmente l’attenzione dello spettatore con la storia trasposta e lascia evidenti e macroscopici buchi narrativi per cui non si ricerca soluzione nemmeno a puntata in corsa. Si pensi, banalmente, alla ferita di Skinner che viene tenuta in considerazione giusto quei due minuti in cui serve effettivamente mostrarla, mentre nelle scene successive nemmeno viene calcolata. La conclusione di puntata, con il solito finale aperto alla The X-Files, sfocia nella più blanda delle teorie del complotto finendo per svilire quello che poteva benissimo essere un soggetto narrativo utile alla causa (leggasi mitologia) da poter riprendere in considerazione in futuro.
Nota a margine: la citazione riportata ad inizio recensione è tratta dall’episodio “One Breath”, ottavo della seconda stagione. A distanza di circa 14 anni, quella frase così poco calcolata e gettata in scena trova la sua rappresentazione scenica proprio in “Kitten”: un amore dei dettagli ed una continuità narrativa davvero invidiabile e difficile da non apprezzare. Peccato per tutto il resto.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Puntata procedurale funzionale alla trama
  • Skinner e la sua analisi
  • Richiami al passato della serie
  • Coincidenze e deus ex machina che piegano la puntata al volere degli sceneggiatori e dei personaggi in scena
  • Dana Scully e Fox Mulder messi in disparte forse in maniera eccessiva

 

Una puntata utile a ristabilire un po’ di calma all’interno della serie dopo le rivelazioni ed i ritorni dei precedenti episodi. The X-Files svolge il proprio compitino settimanale ma si ferma giusto a quello.

 

Ghouli 11×05 3.64 milioni – 1.0 rating
Kitten 11×06 3.74 milioni – 1.0 rating

 

 

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Nato male e stronzo, cresciuto ancor peggio. Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal. Di età imprecisata ma di stupidità conclamata, affetto dalla Sindrome di Cotard, osservatore ossessivo di serie tv e film. Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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