| Vadim Baranov è un giovane autore e produttore televisivo quando viene contattato dal direttore della sua rete per dirigere una campagna elettorale allo scopo di far eleggere un altrettanto giovane leader politico come nuovo presidente della Russia, un “certo” Vladimir Vladimirovic Putin… |
Olivier Assayas e Emmanuel Carrère. Il primo è un regista francese, estremamente multiculturale e dallo stile ricercato, noto per alcun lungometraggi campioni d’incassi nel suo paese e per la serie tv Irma Vep. Il secondo è uno degli scrittori e sceneggiatori francesi più famosi al mondo (autore anche di alcune puntate di Les Revenants), noto soprattutto per le biografie romanzate scritte con uno stile unico nel suo genere.
L’unione di queste due menti creative non poteva che dare alla luce un film destinato a far discutere come Il Mago Del Cremlino. Non tanto per il soggetto in sé di cui tratta (estremamente attuale) ma soprattutto per il modo con cui sceglie di raccontarlo.
Vladimir Putin: Non m’interessa vincere il Premio Nobel per la Pace. Io voglio una guerra.
IL “MAGO” CHE NON FA MAGIE
La storia è tratta infatti dall’omonimo romanzo dell’economista e scrittore italiano Giuliano Da Empoli e racconta dell’ascesa al potere dell’attuale presidente della Russia Vladimir Putin (che sicuramente non ha bisogno di presentazioni ulteriori).
Il tutto raccontato dal punto di vista di un personaggio fittizio, tale Vadimir Baranov interpretato da Paul Dano, che ne diventa il primo “spin doctor” e consigliere personale. Un personaggio che è inventato ad hoc proprio per questa storia, anche se la sua figura pare essere ispirata a quella reale di Vladislav Surkov.
Il tema principale del film dunque è la costruzione del potere e la responsabilità che la comunicazione contemporanea gioca in questo senso. La parabola di Baranov e le vicende della Russia contemporanea sono perfette per una storia del genere. Il risultato finale, però, è un’opera formalmente ineccepibile ma che fatica a lasciare un segno davvero incisivo. Purtroppo proprio a causa del suo protagonista principale, fin troppo “freddo” e distaccato. E che non sembra fare nulla per apparire come il “grande stratega comunicativo” che tutti gli altri character invece descrivono.
JUDE LAW DA PAPA A PRESIDENTE RUSSO
Il Baranov interpretato da Paul Dano appare più come un semplice “spettatore” degli eventi di cui prende parte, quasi sempre in maniera casuale. E purtroppo non basta il sussulto finale di etica che sembra coglierlo all’improvviso negli ultimi minuti del film.
Più incisivo invece appare il Putin interpretato da un camaleontico Jude Law, che evidentemente si trova a suo agio nei panni di carismatico leader politico (e religioso). Il suo personaggio compare solamente a metà film ma, da quel momento, prende inevitabilmente la scena e diventa il motore di tutta l’azione. Il suo Putin è spregiudicato e cinico al punto giusto e rappresenta effettivamente il potere nel senso più negativo del termine.
Ovviamente in questa rappresentazione, per quanto molto accurata dal punto di vista storiografico soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione della società russa e la sua evoluzione (e qui si vede la mano di Carrère nella sceneggiatura), pesa molto il giudizio “occidentale” e “atlantico” delle vicende raccontate.
MOLTE IDEE, POCO CORAGGIO
Forse proprio per evitare certe polemiche Assayas opta per una rappresentazione quasi astratta della storia, scegliendo un punto di vista “esterno” e fittizio, che però mal si amalgama con le vicende più reali.
Anche l’escamotage iniziale con il giornalista americano interpretato da Jeffrey Wright per introdurre la storia appare alquanto trito e ritrito e con il solo scopo di far conoscere allo spettatore le opere dello scrittore russo Zamjatin, che hanno un flebile richiamo con tutta la vicenda.
Il tutto si svolge per lo più in ambienti interni e tramite dialoghi (spesso ridondanti ed esplicativi) non aggiungendo di fatto nulla che uno spettatore, con una minima conoscenza di storia della Russia, già non sappia.
È un racconto che vuole solo analizzare e illustrare, senza mai prendere veramente posizione con quanto racconta. Certamente ottimo dal punto di vista visivo-scenografico e per il cast che propone (da segnalare anche un’ottima Alicia Vikander ormai “musa” fissa di Assayas) ma che non incide mai veramente quanto dovrebbe.
CONCLUSIONE
Per poter apprezzare al meglio Il Mago Del Cremlino bisognerebbe considerarlo, più che come una sorta di “biopic” o di vicende d’attualità, proprio come un “romanzo a chiave“, ambientato in una dimensione parallela che racconta una vicenda tremendamente verosimile alla realtà.
Va dato comunque atto che non era per niente facile adattare un romanzo complesso e sfaccettato come quello di Giuliano Da Empoli e che la sceneggiatura del duo Assayas-Carrère ha, se non altro, il merito di non annoiare nonostante i suoi 156 minuti che riassumono circa dieci anni di storia della Russia.
Una storia senz’altro complessa che, per un neofita, sarà comunque interessante da scoprire, anche se alla fine del film rimane comunque un senso di vuoto, come la sensazione di aver visto qualcosa di bello ma non così indispensabile come sembra.
| TITOLO ORIGINALE: Le Mage Du Kremlin REGIA: Olivier Assayas SCENEGGIATURA: Olivier Assayas, Emmanuel Carrère INTERPRETI: Paul Dano, Alicia Vikander, Jude Law, Tom Sturridge, Jeffrey Wright, Will Keen, Emmanuel Carrère, Magne-Håvard Brekke DISTRIBUZIONE: 01 Distribution DURATA: 156′ ORIGINE: Francia, 2025 DATA DI USCITA: 12/02/2025 |


