Dopo un primo episodio che ha introdotto il mistero della morte di Floyd, DTF St. Louis continua a sviluppare la propria storia con un secondo capitolo che punta più sull’ambiguità dei personaggi che sull’indagine vera e propria.
“Snag It” mette in chiaro la direzione della serie, confermando come il crimine resta sullo sfondo mentre il vero interesse della narrazione sembra concentrarsi sui rapporti tra i protagonisti, sui loro segreti e sulle dinamiche emotive che li legano.
Il risultato è un episodio che mantiene l’interesse dello spettatore grazie a un mistero ancora tutto da decifrare, ma che allo stesso tempo procede con un ritmo piuttosto lento e con alcune scelte narrative discutibili.
A rendere DTF St. Louis particolarmente insolita è però il suo tono da dark humor, che mescola situazioni assurde e momenti imbarazzanti con una storia di morte e sospetti. Questa combinazione rende la serie imprevedibile dato che non è mai chiaro se stia preparando un colpo di scena drammatico o una battuta surreale.
IL GIOCO DI AMBIGUITÀ TRA CLARK E CAROL
Uno degli aspetti più riusciti dell’episodio è il continuo gioco di ambiguità costruito intorno ai personaggi di Clark e Carol. La serie sembra divertirsi a suggerire possibili piste senza mai confermarne davvero nessuna, lasciando lo spettatore sospeso tra sospetti e interpretazioni.
Carol appare sempre più enigmatica. Da una parte emerge il suo legame con Floyd, dall’altra il rapporto con Clark assume contorni ambigui. Quanto mostrato in questo episodio rende chiaro che tra loro ci sia una forte attrazione, ma allo stesso tempo il comportamento di Carol sembra spesso calcolato, quasi manipolatorio.
Clark, dal canto suo, non appare mai completamente sicuro di sé. È un uomo che sembra vivere con un certo disagio la propria vita e che finisce facilmente coinvolto nelle dinamiche create da Carol. Tuttavia in alcuni casi anche il suo comportamento risulta ambiguo, con alcuni dettagli che fanno pensare che sappia più di quanto voglia ammettere.
Essendo appena al secondo episodio, la serie non ha fretta di rivelare la verità e il dubbio resta costante su entrambi i personaggi. Tuttavia, potrebbe anche trattarsi di un gigantesco depistaggio dato il carattere ambiguo della serie stessa.
FLASHBACK E SEGRETI DAL PASSATO
Uno degli strumenti narrativi più efficaci dell’episodio è l’uso dei flashback. Attraverso questi momenti la serie torna indietro nel tempo per mostrare cosa stava succedendo nella vita dei personaggi prima della morte di Floyd.
Queste sequenze permettono di scoprire alcuni elementi importanti. Emergono i problemi finanziari che Floyd e Carol stavano affrontando, un dettaglio che potrebbe rappresentare un possibile movente. Allo stesso tempo si ha uno sguardo all’inizio del rapporto tra Carol e Clark.
I flashback servono anche a delineare meglio la figura di Floyd, che appare sempre più complessa. Nonostante le difficoltà economiche e personali, il personaggio sembra affrontare la vita con entusiasmo, trovando gioia in esperienze come il ballo. Questo contrasto rende la sua morte ancora più misteriosa e contribuisce a mantenere viva la curiosità dello spettatore.
Interessante anche le modalità d’uso dell’app DTF da parte di Floyd. Gli incontri avvenuti tramite questa piattaforma aprono nuove possibilità narrative e suggeriscono che la vita privata del personaggio fosse molto più articolata del previsto.
RITMO LENTO E INDAGINE POCO COINVOLGENTE
Se la costruzione del mistero funziona, l’episodio soffre però di una struttura narrativa piuttosto lenta. La storia procede con estrema cautela e alcune scene sembrano dilungarsi più del necessario, rendendo la storia meno dinamica.
A questo si aggiungono alcune incongruenze che possono lasciare perplessi. Una delle più evidenti riguarda l’interrogatorio di Clark. Il fatto che venga interrogato per lungo tempo senza la presenza di un avvocato appare poco credibile, soprattutto considerando la gravità della situazione.
Anche i due poliziotti che si occupano del caso vengono presentati in modo piuttosto ambivalente. Non sembrano mai completamente sul pezzo e il loro lavoro investigativo appare confuso o poco incisivo. Tuttavia è possibile che questa scelta sia voluta, con la serie non interessata a dare risalto ad un classico crime procedurale. L’indagine, infatti, sembra più un elemento di contorno, un pretesto narrativo per esplorare le relazioni tra i personaggi e i loro segreti.
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Non proprio un crime, DTF St. Louis sembra puntare più sull’ambiguità dei personaggi e sulle loro relazioni. Il ritmo lento e alcune incongruenze narrative impediscono all’episodio di essere davvero incisivo, ma l’incertezza del suo vero carattere è ciò che mantiene la curiosità e rende DTF St. Louis una serie difficile da prevedere. Si spera solo che alla fine rimanga coerente.

